<A HREF="antologiap057"><</A>
trascinandolo via. Sulla camionetta l'hanno picchiato a turno, minacciandolo di morte e definendo quel simpatico turn-over il loro "giochino". Non si sono nemmeno presi la briga di identificarlo o fermarlo: dopo averlo pestato a dovere l'hanno lasciato al pronto soccorso.
Pi tardi, mentre il corteo indietreggiava e tornava sui suoi passi, verso lo stadio Carlini da cui era partito, i carabinieri hanno continuato ad attaccare le ultime file con lacrimogeni urticanti, idranti e blindati, col rischio di schiacciare qualcuno. Migliaia di persone che pacificamente si ritiravano, sono state attaccate per un chilometro e mezzo, fino a poche centinaia di metri dallo stadio, con la gente che si calpestava a vicenda in preda al panico. Per fortuna abbiamo collocato gli scudi collettivi sull'ultima fila e siamo riusciti a proteggere la ritirata senza che il terrore disperdesse il corteo in mille rivoli.
[...] Ma chi siamo io e il mio amico Mingo? Chi siamo, noi due pericolosi "facinorosi" e "criminali" che meritano l'attacco feroce, sul fronte e alle spalle, l'intossicazione e le botte da parte dei tutori dell'ordine?
Io sono figlio di un operaio e di un'insegnante. Ho ventotto anni. Sono laureato in Filosofia. Sono incensurato. Non ho nemmeno mai partecipato a una rissa o a una lite violenta. Di mestiere scrivo, faccio il romanziere. Pi altri lavoretti saltuari per arrotondare. Vivo in un appartamento modestissimo a Bologna.
Il mio amico Mingo ha la mia eta', fa il Dj in alcuni locali bolognesi e in una radio indipendente della stessa citta'. e' piuttosto conosciuto e apprezzato da tutti per il suo umorismo.
Chi pensavano di stare attaccando i ragazzi in divisa che ci sono stati scagliati contro? Cosa gli era stato raccontato sul nostro conto per scatenare tanta ferocia? E soprattutto: cosa abbiamo fatto di male per meritarci tanto, a parte voler manifestare contro l'ingiustizia planetaria esercitata dai Paesi ricchi su quelli poveri?

"Giap", n. 1, nuova serie, Genova e oltre:
dal tempo del racconto al tempo del progetto, 26 luglio 2c" i,


Not in my name

Essere contro la guerra, raccontare delle storie,
cantare sotto la doccia, sono i segni di una buona indole.
JEAN BAUDRILLARD, Taccuini, 1990-95.


Welcome to Israel
Wu Ming 4

Atene, UE, 4 aprile 2002, h. 0.01

La Grecia e' in Europa. Paese membro dell'Unione Europea, intendo. Forse gia' un po' meno europeo degli altri: all'aeroporto di Atene ti lasciano fumare anche se e' proibito.
Mi aggiro nel cuore della notte tra freeshop chiusi, luci sparate a giorno, tensiostrutture da architetto strapagato. Gli aeroporti sono tutti uguali.
- Devo aver contratto la sindrome di Genova - dice Vittorio Agnoletto col fiato corto e l'aria preoccupata - non riesco a parlare cinque minuti che mi viene una tosse secca fastidiosissima. Sono i lacrimogeni...chissa' che merda c'era dentro. Devo fare assolutamente delle analisi.
Me li ricordo i lacrimogeni di Genova, due in particolare: quelli che un solerte carabiniere mi ha infilato tra i piedi da sotto lo scudo di plexiglass che reggevo. Asfissia e' la parola giusta. Ero in via Tolemaide. Quasi un nome biblico.
Noi altri fumiamo per allentare la preoccupazione. Parliamo fitto, io, Guido del Corto Circuito e Anubi. Anubi e' il suo nome anagrafico, non un soprannome. e' nato nel 1970, tempi di fascinazioni esotiche, tempi di genitori giovani e freakettoni. Noi parliamo, Agnoletto cammina per l'aeroporto deserto, attaccato al cellulare.
- I compagni hanno telefonato da Gerusalemme: il nostro arrivo e' annunciato sui giornali.
- Bisognera' improvvisare qualcosa.
- Non ci faranno mai passare.
- La guerra come va?
- A Nablus i palestinesi sono riusciti a organizzare la resistenza armata. Hanno fermato i tank. Betlemme e' in fiamme. I giornalisti sono usciti dalla chiesa, i francescani fanno da intermediari. Gli italiani di Indymedia restano chiusi a Dehijeh, ma c'e' il progetto di creare un ponte umanitario per farli uscire. Hanno posto delle
<A HREF="antologiap059">></A>