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governo? Dici che non c'e' niente da trattare, che il governo puo' solo annullare il vertice (questa e' la posizione che abbiamo tenuto sinora).

A dispetto dei nostri sbagli, credo ancora che il modo in cui le Tute bianche si sono organizzate e imposte alla pubblica attenzione - evitando molte trappole e imboscate mediatiche - abbia non solo contenuto l'entita' della tragedia genovese, ma abbia anche contribuito a creare consenso intorno alle prassi del movimento, facendo s che quasi trecentomila persone accorressero a Genova per salvarci il culo sabato 21 luglio. Cio' non toglie che abbiamo commesso errori, di certo non ci aspettavamo un tanto brusco innalzamento del livello dello scontro, come non avevamo tenuto in sufficiente considerazione la rivalita' tra polizia e carabinieri eccetera.
Di una cosa sono sicuro: anche in questo scenario radicalmente trasformato dalle discontinuita', dovremmo mantenere netta la distinzione tra i bambini e le acque sporche, e fare tesoro delle nostre esperienze passate.

Traduzione ed elaborazione degli appunti per un intervento al dibattito Semi(o)resistance, nell'ambito del Festival "make-world O=YES, Monaco di Baviera, 20 ottobre 2001. L'intervento salto' all'ultimo momento per motivi di salute.


20 luglio 2002: un piccolo miracolo laico
Excursus dal basso Appennino bolognese a piazza Alimonda, passando per...

Wu Ming 1

Si dicono cose solide, quando non si cerca di dirne di straordinarie.
ISIDORE DUCASSE, CONTE DI LAUTREAMONT,
Poesie, 1870.

Nell'autunno-inverno 1944 le popolazioni dell'Appennino tosco-emiliano subirono molte rappresaglie e stragi nazifasciste. Il fronte era fermo lungo la cosiddetta "linea gotica", le montagne erano il confine naturale tra il territorio occupato dal Reich e quello gia' liberato dagli Alleati.
Disorientati dall'estendersi della guerriglia partigiana e ormai consapevoli di aver perso la guerra, i nazifascisti si scatenarono nella repressione pi selvaggia e brutale. L'eccidio pi famoso fu quello di Marzabotto, a ottobre. A partire da dicembre e per tutto l'inverno, all'incirca cento partigiani vennero prelevati - di nascosto e a piccoli gruppi - dal carcere bolognese di San Giovanni in Monte e, viaggiando di notte, portati su un poggio in localita' Sabbiuno di Paderno, nel punto pi alto di un crinale che separa le valli del Reno e del Savena, nove chilometri a sud del centro di Bologna.
e' una zona di fianchi erosi e di calanchi, dove la vegetazione si alterna a fenditure argillose grigio-azzurre e a distese sabbiose e dorate.
Dal poggio, oggi come allora, si gode di una vista a trecentosessanta gradi. Al tramonto tutto diviene luminescente. Nel Pliocene inferiore l c'era ancora il mare, e i calanchi erano fondali profondi.
Di notte, dove l'orizzonte si apre ampie brecce, dal poggio di Sabbiuno si vede la distesa di luci di Bologna. Nell'inverno 1944, con la citta' oscurata per via dei bombardamenti, e' probabile che non si vedesse niente.
I partigiani venivano allineati sul ciglio del burrone e fucilati. I corpi cadevano a valle, perduti nella fanghiglia e nella neve. Quel prolungato eccidio fu scoperto dopo la Liberazione. Solo cinquantatre vittime furono identificate.
I monumenti ai caduti - ivi compresi i caduti della Resistenza - faticano a commuovere e a comunicare davvero qualcosa a chi e' venuto dopo (una vicinanza, una continuita' delle lotte, un'appartenenza alla comunita' di chi ha lottato e lotta). Molto spesso sono eccessivamente tronfi e retorici, sovracodificati, chiusi, monologici. Con un monumento non si dialoga. Un monumento non lo si "interroga". Inoltre, i monumenti trasudano burocrazia, in qualche modo ostentano il processo di selezione (sovente inficiato da nepotismi) grazie al quale proprio quel particolare artista ha potuto realizzare la tal cosa.
A onor del vero, capita che il tempo e i cambiamenti del contesto sociale intervengano ad "aprire" un monumento, a renderlo inaspettatamente "dialogico".
e' probabile che durante la
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