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compagni, in preda alla paura e alla paranoia, potevano disfarti la faccia a calci. Mi sono buttato su di te urlando "Fermi! Fermi!" per evitare che ti facessero male sul serio. Solo che peso ottanta chili.
Quando ti ho fatto rialzare mi sono ricordato dove ci eravamo incontrati la prima volta. Un paio di mesi fa, alla presentazione di Asce di guerra in un centro sociale. Mi avevi chiesto perche' nel romanzo non si parlava degli anni Settanta. Te l'avevo spiegato. E forse sabato scorso ho soltanto ribadito il concetto. Perche' della merda degli anni Settanta non ne voglio pi: non ne voglio pi delle mazze, delle bottiglie molotov, di poche decine di irresponsabili che mettono a repentaglio la sicurezza di migliaia di persone e favoriscono la criminalizzazione di un intero movimento da parte dello stato. Se volete affrontare la polizia corpo a corpo, mazze contro manganelli, se volete misurare il vostro livello di testosterone con gli sbirri, e farvi rompere il culo dai suddetti, se e' questo che vi piace, non saro' certo io che verro' a cercarvi uno a uno per impedirvelo, ho di meglio da fare. Ma non sono disposto ad alcuna indulgenza se lo fate ai margini di un corteo pacifico o che pratica la disobbedienza civile. Per questo ti dico, che mi dispiace per le tue costole, ma te le sei cercate.
Spero per entrambi che non ci sia una terza volta.

"Giap", n. 1, nuova serie, Genova e oltre:
dal tempo del racconto al tempo del progetto, 26 luglio 2001.

* * *

Nota di Wu Ming, gennaio 2003.

Nel primissimo post Genova queste frasi sugli anni Settanta non richiedevano ulteriori spiegazioni. A distanza di due anni, suonano leggermente fuori contesto e necessitano di una nota. In questo pensiero espresso a caldo ("della merda degli anni Settanta non ne voglio pi") Wu Ming 4 non intendeva aderire all'interpretazione dominante, "revisionistica" di quel decennio, l'interpretazione dei vincitori che identifica l'uso della forza in piazza - anche da parte di grandi cortei - con l'attivita' di sparuti drappelli di provocatori appartenenti a frange estremiste, frange che furono prima anticamera, poi habitat del "terrorismo". Dando voce a un pensiero formatosi "nella testa di tutti" (be', quasi tutti) Wu Ming 4 voleva dire che il movimento non si sarebbe lasciato intrappolare - com'era successo trent'anni prima - nella dialettica perversa tra provocazione e risposta, tra strategia della tensione e pavloviano "innalzamento del livello dello scontro".
Il riferimento alla "merda" diventa immediatamente pi comprensibile se si ricorda che il 21 luglio 2001 - prima, durante e dopo il grande corteo - non si faceva che parlare di provocazioni orchestrate il giorno prima da presunti infiltrati, agenti provocatori e - dulcis in fundo - semplici imbecilli. Ancora oggi, in tutta la vicenda del G8, sono tantissimi i momenti "incongrui", le ambiguita', gli episodi rimasti inspiegati: si va dalla partecipazione ai tumulti di neofascisti (un nazi inglese fu addirittura intervistato da "la Repubblica" mentre devastava via Canaregis: Liam "Doggy" Stevens, di Birmingham, all'epoca venticinquenne) alla dinamica dell'uccisione di Carlo in piazza Alimonda (il defender da cui parti il colpo era tutt'altro che "isolato", anzi lo circondavano ufficiali di corpi speciali con passato da "legionari" e collegati all'estrema destra e ai Servizi di vari Paesi) per arrivare ai carabinieri che, platealmente, si ritirarono lasciando campo libero a chi tentava di incendiare il carcere di Marassi (coi detenuti dentro, e c'e' da immaginare che non fossero molto contenti). Sabato pomeriggio, a cadavere di Carlo ancora caldo e ferite ben lontane dal rimarginarsi, il corteo che partiva dallo stadio Carlini per congiungersi al grande fiume di gente aveva deciso di tutelarsi da eventuali agenti provocatori allontanando chiunque si presentasse con mazze e arnesi atti a offendere. In questo contesto si inquadra l'episodio narrato da Wu Ming 4. Cercare di forzare la decisione dell'assemblea del
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