<A HREF="antologiap023"><</A>
tra compagni e polizia, ma messaggi alla societa' civile.
Solitamente le Tute bianche annunciavano pubblicamente il loro scopo e quali tattiche avrebbero impiegato, per "ricattare" le autorita'. Dicevano:
- Non c'e' nessun segreto, faremo la tal cosa, poi faremo la tal altra, e' questa la cornice. Non ci assumiamo la responsabilita' di quanto dovesse accadere al di fuori di tale cornice. e' compito della polizia mantenere la calma. Sapete quali tattiche impiegheremo ed e' vostro dovere affrontarci senza andare fuori di testa!
Eppure le tattiche erano sempre impiegate in modo imprevedibile, il che sorprendeva la controparte, c'era chi effettivamente andava fuori di testa, ma a quel punto non poteva fare troppi danni. Nel corso del 2000, questo schema porto' a risultati concreti.
Quello che sto per leggere e' lo stralcio di un documento scritto prima di Genova da alcuni compagni, e messo in circolazione via Rete. Gli autori intendevano chiarire alcuni punti e ribattere a certe calunnie e distorsioni messe in giro da sedicenti rivoluzionari:

Conseguimmo un risultato concreto a Milano in via Corelli, nel gennaio 2000, quando ci scontrammo con la polizia e riuscimmo a entrare in una zona vietata anche ai giornalisti, cioe' il Centro di detenzione amministrativa per migranti "clandestini", un vero e proprio campo di concentramento. Vincemmo la resistenza della polizia, la stampa pote' accedere al posto e descrivere la scena. In seguito l'attivita' del Centro fu sospesa.
Conseguimmo un risultato concreto dopo le manifestazioni Mobilitebio di Genova, dal 24 al 26 maggio 2000. Ci scontrammo con la polizia in un modo inedito, cos i media non poterono criminalizzarci. In seguito, il governo italiano decise una moratoria sugli Ogm.
Durante la manifestazione anti Ocse di Bologna (14 giugno 2000) fummo caricati dalla polizia, quattro di noi furono strappati a forza dalla testuggine e feriti alla testa. Fu uno scontro duro, lo dimostrano le riprese di quel giorno: Tute bianche raggomitolate a terra con branchi di sbirri che li prendono a calci e manganellate. I calunniatori dicono che era tutta una finta, che c'era un accordo con la polizia. Stronzate, e mancanza di rispetto per i compagni feriti. Comunque, i telegiornali fecero vedere che ci eravamo soltanto protetti con gli scudi, che la violenza l'aveva esercitata solo la polizia
Nelle settimane precedenti il G8 sull'ambiente di Trieste (aprile 2001), la citta' fu invasa da migliaia di poliziotti. La stampa locale rovescio' la realta', preparando gli abitanti a una calata di barbari pronti a mettere Trieste a ferro e fuoco. Il corteo fu protetto da scudi e pronto all'autodifesa, ma anche pacifico, ironico, multiculturale. I telegiornali furono costretti ad ammettere che non era successo nulla di terribile, e la cittadinanza se la prese con le autorita' locali per i disagi causati dalla militarizzazione.
Negli ultimi due mesi di preparativi per il G8 di Genova, le Tute bianche si sono dimostrate in grado di scansare gli stereotipi, costringendo i media a interpretazioni schizoidi. I pennivendoli non sono stati in grado di etichettarci ne' come "buoni" ne' come "cattivi".
D'altro canto, e' senz'altro vero che le Tute bianche sono "sovraesposte" nei media, che i loro portavoce vengono citati o menzionati anche quando non ve n'e' bisogno, tuttavia [...] il problema della sovresposizione puo' essere risolto con continui cambiamenti di rotta.
Dicono che sei violento? Tu scompagini la discussione su violenza e non-violenza proponendo tattiche che sfuggono all'incasellamento. Dicono che sei solo una piccola minoranza, una "frangia"?
Tu infiltri la cultura pop, costruisci il consenso, mandi in tilt le rappresentazioni abitudinarie. Cambiano strategia e ti definiscono "ragionevole", per poter "mostrificare" il Black Bloc? Sposti il peso e ti sbilanci a dissipare gli stereotipi su quest'ultimo. Tentanto di descriverti come rappresentativo dell'intero movimento, poi cercano di inchiodarti a una "trattativa" col
<A HREF="antologiap025">></A>