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visto i vostri striscioni in mezzo al mare di gente che accoglieva gli zapatisti in piazza.
In queste occasioni e in tutti questi anni di lungo peregrinare, ho avuto modo di imparare molte cose. Soprattutto ho imparato ad ascoltare, una cosa che in passato, sempre mosso dall'istinto e dalla forza delle certezze, avevo colpevolmente sacrificato. Ho riflettuto a fondo sugli sbagli della mia vita. I miei tanti errori sono stati oscurati dai meriti che la leggenda ha stagliato sulla Storia, ma questo non puo' assolvermi davanti a Dio e agli uomini. Ho riposto la mia fiducia in soci e alleati che non la meritavano, ho sacrificato l'efficacia al mio accanimento, mi sono lasciato corteggiare, ho voluto spingere il mio spirito fino all'estremo, a volte ignorando tutto e tutti.
Ebbene, non posso annullare la mia caparbieta' e determinazione, ma posso evitare di ripetere gli sbagli del passato.
Per questo ringrazio quelli di voi che mi hanno rivolto un invito esplicito a venire a Genova, per partecipare all'assedio dei Grandi della Terra.
Ringrazio anche coloro che in Italia stanno utilizzando i monumenti a me dedicati per incitare la gente a venire.
E ancora per questo, per la prima volta nella mia vita, non pretendero' il comando generale. Questa volta, fratelli e sorelle ribelli, vi seguiro'.
Saro' tra voi, non alla testa, ma una parte della moltitudine che saremo.

Oggi nel mondo c'e' un esercito che ha le parole come moschetti, le idee come baionette e i sogni come artiglieria pesante. La sottoscrizione e' qui, nel cuore, e qui, nella mente, e quando uno si arruola alza lo sguardo in faccia ai tiranni per non abbassarlo pi. E giacche' non ho mai preso congedo dai miei ideali, di questo esercito io sento di fare parte.

A Genova, dunque!
Per la giustizia, la liberta' e la democrazia!

Giuseppe Garibaldi
soldato semplice dell'Esercito dei sognatori.




All'illustrissimo Signore della Terra in Genova, oggi "cuore dell'Impero"

[Comandante Gert, compagne e compagni miei, fratelli e sorelle della societa' civile di questo e di altri Paesi, mi preme rendere noto a tutti e tutte voi il contenuto di un dispaccio fortunosamente intercettato in circostanze che non mi e' dato riferire, nelle lagune dell'alto Adriatico, nei pressi di Mestre, Penisola italica, giorno 18 del mese di giugno, anno I del secolo XXI. Se ne deducono pericoli e preoccupazioni, ma, a mio modesto avviso, possono parimenti scaturirne suggerimenti utili sul prossimo futuro, in vista dell'appuntamento genovese del 19, 20 e 21 di luglio. Segue fedele riproduzione del testo].

Vostra Signoria avra' certamente seguito gli avvenimenti di Gteborg e verificato la scrupolosita' con cui ci si e' attenuti alle indicazioni. In questa circostanza, come stabilito, ci si e' mossi per tempo, e l'effetto non poteva essere che quello desiderato. Le milizie, dopo la prima giornata di guazzabugli senza risultati apprezzabili, non hanno atteso che l'orda di barbari si movimentasse una seconda volta e hanno minato il precario equilibrio delle cose con una incursione notturna negli accampamenti, affiancando alla sortita oltre quattrocento sequestri che i codici delle Repubbliche del Nord permettono di definire, come e' opportuno, "arresti preventivi". Il mattino seguente le truppe si sono ritirate dalla citta' lasciando il centro in balia degli eventi. In conseguenza di quanto avvenuto durante la notte, alcuni dei rivoltosi hanno bersagliato le vetrate di poche botteghe con sassi o consimili e vituperato una carretta militare lasciata incustodita. A tutto il resto ha pensato, come previsto saggiamente da Vostra Signoria, la carta stampata, e le altre fonti di informazione figurativa, mettendo in gran rilievo quelle schermaglie cui la gente ingenua tanto si appassiona. Cos, il terreno era per buona parte preparato, con lo stomaco di tanti disposto a digerire addirittura il piombo.
Verso sera l'esercito e' tornato a schierarsi nelle vie cittadine, pronto a passare all'azione. Pensasse, le milizie 
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