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alla meta' del mese di maggio, aggiungendo che non vi era nulla di certo e di definito. Si trattava di un certo fatto di sangue che avrebbe dovuto coinvolgere e colpire un soldato della milizia di Genova, durante i giorni di luglio, a opera di un uomo addestrato e mascherato, mischiato ai dimostranti e che poi si sarebbe dileguato nel nulla, da dove era venuto. "Un sacrificio necessario a ristabilire l'ordine delle cose per un certo tempo, dopo che per un certo tempo quest'ordine e' stato minacciato".
Augurandomi di svolgere prontamente prossime istruzioni, bacio le mani.
Venezia, 17 di giugno dell'anno 2001.

Il fedele osservatore di Vostra Signoria,
Q.

Tratto dal forum http://www.tutebianche.org
inoltrato da "Fritz '75", giugno 2001.


Lettera di Vitaliano Ravagli agli iscritti a "Giap" e al movimento globale
(5 luglio 2001)

Agli amici di "Giap", a Wu Ming, alle valorose Tute bianche.

Quando ho detto a Filippo e Lavinia, i miei figli, che volevo essere presente alle contestazioni contro il G8 a Genova, li ho visti un po' perplessi: forse si preoccupavano della mia eta', per le probabili bastonate che avrei potuto prendere. Hanno girato un po' intorno al problema, poi e' arrivata la domanda fatidica: - Babbo, perche' vuoi andare a Genova a prendere legnate dalla polizia? Non ti sembra di aver gia' fatto abbastanza per gli altri? Ormai compi sessantasette anni e li vuoi compiere pure a Genova (il 23 luglio e' il mio compleanno)?
Questo mi hanno detto i miei due ragazzi l'altro ieri. Ho risposto loro che di perche' ce ne sono tanti, troppi nella mia memoria. Poi ho iniziato a enumerarne alcuni.
Vado a prenderle perche' il virus della contestazione ai soprusi e alla violenza ce l'ho nel sangue. Noi della nostra generazione dicevamo cos, ma voi che avete studiato e siete pi colti, forse parlereste di Dna, ma e' la stessa cosa.
Vado perche', da che sono in questo mondo di merda, ho dovuto subire la mala pianta del fascismo, con la sua fregola di dichiarare guerra a tutti; tanto poi a combatterla ci andavano i poveri. L'avventura insensata della guerra si porto' dietro la fame, le malattie mortali, le distruzioni del nostro patrimonio storico e di tante case della povera gente.
Le poche migliaia di morti preventivati affinche' "l'artefice" di tutto cio' potesse poi sedersi al tavolo della pace come "belligerante" furono invece trecentomila. E tanti altri se ne andarono per gli stenti sopportati. Ebbene, io ho vissuto anche quella tragedia sulla mia pelle e non l'ho ancora dimenticata. E ho ancora vivo il ricordo della Resistenza e di quanti combatterono e immolarono la loro vita, affinche' chiunque potesse esprimere i suoi dubbi e protestare sulla cattiva conduzione della cosa pubblica; senza la paura di essere perseguito o bastonato per esercitare un diritto. Diritto che conquistammo con tanti sacrifici e chiamammo "Costituzione". E ho vivissimo il ricordo del dopoguerra, la Celere (in gran parte reclutata tra le file della Repubblica sociale) che ci bastonava quasi ogni giorno nella mia citta', l'Imola rossa, la gloriosa Imola, medaglia d'oro della Resistenza, perche' dal suo ventre crebbe la Trentaseiesima brigata Garibaldi, tanto temuta da chi comandava le divisioni tedesche in Italia. Allora vado a Genova, perche' protestare civilmente e' un diritto inalienabile. E noi protesteremo nelle strade, nelle piazze, e in ogni angolo che riterremo idoneo al nostro scopo (perche' cos ci garba). Il nostro modo di manifestare non e' quello della violenza, ma quello di proteggerci dalla violenza altrui, subdola e umiliante per chi e' costretto a subirla; e che ti lascia la bocca amara, come quando uno ti offende e ti deride ingiustamente davanti alle persone che stimi, davanti ai tuoi figli,
La Costituzione siamo noi! Con le nostre pensioni da fame, con i nostri stipendi mortificanti. Eppure ogni mattina ci alziamo incazzati e facciamo comunque il nostro dovere di cittadini, di padri, anche se ci costa un'immane fatica! Siamo noi la
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