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polizia con mazze o con scudi.
Ok. La vertigine non mi aveva ingannato. Avevo visto giusto, oltre l'orlo del burrone.
Avevo visto giusto: ci avete venduto.
e' acido il sapore dei lacrimogeni. Vedo la gente strapparsi la maschera e correre. Mi concentro, respiro col naso, la maschera tiene. Provo a star saldo sulle gambe e a capire dove sono finiti quelli che mi stavano davanti. Laggi, oltre il gruppo di carabinieri che torna alla carica. Una corsa di decine di gambe mi travolge, mi schiaccia contro un'auto, devo issarmi sul tetto per non diventare marmellata, perdo una scarpa, e' la fine, poi la recupero. Penso che se avessi la tuta bianca dovrei decidere tra perdere tre minuti a stracciarmela da addosso, oppure correre come Orzowei, candido nella notte della giungla.
Un brivido. Poteva andare peggio e non c'e' limite all'ingenuita'.
Dov'e' il camion? Dove cazzo e' finito? Possibile sia andato su di qua? Ci si passa a mala pena in due! Scalette, viuzze tortuose, vecchie frane, sentieri zapatisti del camminare domandando... ai genovesi da che parte andare. Quartiere di San Fruttuoso, un oratorio in cima al colle. Panorama: Genova dall'alto e' bellissima.
Scappiamo come guerriglieri del cazzo dalla piazza, in realta' un incrocio di strade, che doveva accogliere il corteo dei duecentomila e si e' invece trasformata in un tappo: impossibile entrare, bloccati sul viale d'accesso, con il sapore dei lacrimogeni negli occhi e la gente caricata, un centinaio di metri dietro, che non sa dove andare. Torniamo al Carlini. Il camion si perde. Qualcuno finisce dalla parte opposta, a Marassi.
Scendendo dall'oratorio, gia' ribattezzato il Monte Calvario, ci troviamo di fronte a tre macchine della polizia: e' il commissariato di zona, deserto. Nunzio grida nel microfono, pi romanaccio che mai: - Aho', adesso noantri passamo de fronte alla stazione d'a polizia e nun se l'inculamo... si no ce se 'nculano loro...

"Giap", n. 1, nuova serie, Genova e oltre:
dal tempo del racconto al tempo del progetto, 26 luglio 2001.




Il giorno del progetto
(25 luglio 2001)

Wu Ming 3

Convulsione, spasimo, singulto. Come tutto il resto in questi giorni, anche il pensiero assume questa sembianza. Nessun tentativo di imbrigliarlo in una goffa razionalita'. Solo lasciare libero il diaframma di abbandonarsi alle contrazioni. Poi seguira' il tempo - a breve - di sintesi piu' rigorose.
Ancora frastuono d'elicotteri dentro la pancia, sopra la testa, braccati, il fumo bianco dietro ogni incrocio, colonne d'umani in fuga, scavalcando colline, in seimila sopra scalette da percorrere uno alla volta, troppi amici dispersi, gruppi allo sbando, portare tutti a casa: un miracolo.
Venuti a Genova a mostrare la forza delle idee e la straordinaria energia del movimento globale.
Annientati nelle piazze, sistematicamente, con preordinazione meticolosa ed efferata esecuzione.
Centinaia di migliaia di persone ridotte all'impotenza e al terrore, sospensione forse irreversibile dello Stato di diritto, informazione blindata, notti cilene.
Se fossimo un esercito, di quelli veri, si tratterebbe di immagini e sensazioni da una disfatta, ignominiosa e definitiva.
Eppure.
Nell'imminenza della battaglia avevamo scritto: la settima chiave siete voi.
La moltitudine. L'abbiamo evocata, suscitata, inviato a essa messaggi, parabole, esortazioni. Abbiamo messo il nostro sapere, modesto, e i nostri strumenti, poca cosa, nelle sue mani.
E la moltitudine si e' materializzata davanti ai nostri occhi disperati e felici. E la sua potenza si e' dispiegata dinanzi al nostro terrore e all'impreparazione.
La moltitudine ha portato ciascuno di noi a casa. Essa ha impedito la strage. Si e' miracolosamente autorganizzata, mirabilmente ha tenuto il sangue freddo, ha condotto e distribuito il suo enorme ventre in mille chilometri d'intestino, che abbiamo percorso traendoci in salvo. Ha sparso su di noi il suo alito di invulnerabilita'. Ha blandito la nostra evocazione ed e' accorsa in aiuto. e' da essa che
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