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arriva la notizia peggiore. e' De Rose, la prima delegazione sta venendo imbarcata su un aereo per l'Italia con la forza.
- Hanno spintonato Sabbatini, la Castellina l'hanno trascinata per i piedi fino all'uscita, a De Rose gli hanno storto una caviglia. Perfino l'addetto commerciale del consolato si e' preso degli spintoni! - annuncia Nadalini.
Ok, adesso sappiamo cosa ci aspetta.
Adesso dobbiamo decidere. Agnoletto ha ragione, non resta molto tempo, stiamo gia' camminando verso il controllo bagagli, in fondo all'aeroporto.
Ci siamo.
Il piccoletto non molla: - Non potete espellerci cosi'.
I parlamentari protestano: - Dovete fornirci una motivazione. Non e' ammissibile che non possiamo sapere perche' ci mandate via. Vogliamo parlare con un rappresentante del nostro consolato.
Arriva un altro funzionario di polizia, in borghese.
- Il vostro consolato non c'entra niente. Questo e' un paese in guerra e siamo a noi a decidere chi puo' entrare e chi no.
Sono tutti gentili. Per ora. Fermi, ma gentili. Sordi alle proteste, ma gentili.
- Volete creare un incidente diplomatico? - chiede Martone.
Non gliene frega niente. Questo e' un paese in guerra eccetera eccetera.
- Siamo in contatto telefonico col nostro Ministero degli Esteri.
Questo e' un paese in guerra eccetera.
- L'Italia non ha mai espulso nessun cittadino israeliano.
Questo e' un paese in guerra eccetera.
Mentre la discussione prosegue, mi accorgo che ci hanno circondati. Sono ancora soprattutto donne. Che ridono e ci sfottono. Ma gia', siamo amici dei terroristi.
Pero' ci sono anche cinque o sei energumeni in divisa. E altri sbirri in borghese.
Mi accorgo che Ciano e' rimasto fuori dal cerchio, isolato dal gruppo con una manovra lenta e "gentile". Lo fanno entrare per primo al controllo bagagli, cioe' lo perquisiscono, poi lo accompagnano da un'altra parte. Mentre lo scorta via, lo sbirro lo indica ai passeggeri appena sbarcati. Non capisco l'ebraico. Ma la parola "Arafat" e' chiara come il sole e ripetuta ogni frase. Quelli annuiscono o sorridono.
Ciano e' una montagna. Ciano e' il piu' grosso della comitiva. Troppo grosso. Meglio allontanarlo con modi gentili, prima di passare alle maniere forti con noi.
Agnoletto e i parlamentari continuano a discutere, ma i poliziotti si stanno innervosendo. Sento un rumore di legno sbattuto e intravedo uno di loro che nasconde un mazzo di manganelli nella stanza del controllo bagagli. Dove gli sbirri vogliono convincerci a entrare uno a uno, per perquisirci.
Merda.
Cercano di spingerci dentro stringendo il cerchio.
Con una rapida consultazione decidiamo di sederci e incordonarci tra noi. Ci trascineranno via come hanno fatto con gli altri.
Una poliziotta si china a parlare con Agnoletto.
- Se fate cosi' dovremo usare la forza.
- Non avete alcun diritto di espellerci. Siamo pacifici e non abbiamo fatto niente.
Un energumeno in divisa alto due metri scosta la poliziotta e prende su di forza il piccoletto. Lo sfila come un'acciuga dal barattolo e senza nessuna fatica lo lancia dentro la stanza delle perquisizioni. Gli altri ci impediscono di muoverci. Nadalini, che, forse per via della telecamera a tracolla, pensano sia un giornalista, viene afferrato e bloccato sulla porta. Lui deve vedere cosa ci aspetta.
Agnoletto viene sbattuto sul bancale, un braccio girato dietro la schiena. Il poliziotto gli preme il ginocchio sulla spina dorsale e altri tre lo prendono a calci e pugni. Le urla si sentono da fuori. Dura tutto pochi secondi, poi lo rispediscono fuori.
- Ragazzi, questi menano... - dice con gli occhi sbarrati e la voce strozzata.
Lo soccorriamo. Non ha niente di rotto, anche se sembra potersi spezzare come un grissino. Solo qualche bozzo in faccia.
e' la volta di Marco Revelli. Lo trascinano dentro per la collottola, mentre lo riempiono di calci alle costole. Quindi afferrano Egidio, che per fortuna se la cava con poco.
Noi siamo ormai tutti in piedi e urliamo. Accenti emiliani e romaneschi si mescolano in un coro di "Basta!",
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