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condizioni, ma non tutti sono d'accordo a venire via. Si stanno scazzando tra loro.
Anubi, da buon giornalista, e' un bollettino in presa diretta. Ha scovato una postazione Internet e non la molla. Ogni mezz'ora un aggiornamento. E qui il tempo non manca.
- Il nostro programma?
- Dovremmo fare una conferenza stampa e incontrare i pacifisti israeliani a Gerusalemme. Poi spostarci subito a Ramallah.
- Notizie da la'?
- Ci aspettano. Quelli a cui dovremmo dare il cambio vengono via domani. Dovremmo incrociarli all'aeroporto. Loro all'imbarco, noi alla frontiera.
- Non ci faranno mai passare.
- Almeno i parlamentari si'.
Passo in rassegna i "nostri" parlamentari. Pagliarulo dei Comunisti Italiani. Sui cinquanta, pelato, occhiali, cravatta, aria distinta, accento meridionale. Non parla una parola d'inglese. Martone dei Verdi. Giovane, occhiali, buon inglese, giacca a vento. Luana Zanella. Caschetto biondo, sorriso simpatico, valigia con le rotelle, scarpe col tacco, battuta pronta.
Il resto della delegazione sonnecchia o beve caffe' al bar. C'e' Luciano Nadalini, storico fotografo bolognese. Mi conosce da quando sono nato o giu' di li'. Valerio "Ciano" Monteventi. Consigliere comunale bolognese, stazza da rugbysta, campione di retrospettive sul '77. Anche lui mi conosce da quando giocavo col pongo. Amici del vecchio genitore, che oggi prende il sole a Cuba. Beato lui. Egidio: trascorsi da anni settanta e una faccia che non dimentichi.
Poi Giangi. Era appena sceso dalla nave a Palau quando gli ho annunciato che volevo raggiungere i compagni in Palestina. Ha girato la macchina e il traghetto ed e' tornato indietro per venire con me.
Quattro compagni di Roma, insieme a Guido. Due della Cgil di Trento. Marco Revelli, intellettuale senza bisogno di presentazioni, cana blanca, baffi e sorriso inossidabili, sulla sessantina. Agnoletto continua a parlare al telefono, non si ferma mai. Incredibile che in un uomo cosi' piccolo si concentri tanta energia.
Guido Lutrario, uno dei portavoce del centro sociale Corto Circuito di Roma. Fa il maestro elementare. Dice che se ci espellono potra' almeno andare a prendere sua figlia a scuola, oggi pomeriggio.
Anubi D'Avossa Lussurgiu. Che cazzo di nome. Impermeabile di pelle nera e occhiali da sole cangianti. Che cazzo di abbigliamento.
Guardo tutti. Ne manca uno solo. Mi specchio in una vetrata. Eccolo qua: lo scrittore.
Non ci faranno mai passare.

Tel Aviv, Israele, 4 aprile '02, h. 4.15

Gli aeroporti sono tutti uguali. Stesse luci a giorno. Stesse strutture. Stessi gabbiotti per il controllo passaporti. La prima persona che vedo quando entro e' Giovanni De Rose, presidente dell'Arci Emilia-Romagna. Faccio per salutarlo, ma mi fa un gesto impercettibile con la mano. Poi mi accorgo dello sbirro enorme che lo sta accompagnando. Faccio finta di niente e avverto gli altri. Lo portano in un ufficio sulla destra. Ci sono altri italiani. Un paio li riconosco: Claudio "Scarface" Sabbatini (ricordo una foto appesa nella stanza di suo figlio: lui e Arafat che si abbracciano) e Luciana Castellina. Sono una decina. La prima delegazione, quella arrivata un'ora fa con il primo aereo.
Ci mettiamo in fila per il controllo passaporti. C'e' una ragazza dietro il vetro. Per la verita' la maggior parte degli sbirri in vista sono donne.
Le nostre risposte, in un inglese approssimato, la fanno sogghignare.
- e' la prima volta che vieni in Israele?
- Si'.
- Dove vuoi andare?
- A Gerusalemme.
- Credevo volessi andare a Ramallah.
- No. A Gerusalemme.
- Ah si'? E che attivita' svolgi?
- Volontariato sociale.
- Certo, certo, come no... E perche' vieni proprio in Israele?
- Per partecipare a un progetto di pace al seguito dei nostri parlamentari.
- Certo, certo. Accomodati pure in ufficio.
Io mi metto in fila per ultimo. Ho il tempo di guardarla a lungo. Venticinque anni, brufoli in faccia, tono strafottente. Glieli leggo negli occhi i pensieri. Eccoli qua gli amici di Arafat, i fiancheggiatori dei terroristi. Comitiva di 
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