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spesso diventano la porta lasciata aperta sul retro, per tagliare la corda ogni volta che le cose non vanno come le abbiamo immaginate o come ci sarebbero pi consone.
e' giunto il momento di lasciare da parte tutto questo. Le cose stanno accadendo adesso. Forse non andranno come le immaginiamo, perche' non abbiamo la sfera di cristallo. Tuttavia accadranno.
E quando le cose accadono non e' mai indifferente che noi ci siamo oppure no.
Qualcosa di nuovo iniziera' a Genova. Non cielo e terra nuovi, ne' la Nuova Sion, ma una moltitudine capace di immaginare mondi diversi da questo. Riuscire a pensarli, al di fuori della cerchia ristretta di fratelli e compagni, farlo in decine di migliaia, in centinaia di migliaia, non e' proprio la stessa cosa che andare in ferie.
Se saremo la' per immaginare un mondo diverso, bene. Perche' e' all'unicita' di un destino triste che vogliono ridurci.
Se saremo la' per non annoiarci, io dico ben venga. Perche' la politica della noia genera l'impossibilita' di pensare qualcosa di meglio per le nostre vite.
Se saremo la' per vedere quello che accadra', benissimo. Vedere coi propri occhi una moltitudine che insorge contro la tirannia non e' spettacolo di tutti i giorni. e' qualcosa che cambia la vita.
Quando un'armata pacifica di decine di migliaia di persone cingera' d'assedio gli otto uomini pi potenti del mondo, lo fara' anche per i miliardi di persone che a Genova non potranno esserci. Non in nome loro, ma insieme a loro. Perche' noi possiamo farlo. Noi possiamo esserci. Coloro che, potendo, non verranno, rimpiangeranno la propria assenza.
Noi saremo la' per avanzare.
Non contro le schiere e gli eserciti, bens oltre di essi. Non ci interessa la battaglia campale, non dobbiamo sconfiggere la loro forza armata, ma dimostrare che ai Signori non resta che quella, poiche' la ragione l'hanno persa da un pezzo.
Non possiamo che vincere questa battaglia. E la vinceremo sul campo.
Attaccando quel muro. Con dirigibili, palloncini, aeroplani di carta e marchingegni d'ogni tipo, apriremo un varco, lo scalfiremo anche solo di pochi centimetri, per farci passare attraverso la nostra rabbia e la nostra speranza. S, ci sono momenti nella Storia in cui la giustizia e la liberta' sono questione di pochi centimetri.
Quel piccolo varco e' un segno. e' la forzatura di una dogana di esclusione. Attraverso quello spiraglio passeranno i nostri fratelli e sorelle migranti, esclusi da una vita degna; passeranno i quattro quinti dell'umanita' relegati nella poverta' e nella guerra; passera' la Terra che non si rassegna a crepare; passeremo noi, con le nostre vite precarie e sfruttate. Passera' il nostro "Adesso basta!" Saremo il loro incubo peggiore. Non ci sono zone rosse che possano proteggere i responsabili della miseria. Non ci sono cittadelle fortificate dentro le quali possano asserragliarsi. Il mondo non e' abbastanza grande perche' possano trovare un buco in cui nascondersi.
Tocchera' a noi dimostrare tutto questo. A Genova, il 19, 20 e 21 luglio dell'anno 2001.

Capitano Gert dal Pozzo
Della Selva Europa, pianeta Terra.

"Giap", nuova serie, Speciale G8
conflitto e consenso, 12 giugno 2001.




Dalle moltitudini d'Europa in marcia contro l'Impero e verso Genova
(maggio 2001)



Noi siamo nuovi, ma siamo quelli di sempre.

Siamo antichi per il futuro, esercito di disobbedienza le cui storie sono armi, da secoli in marcia su questo continente. Nei nostri stendardi e' scritto "Dignita'". In nome di essa combattiamo chi si vuole padrone di persone, campi, boschi e corsi d'acqua, governa con l'arbitrio, impone l'ordine dell'Impero, immiserisce le comunita'.

Siamo i contadini della Jacquerie. I mercenari della Guerra dei cent'anni razziavano i nostri villaggi, i nobili di Francia ci affamavano. Nell'anno del Signore 1358 ci sollevammo, demolimmo castelli, ci riprendemmo il nostro. Alcuni di noi furono catturati e decapitati. Sentimmo il sangue risalire le narici, ma eravamo in marcia ormai, e non ci siamo pi
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