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successo ai negozi di Firenze credo sarebbe successo, senza distinzione, in qualsiasi citta' d'Italia. Non altrettanto si puo' dire per la gente alle finestre, i lenzuoli bianchi, gli applausi di chi stava ai margini del corteo, come spettatori del Giro d'Italia al passaggio di Barrali. L'ombrello nero tenuto alto da un signore sugli ottant'anni, con sopra la scritta bianca: "Grazie ragazzi!" La carrozzina di un bimbo di due anni con appeso il cartello: "Grazie. Domani anch'io lottero' per un mondo migliore". Commovente, anche a distanza di un giorno. E che dire dei due tizi sulla cinquantina, facce anglosassoni, capelli grigi un po' lunghi, occhi azzurri, e giubbotti di pelle, con un piccolo cartello: "Vietnam Veterans Against the War"? O del parrucchiere che al passaggio del corteo ha mollato l lo shampoo che stava facendo a una signora e con le mani insaponate si e' precipitato alla vetrina per salutarci...
Oppure potrebbero fare una scultura di recupero, in piazza Donatello, e usare i materiali di scarto di tutti i ristoranti McDonald's che stanno chiudendo i battenti quest'anno, per la prima volta in saldo negativo (pi quelli chiusi di quelli nuovi che aprono). O ancora potrebbero metterci una lapide, in piazza Donatello. Una lapide per commemorare gli unici morti di questa giornata di festa. E la lapide potrebbe dire:

Qui giacciono i partiti della sinistra, incapaci di leggere la Storia, di cambiare e di cambiarla. Qui giacciono le ultime trib che ancora guardano con diffidenza questa moltitudine, perche' temono di perdercisi dentro, incapaci di valorizzare la propria differenza per metterla al servizio di un intero movimento.

Sui cadaveri di queste sparute legioni, la moltitudine di ieri ha ballato con gioia, e noi con essa, stappando bottiglie di champagne e levando in alto calici colmi di nettare. Qui giacciono partiti, clan, trib e milizie. Ma coloro che ne ingrossavano le fila sono ancora vivi, e spetta soltanto a loro scegliere: se chiudersi addosso la bara o venirne fuori, prima di trasformarsi in vampiri e succhiare il sangue di tutti gli altri. Sappiano che noi li attendiamo, qui, nel cuore generoso della moltitudine.
E non mi dispiacerebbe nemmeno una colonna, in piazza Donatello, come quella di Traiano, tutta a bassorilievi, che rappresentasse i diversi momenti di questa settimana fiorentina e celebrasse cos il trionfo dell'autorganizzazione, acefala ma organizzata, fatta di volontari, di associazioni diverse che si sono messe in Rete perche' tutto potesse funzionare al meglio, molto meglio, in effetti, di qualsiasi G8: con pi contenuti, con pi discussione, con pi gioia e con molta, moltissima partecipazione in pi. Si parla tanto della necessita' di costruire un'Europa che non sia soltanto mercato: in poco pi di un anno, da Genova a Firenze, centinaia di migliaia di persone hanno dato la risposta pi concreta a questa necessita'.
Ma anche senza statue, obelischi e lapidi, ce la ricorderemo lo stesso questa vittoria.
E a partire da subito, faremmo bene a tenerci stretta questa energia e a usarla al meglio nelle direzioni che cominciamo a intravedere.




Prima Firenze, poi il Pianeta
(12 novembre 2002)

Wu Ming 3

Il grande movimento globale per la dignita' e i diritti e un'altra qualita' della vita, passa per le strade, attraversa le citta', come una scossa vivificante, si sparge come unguento benefico a rigenerare tessuti sociali lacerati, mortificati, impoveriti, incattiviti. Passa e semina domande, energia, intelligenza; passa e dona speranza, senso, calore. Finora e' la principale "virt operativa" di questo vento, chiamato con disprezzo no-global, che da qualche anno spazza e rinnova la funesta aria della politica, ridotta a puro esercizio della forza, elementare coercizione del pi debole.
Firenze, come mille altre citta' del pianeta prima, ha assaggiato la carezza del soffio della mente globale che prova a pensare se stessa e a lenire le sue sofferenze indicibili, provocate dallo squilibrio delle
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