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della lunga marcia verso Genova, e l'ultimo dispaccio firmato col multiple name di Qoe'let, queste pagine comprendono i testi apparsi su "Giap", nella primavera del 2001, in riferimento alla manifestazione genovese anti G8. Il valore immediatamente politico della letteratura fornisce esempi positivi di un gergo che cita, ricorda e prefigura scenari imprevedibili. Vortice di rimandi storici apparentemente incongrui, la bizzarra vicenda da' voce a eccentrici personaggi: a Giuseppe Garibaldi, "soldato semplice dell'esercito dei sognatori", a Gert dal Pozzo e all'infido Q. Il gioco dei remake e delle metafore contribuisce a creare un'artificiale - ma fino a che punto? - circolarita' del continuum. Nel tempo che si curva sotto il peso di inaspettate rentre'e, gli eventi non possono mai dirsi perfettamente conclusi.
Cos, nell'Appello alle moltitudini d'Europa rivive il passato aperto di un continente ribelle, e nei Dodici articoli risuona l'anelito di liberta' e l'odio per la proprieta' feudale dei contadini tedeschi. Correva l'anno 1524, ma alle boriose espressioni dei nuovi padroni del vapore si sovrappone il ghigno nobiliare degli antichi feudatari.
La Coda della sezione e' costituita dal commento della brutale repressione genovese, compilato con la penna dell'Informatore bene intinta nell'inchiostro simpatico delle subdole strategie repressive. Il salto temporale, tra il "prima" e il "dopo" G8, e' giustificato dall'uniformita' stilistica che accomuna il messaggio di Q agli altri testi. Su tutt'altro registro, il vuoto viene colmato da Le giornate di Genova, resoconto tachicardico dal vivo della battaglia.



Il viaggio di Dydo
Favole, apologhi ed elzeviri da Genova alla guerra
(giugno-ottobre 2001)

Wu Ming 2

Dydo abitava il pianeta pi vasto della Federazione. Eppure, al banchetto dei Grandi pianeti non lo avevano invitato. Avrebbero discusso i problemi della galassia. Problemi nati dalle loro stesse soluzioni. E senza che nessuno gliel'avesse chiesto.
Dydo non poteva restare zitto. Ma siccome per farsi sentire avrebbe dovuto gridare, molti dissero che voleva solo fare casino.
E siccome da piccolo aveva schiacciato una formica, in tutta la Federazione comparvero foto di lui e della formica e la scritta intermittente: "Dydo: un pazzo sanguinario". Nessuno sembrava ricordare con quali violenze i Gp terrorizzassero la galassia e nemmeno l'esercito in armi che occupava Cimafo per proteggere il loro banchetto.
E siccome Dydo voleva organizzare una festa di tutti i non invitati, dissero che voleva solo divertirsi.
E siccome a pochi interessava davvero cosa pensasse e cosa lo spingesse a quel lungo viaggio, chi non aveva tempo di ascoltarlo stabili' che Dydo era un "antiplanetario", e rispose dicendo che la Federazione aveva senz'altro dei difetti, ma anche tanti vantaggi per gli esseri viventi della galassia. Dydo non lo negava: chiedeva solo di parlare di quei difetti.
E tutti gli opinionisti da cortile, che accendono il megafono per i problemi della galassia solo in occasione di grandi catastrofi, e per il resto passano il tempo a pulirsi l'ombelico, accusarono Dydo di aver alzato la voce soltanto in occasione del Gp, e di aver taciuto per gli altri quattrocentonovantanove giorni dell'anno galattico. In realta', Dydo non aveva mai smesso di parlare. Loro, distratti dall'ombelico, avevano disattivato le orecchie.
E siccome Dydo cercava in tutti i modi di dire la sua e di farsi sentire, dissero che era malato di protagonismo, un egocentrico interessato solamente a mettersi in mostra. Molti gli dissero che andare a Cimafo non serviva. Che niente sarebbe cambiato. Che, che, che. Poi c'era da sporcarsi il vestito, da sgualcire il gilet.
Dydo rispose che non pensava di cambiare il mondo in un giorno solo.
Ma che bastava un giorno per perdere la dignita'. E nonostante gli eserciti, la formica, gli opinionisti da cortile e gli amici con il gilet nuovo, mise nello zaino molta rabbia, molte idee e parti senza esitazioni.

* * *

Nuotare nello
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