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con acrobazia gesuitica, ha promesso che non sequestrera' cio' che non sara' visibile. Quindi, casco, maschera e occhialini, dentro lo zaino. Tutto il resto, addosso. Visibile ed evidente sotto le trasparenze della tuta. Atrio della stazione, mi tolgo tutto. Soffoco (imparero' presto cosa voglia dire davvero). Arriva il treno, di nuovo addosso. Polizia quasi zero. Tutto liscio. Ma a Genova, si sa, non passa uno spillo: per il casco, possibile strumento di offesa, ci sono poche speranze.
Bologna Parma La Spezia Genova Brignole. Sei ore di viaggio. Un'ora fermi a Modena: dicono che uno ha sfondato il vetro dello scompartimento battendoci sopra col chilum allo scopo di sturarlo. Andiamo bene.
Anche a Brignole, polizia quasi zero. Interpreto: la zona rossa e' talmente inattaccabile che non hanno bisogno di perquisirci. E quanto ci mettevano a controllarci tutti?
Sono un coglione, adesso posso dirlo.
Pioggia battente, infinita, fitta, graffia le luci dei riflettori nello stadio Carlini. Le tende si allagano, il campo pure. Chi dormiva sulla sabbia non sa se ringraziare: l'alluvione tiene a bada la polvere e protegge da forme gravi di silicosi. Corridoi interni, seminterrati e tribune in versione rifugio postatomico. Questa mattina un amico prima di entrare qui ha dovuto fornire le generalita'. Paranoie assurde, abbiamo pensato. Impossibile registrare tutti. Fiumi di persone invadono lo stadio trasportati dall'acqua.
Dopo il panico, la vertigine. Piu' razionale e fredda. Non la fuga dal predatore che ti vuole braccare, ma lo sguardo gettato sull'abisso dal ciglio instabile del burrone.
Il presidente Ciampi ha invitato a restare a casa.
I Ds fanno sapere che non verranno a Genova. Non dopo scontri cos cruenti. Non dopo la morte di Carlo Giuliani. Vedetevela voi, ci fanno sapere. Non contate sui nostri occhi per testimoniare.
Pazzi. Se tutti facessero come voi, domani ci ritroveremmo in cinquantamila: fermi, arresti, manganellate e soprusi per tutti. Non e' la paura degli scontri a tenervi a casa. e' questo movimento a farvi paura. Poi, ci sono i soliti trenta denari. Vaffanculo, butto l prima di addormentarmi con un corpetto di gommapiuma come cuscino. Forse noi moriremo domani. Voi siete gia' morti.
Scajola plaude all'operato delle forze dell'ordine per il loro esemplare autocontrollo unito ad addestramento non comune. Sembra addirittura plaudire all'operato delle Tute nere, imprendibili, veloci, dediti alla cosiddetta tattica del mordi e fuggi che presuppone perfetta conoscenza del territorio. In prevalenza si trattava di stranieri: chi li avrebbe edotti sulla complicata topografia genovese?
Scajola, convinto forse che il Parlamento sia solo un bivacco sordo e grigio, dice che i lacrimogeni sono stati utilizzati per evitare il contatto diretto con i manifestanti. Dice che nella giornata di sabato i violenti sono stati dispersi, vanificando la loro strategia di coinvolgimento del corteo. Dice che le forze dell'ordine si sono accordate con il corteo dei disobbedienti per farli retrocedere. Nulla di tutto questo: il gruppo di contatto e' stato bersagliato di lacrimogeni. Della Digos nemmeno l'ombra. Dice che il carabiniere ha sparato senza mirare.
Scajola tace sull'irruzione nel centro stampa del Gsf.
Scajola enuncia il teorema: le Tute bianche, con i loro messaggi non pacifici, con l'esplicito invito alla resistenza e all'assalto, con la violenza verbale, hanno favorito di fatto la strategia di gruppi eversivi. Non e' un caso che il morto ci sia stato in prossimita' del loro corteo (in effetti, non e' davvero un caso, vero ministro?) che non era stato autorizzato, si proponeva lo sfondamento della Zona rossa, includeva persone violente. L'intero Gsf e' responsabile per il consenso incondizionato dato a certi movimenti senza valutazioni attente.
Scajola finisce.
Parte Violante.
Chiede le dimissioni del ministro dell'Interno. Aggiunge che occorre prendere con fermezza le distanze da coloro che scendono in piazza per sfondare i cordoni della
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