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una citta'. La pi grande, tra le pochissime ingaggiate in tutta Europa. Chi c'era, oggi e' l per ricordare. Per guardare le bandiere e deporre corone col nome di vecchi amici.
9 novembre 2002, Firenze: la pi grande manifestazione contro la guerra che l'Occidente abbia visto finora sfilare per le strade di una citta'. Non importa se mezzo milione abbondante o un milione scarso.
Importa che la folla fosse strabordante, enorme, troppo grande perche' il suo No suonasse soltanto come rifiuto per una guerra locale, quella all'Iraq di Saddam Hussein, come un tempo l'Algeria o il Vietnam. La moltitudine era cos gigantesca perche' voleva dire No alla guerra globale, alla guerra come sistema di governo del pianeta, alla guerra come strategia economica, alla guerra come politica e come spettacolo, alla guerra permanente.
Chi c'era, non se lo potra' scordare, questo nuovo pacifismo. E l'immagine del cavalcavia sopra i binari di Campo di Marte, gremito come la curva di uno stadio da uomini e donne in movimento, per tre ore di fila, e il brillare dei flash, quando e' sceso il buio, neanche fosse il calcio d'inizio alla finale di Coppa del mondo. Sono i ragazzi che giravano coi rollerblade e il sacchetto dell'immondizia in mano, per raccogliere bottiglie, cartacce, fischietti. e' il collettivo di transessuali che ha rispolverato il vecchio slogan, sempre eccezionale: "Perche' mai, perche' mai sempre in culo agli operai? D'ora in poi, d'ora in poi lo vogliamo pure noi!" Vecchio, d'accordo, ma molto meglio di "Palestina libera, Palestina rossa" e "Le nostre idee non moriranno mai".
A Porta Lame la parola d'ordine era: "Garibaldi combatte!"
Il mantra di questi giorni fiorentini e' stato "One solution: Revolution!" che i trotzkisti inglesi non smettevano di cantare, in quanto non smettevano neppure di bere. Ieri, l'unica cosa che mi sono sentito di gridare e' stata: "Siamo tutti clandestini!" Per il resto, propongo che d'ora innanzi venga rilasciato un patentino europeo per lo speakeraggio da manifestazione. In alternativa, tutto il potere al napoletano pazzo che ha sequestrato per almeno due ore i microfoni dei S.in.Cobas, gridando contro il lavoro, contro la fatica, per il reddito di cittadinanza, contro gli "investimenti" che il governo avrebbe in programma a favore dei disoccupati, ma che ancora non si decide a fare, non avendo chiaro se usare camionette o jeep, e come eventualmente disporre i disoccupati per riuscire a investirli tutti. Il microfono, alla fine, hanno provato a toglierglielo, ma come fai, quando intorno ci sono centinaia di persone che ridono e che chiedono il bis?
D'altronde, certe occasioni offrono una platea a chiunque, anche al predicatore apocalittico che si e' trovato a recitare brani di Ezechiele e di Michea davanti a una cinquantina di ragazzi allibiti.
Pare, si dice, si vocifera, che in piazza Donatello non faranno una statua al dimostrante globale.
Meglio cos: i partigiani di Porta Lame si sono guadagnati la loro con molto sangue versato, e io ringrazio di essere nato in un tempo e in un luogo che non ha bisogno di armi per lottare contro i suoi nazismi. Anche se questo non vuol dire che la posta in gioco sia meno importante.
Ma nel caso qualcuno la volesse fare, quella statua, suggerisco di fondere le costose paratie metalliche che hanno protetto le vetrine dei commercianti fiorentini. Sul percorso del corteo ne ho viste appena una decina, ma mi dicono che il centro di Firenze ne fosse pieno. E questa, purtroppo, e' l'amara dimostrazione che c'e' gente che crede pi ai media che ai propri stessi occhi, che ritiene la televisione piu' reale della realta' stessa. Non si spiega altrimenti che un cittadino di Firenze, respirando il clima di questi giorni, non sia riuscito a capire che nulla sarebbe successo, che tenere la serranda alzata era la mossa pi giusta, anche solo dal punto di vista economico. Spero chiedano i danni a quella signora che abita a New York, e crede pi alle sue nevrosi che alla realta' stessa.
Quello che e'
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