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junto a lo de nosotros. Pueden utilizarlo. Pero tienen que saber lo que van a hacer -. Altra nuvoletta. - Vuestros monos blancos podrian salpicarse con la sangre de nosotros. Ah, ah, ah...
Poi ha passato buona parte della notte a cambiare la disposizione delle "sentinelle". Sara' andato a dormire poco prima dell'alba.
Da quel momento e' cominciato il tour de force. Nessuno di noi ha pi avuto un momento di tregua. I ventiquattro "pretoriani" del pullman speciale, meglio noto come l'Etn (sul quale hanno viaggiato anche i due relatori della presente), hanno dovuto mangiare, bere, dormire e cagare sul pullman suddetto. Il ritmo di tutti gli altri non e' stato molto differente, visto che hanno dovuto garantire la valla (cordone di sicurezza) durante tutte le tappe.
Non immaginavamo che perfino al Congresso nazionale indigeno avremmo dovuto svolgere le stesse mansioni. Invece...
Accampati all'interno della zona ristretta, abbiamo sorvegliato per due giorni e due notti l'alloggiamento dei comandanti. Non solo: ci hanno voluto come scorta personale anche durante i tavoli di lavoro delle commissioni. Il momento pi incredibile e' stato l'accompagnamento nella sessione conclusiva del Congresso, quando decine di monos blancos sono state fatte salire sul palco, alle spalle dei comandanti dell'Ezln. Inutile negare che molti di noi, durante il discorso di chiusura pronunciato dal Sub, si sono commossi.

Settimo e ultimo comunicato dal Messico.
Citta' del Messico, Df, 12 marzo 2001.

Sul lato corto dello Zocalo, a qualche metro di altezza, l'enorme striscione delle Tute bianche "Todos somos indios del mundo" continua a guardare il palazzo del governo. Sotto la sua ombra sono accampate insieme ad alcuni di noi molte delle Tute bianche messicane, ancora in fibrillazione dopo la giornata campale di ieri.
Il Messico e il mondo aspettavano di scoprire se Marcos e gli altri ventitre comandanti dell'Ezln sarebbero arrivati a destinazione. L'arrivo avrebbe rappresentato la prima grande straordinaria vittoria di questa marcia della dignita' indigena. Ci sono arrivati i comandanti, senza armi e con tanto di passamontagna, per sfidare il parlamento messicano sul riconoscimento dei diritti degli indios. Ci siamo arrivati noi, con le nostre tute bianche fresche di lavanderia, per ricordare che se non esistono frontiere per le multinazionali e i banchieri, non devono esistere nemmeno per coloro che in tutto il mondo li contrastano e li combattono.
"Aqui estamos", sono state le prime parole pronunciate dal Sub quando ha iniziato a parlare a un milione di persone che gli davano il benvenuto. Aqu estamos e' il titolo che campeggia sulla prima pagina di "La jornada" di oggi. In quarta pagina e' stato pubblicato, con nostra grande soddisfazione, anche il volantino distribuito in diecimila copie dai monos blancos.
Ieri mattina, alla partenza della carovana, si respirava l'aria di un trionfo annunciato. Gia' dalla prima periferia il calore dell'accoglienza, incorniciato da alcuni striscioni che ci davano il benvenuto, attestava come le polemiche sulla nostra presenza fossero state sovrastate dalla lucidita' di un Paese felice di non essere solo. Lo striscione piu' significativo ritraeva una scimmia bianca con la scritta "Gracias por su solidaridad".
L'intera carovana ha attraversato le strade del centro in un tripudio di acclamazione. I pullman, le auto e i carri scoperti si inseguivano scambiandosi volantini, slogan e segni di vittoria.
All'ingresso in piazza, per la prima volta e' stata l'intera carovana a proteggere la Comandancia, che per l'entrata ha preferito al pullman della marcia un lungo carro scoperto con al centro una fila di balle di fieno. Il nostro ingresso e' stato salutato da una voce ben amplificata che ringraziava la delegazione italiana dei monos blancos, suscitando un coro di applausi.
I discorsi di Tacho e Marcos sono riecheggiati su ogni lato dello Zocalo, tagliando un silenzio inimmaginabile se si pensa al numero dei presenti. Senza perdere le buone
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