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domando' Dydo incredulo. - E i bambini, allora?
- Niente bambini. Sono inutili. E l'ultimo adulto e' morto tre mesi fa.
I sospetti di molti risultavano confermati.
Su Yzo "vivevano" solo robot.

* * *

Ultimi sette giorni di viaggio. Il pi era fatto. Poteva permettersi di rallentare. Poteva permettersi di dormire.La prima notte, Dydo sogno'. Al risveglio, non ricordava bene. Forse macchie di colori e sfumature. Forse immagini pi precise dissolte alla luce del giorno. Interrogo' a lungo il cervello, ma non ne ottenne nulla. Nuoto' molto pi a lungo del solito.
La seconda notte, sogno' un vecchio. Il vecchio era seduto di fronte a una leva. Ogni volta che l'azionava, si spegneva una stella, una galassia moriva. Una folla, tutt'intorno, stava a guardare. Dydo gridava: "Fermati!" Qualcuno gridava: "Silenzio!" Il vecchio tirava la leva.
Il terzo sogno lo fece di giorno, appisolato su un asteroide. Stessa scena. Il vecchio, la leva, la folla.
Questa volta Dydo si butto' sul vecchio. Gli spezzo' il polso. Meta' della folla applaudi. L'altra meta' scese dagli spalti per linciarlo. Gridavano: "Non si picchiano gli anziani!" Gli fecero molto male.
Sdraiato sul pannello di un satellite, Dydo fece il quarto sogno. Era da solo col vecchio. Il vecchio diceva: "Basta litigare! Mettiamoci d'accordo. Non ti piace come mi vesto? La prossima volta posso mettermi un kimono, okay? Oppure, non so: facciamo tirare la leva a un fanciullo bendato, simbolo dell'innocenza. No? Un povero fanciullo africano? Nemmeno? D'accordo, ultima offerta: prima che io abbassi la leva, ti concedo dieci secondi per spiegare come mai non sei d'accordo. Che ne dici?"
Due gironi prima della meta, Dydo sogno' per la quinta volta. Il vecchio, la leva, la folla. Lui si buttava ma veniva travolto da un quintale di fango e letame.
Il sesto sogno lo mise di buon umore. Solita scena. Ma insieme a lui gridava: "Fermati!" anche meta' della folla. Gli altri sbraitavano: "Silenzio!" ma non riuscivano a farsi sentire. Dydo si lanciava, e invece del polso del vecchio, spezzava la leva. Tutti restavano ammutoliti. Il camion del letame sprofondava sotto il peso del carico.
Il settimo sogno lo fece a occhi aperti. Era a Cimafo. Non era solo. Una moltitudine sognava con lui.
Pubblicato a puntate sul settimanale imolese
"Sabato sera", giugno-luglio 2001.





Lettera agli indecisi della Selva Europa

[Ci e' giunta oggi la lettera di un vecchio amico, indirizzata a tutti noi. Crediamo di interpretare la sua volonta' rendendola pubblica. Wu Ming 4].

Fratelli e sorelle,

nel mese di luglio a Genova si terra' la Dieta dei Grandi della Terra. Otto signori del mondo riuniti per banchettare e decidere il futuro di tutti. Nessuna delle nostre ragioni siedera' con loro, eppure le nostre vite sono appese al filo di quelle decisioni. Anche senza invito, andremo la' per gridare ragioni differenti. Ad accoglierci troveremo muraglie ed eserciti.
Ci ordineranno di disperderci. Noi disobbediremo.
Perche'? Lo faremo per noi stessi? Lo faremo perche' lo riteniamo giusto? Lo faremo perche' non c'e' altra scelta? Ecco, io vi dico che non importa il motivo. Al momento delle decisioni, quando la Storia si compie, cio' che sommamente conta e' esserci, stare l e fare la propria parte. Quante volte in questi anni ci siamo sentiti inutili, fiaccati dallo scarso numero o dall'isolamento? Quante volte ci siamo persi in lunghi concili che non portavano a niente? Quante volte abbiamo pensato che Davide non trovasse la fionda per colpire Golia? Quante volte abbiamo creduto che nessuno sforzo potesse servire?
A volte capita di guardarsi allo specchio e di scoraggiarsi, di vedere ingenuita' e stupidita', patetici illusi che cercano un senso per le loro vite. I pi acuti riescono a porsi la domanda: serve a qualcosa oltre che a me stesso, oltre a illudermi di servire a qualcosa e consolarmi perche' sto dalla parte giusta?
Ma queste domande, cos come le divisioni retoriche e le discussioni sui concetti, troppo
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