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obiettare. L'importante e' che ognuno sia libero di assumersi i rischi che vuole e che costoro non pretendano di monopolizzare il corteo in cui mi trovo io (peraltro qualcuno, timidamente, ci ha provato, lanciando sassi e bastoni, ma e' stato immediatamente individuato e scacciato).
Ancora diverso e' quello che e' successo durante la serata. Mentre si consumavano gli ultimi strascichi del riot pomeridiano, alcune decine di ragazzi cechi hanno preso d'assalto un McDonald's distruggendolo, hanno rotto le vetrine di un Kentucky Fried Chicken e di un'agenzia americana, lungo piazza San Venceslao. Ma invece di filarsela alla svelta, sono rimasti l ad aspettare che la polizia arrivasse in forze. Errore fatale. Addirittura ho assistito a un assurdo fronteggiamento in una traversa della piazza, con due cordoni di poliziotti all'interno e i manifestanti all'esterno, sui due lati. Di l a poco sono arrivati una decina di cellulari e un paio di pullman di poliziotti, che li hanno circondati e arrestati. Su quello che hanno subito in centrale corrono voci agghiaccianti. Da quel momento la polizia ha dato inizio alla rappresaglia indiscriminata che ha portato ai novecento arresti attuali (probabilmente destinati a crescere).

3. Contenuti.

La battaglia di Praga e' stata una vittoria perche' il movimento post Seattle ha dimostrato di essere in ottimo stato di forma. Lo ha dimostrato sul campo, pi che nei giorni precedenti la manifestazione. La disorganizzazione e il caos (non solo linguistico) dei preparativi lasciava pensare il peggio. Forse anche questo e' un segnale positivo: nel momento cruciale la gente c'e' ed e' determinata. Ma c'e' almeno una questione sostanziale che andrebbe affrontata: quella dei contenuti della protesta. Purtroppo l'estrema diversificazione del movimento rende difficile articolare un discorso approfondito e tanto meno unitario. Credo che il problema che sara' necessario porsi da adesso in avanti sia proprio quello di come far passare messaggi radicali e "sostanziali" in occasione dei futuri happening. I media si sono dimostrati meno scadenti del solito nel riportare gli eventi: anche questa e' una novita' di cui varrebbe la pena approfittare.

4. La disobbedienza civile "all'italiana".

Praga e' stata la definitiva consacrazione internazionale di quella che ormai viene definita all'interno del movimento "disobbedienza civile all'italiana". Per la prima volta il drappello che apriva il corteo giallo era composto da Tute bianche multinazionali (italiani, spagnoli e finlandesi). Parlare di eroismo non e' certo nelle mie corde, ma la prima fila di Tute bianche, attrezzata alla bell'e meglio con quello che erano riusciti a costruire in campeggio la notte prima, ha avuto un comportamento ineccepibile. Per sette-otto volte sono andati avanti con i gommoni (sfasciati e forati quasi subito), con scudi improvvisati, con bastoni (ben poco efficaci contro i robocop superbardati), perfino con palloncini colorati, anche a mani nude.
Credo pero' che Praga abbia sancito l'inevitabilita' di un cambiamento di strategia. Occorrono nuove idee, occorre pensare a qualcos'altro, perche', detta come va detta, ormai la tecnica e' stata sgamata e non si puo' riproporre la stessa pratica all'infinito. Non e' tanto questione di efficacia "militare": nessuno puo' pensare di sfondare un blocco fatto coi blindati. Penso piuttosto alla necessita' di coinvolgere il resto del corteo, quelli che rimangono dietro, i quali, non vedendo niente e non sapendo cosa succede davanti, finiscono col rompersi i coglioni e prendere altre vie. e' ovvio che non tutti se la sentono di andare in prima fila. Chi lo ha fatto gia' alcune volte sa pi o meno cosa aspettarsi, sa cosa rischia ed e' disposto a farlo. Ma gli altri? E un problema che si era gia' presentato a Bologna e che a Praga, con migliaia di persone dietro, si e' riproposto in maniera lampante. Bisogna escogitare qualcos'altro. Anche chi non tiene la testa del corteo, anche chi non vuole o non riesce a stare
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