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della Terra.

Il quinto articolo.

Ci riteniamo particolarmente offesi in merito all'occupazione delle citta', perche' i signori si impadroniscono di intere citta' per loro stessi soltanto. Se un abitante desidera essere lasciato in pace, deve procurarsi un permesso (ma, forse, e' meglio se prende una vacanza). e' nostra opinione, riguardo alle citta' che di volta in volta cadono nelle mani dei signori, che esse dovrebbero tornare in possesso della comunita'. Inoltre, ogni membro della comunita' dovrebbe essere libero di andare e venire per la citta' senza impedimenti.

Il sesto articolo.

La nostra sesta richiesta riguarda gli eccessivi servigi pretesi dai signori, i quali aumentano ogni giorno di pi. Chiediamo che si consideri che mai pi ci lasceremo sfruttare in tale maniera. Ci spettano condizioni di lavoro sempre migliori, dal momento che i nostri antenati combatterono per questo e con successo.

Il settimo articolo.

Settimo, non permetteremo pi a noi stessi di farci ulteriormente opprimere dai signori, ed essi non potranno pi ottenere da noi servigi non pagati, ma dovranno lasciarci stare, a godere in pace la nostra vita.
Chiediamo un reddito garantito e universale, per tutti, lavoratori e non, precari, saltuari, atipici, in nero, piccolissimi imprenditori, liberi professionisti, uomini e donne senza fonti di sostentamento. Noi svolgiamo continuamente, con le nostre persone e con le nostre relazioni, una quantita' di servigi che i signori della Terra non ci riconoscono e si ostinano a non chiamare lavoro, perche' altrimenti dovrebbero ammettere che per tutte queste cose ci spetta una rendita.

L'ottavo articolo.

Come ottava cosa, siamo molto gravati da beni il cui prezzo non possiamo sostenere, ma oltremodo rovinoso e indegno ci appare quello che i signori della Terra impongono su medicamenti irrinunciabili per la salute. Raccogliere danaro per la ricerca, la prevenzione e la cura, nel migliore dei casi serve solo a rimandare il problema. Vogliamo per questi medicamenti un prezzo accessibile a tutti. Desideriamo che non ne venga ostacolata la produzione, anche senza autorizzazione dei proprietari della ricetta, ne' che ne venga impedito l'acquisto da nazioni in cui costano meno.

Il nono articolo.

Come nona cosa, crediamo che nuove leggi valide in tutta la Terra possano limitare l'arbitrio dei signori, ma dovremmo incrementare l'azione nei singoli territori, dai borghi alle nazioni, affinche' anche le leggi locali, spesso pi efficaci, sbarrino il passo all'arbitrio, dal momento che non possiamo sconfiggere oppressioni lontane quando tolleriamo ingiustizie vicine.

Il decimo articolo.

La decima questione che ci offende e' l'appropriazione individuale di piante, animali, medicamenti e informazioni che appartengono alla comunita'. Questi li riprenderemo di nuovo nelle nostre mani.
Non vogliamo che brevetti privati ci impediscano di godere dei frutti della terra, ne' che simile sorte subiscano medicamenti e conoscenze prodotti utilizzando dati e danaro comuni, ne' tanto meno per quei medicamenti indispensabili alla salute di uomini e donne della Terra, o per quelle informazioni e conoscenze che interessano tutta la comunita', e ancora mille volte no quando i signori vogliono appropriarsi delle conoscenze ottenute con lo studio delle nostre persone.

L'undecimo articolo.

Come undecima proposta chiediamo la totale abolizione del tributo di morti che dobbiamo pagare ai signori della Terra. Ci rifiutiamo di sopportarlo ancora e di permettere a vedove e orfani di essere cos colpevolmente rapinati contro la loro stessa dignita', in violazione della giustizia e del diritto, cosi' come e' accaduto in molti posti, a Bhopal, a Shenzhen, in Italia e in milioni di terribili e trascurati "incidenti" sul lavoro. Chiediamo norme di sicurezza valide in tutta la Terra e quantomeno che i signori della Terra, quando commerciano all'estero, assicurino a chi lavora le stesse condizioni richieste dalla legge nelle loro nazioni
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