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compagni, per non rimanere in mano alle bestie, per non lasciare nessuno in mano alle bestie. Il rischio, ora, e' di perdere il contatto con la realta'. Di restringere la prospettiva fino a includere nel campo problematico solo quanto avviene qui, nella pi triste delle periferie dell'Impero. Certo, la puzza di teoremi si avverte. La preoccupazione per l'integrita' fisica e per la liberta' personale e' legittima. [...] La sorte non pare in tutto avversa. Di giorno in giorno prende forma, nella societa' civile, la coscienza che quello che e' stato perpetrato a Genova e' un attentato alle garanzie e ai diritti di tutti e di ognuno.
La bocca del Leviatano e' spalancata. Pronta a inghiottirci, proprio come fece con Giobbe, il primo a rendersi conto che essere vivi, su questa Terra, significa militare, da una parte o dall'altra. L'ambito di solidarieta' che abbiamo saputo creare attorno al movimento, attorno alle nostre istanze, alle nostre proposte, alle nostre pratiche e' il nostro scudo. Cio' che puo' trattenere la bestia dall'inghiottirci e la megamacchina dal macinarci. La verita', da sola, non basta.
La solidarieta': un patrimonio che non possiamo giocarci con una mano sbagliata.
Quello che succedera' in Italia dipende, in ultima analisi, dalla nostra capacita' di capire e di prevedere le mosse dell'avversario. La responsabilita' e' nostra, ed e' grande. Noi siamo, oggi, la sinistra di questo Paese.
Ma il movimento che distrugge lo stato di cose presente e' globale, come le scelte di morte dei Grandi della Terra. Il movimento e' in marcia. Il trionfalismo e' l'antidoto migliore contro la depressione: la soglia d'attenzione va elevata, la guardia alzata. La resistenza contro il neoliberismo e contro le politiche omicide di un capitalismo che si propone come paradigma ontologico e' generalizzata. Questa e' la vera forza del movimento. Il capitalismo che si appropria come merce del Dna degli esseri viventi sara' sconfitto. Non dalla vendetta divina, ma dalla forza morale delle moltitudini. Ogni pratica di resistenza e' legittima, di fronte alla prospettiva della morte del pianeta. Dalla preghiera collettiva in su. Lo spettro e' ampio: tale deve restare. Non cadremo nel tranello di militarizzare la pratica, e nemmeno di criminalizzare chicchessia.
La lucha sigue!

"Giap", n. 1, nuova serie, Genova e oltre:
dal tempo del racconto al tempo del progetto, 26 luglio zooi.




Mi dispiace per le tue costole
(26 luglio 2001)
Wu Ming 4

Avevo i nervi tesi quel sabato mattina, quando le nostre strade si sono incrociate per la seconda volta. Tutti avevamo i nervi tesi. Dopo quello che era successo venerd, il riot, le infiltrazioni, il ragazzo ucciso, nessuno si fidava pi di nessuno. Ogni spezzone del grande corteo di massa aveva la consegna di autodifendersi. Dai provocatori, dagli infiltrati, dai casinisti sfasciatori con le mazze. Bisognava evitare che le famiglie, i signori e le signore di cinquant'anni, i nostri genitori, ci andassero di mezzo...
E tu, poveraccio, ti sei trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Eri l seduto, e tenevi la mazza nascosta in un giornale. Noi te l'abbiamo spiegato che non potevi rimanere l, ai bordi del corteo, col bastone. Che dovevi mollarlo o andartene a fare in culo lontano da l. Ma tu hai voluto fare il duro, ci hai detto di farci i cazzi nostri. Tu, coglione!, il giorno dopo che c'era stato un morto in piazza, dopo che gli infiltrati ne avevano fatte di tutti i colori, tirandosi dietro ogni scoppiato che volesse sfasciare vetrine e incendiare macchine, dopo tutto questo, con la paranoia che ci aveva contagiati tutti e i nervi a fior di pelle, tu, coglione!, vieni in manifestazione (una manifestazione pacifica di centinaia di migliaia di persone) con la spranga! E per di pi ti fai trovare nel nostro spezzone.
Io non volevo incrinarti due costole. Io non sono un picchiatore ne' un violento. Che tu ci creda o no mi sono buttato su di te per proteggerti, coglione che non sei altro!, perche' i miei
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