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e nel Nordest.

Poi scoppio' la guerra in Kosovo. Se non erro, la "azione diretta con protezioni" fu inventata quando i centri sociali del Nordest decisero di "invadere" la base Nato di Aviano. Quanti di voi fossero ancora ignari di cosa sto parlando, sappiano che si trattava di indossare corpetti imbottiti, parastinchi, caschi, maschere antigas e scudi di plastica, e di avanzare dietro barricate mobili fatte di camere d'aria gonfiate rivestite di plexiglas o gommapiuma. Nei mesi seguenti, la tattica della "testuggine", una delle pi utilizzate dalla polizia antisommossa, venne ritorta e utilizzata contro quest'ultima.
Grazie a tali innovazioni, il numero di feriti ai cortei calo' percettibilmente. Venne inoltre resa molto difficile la caccia all'uomo, dato che la "testuggine" incoraggiava i manifestanti ad avanzare e prendere le botte tutti insieme. All'inverso, a molti parve che fosse cresciuto il numero di poliziotti contusi, dato che le forze dell'ordine non erano preparate a fronteggiare una tattica del genere. A volte capito' che la testuggine si aprisse e lasciasse che alcuni celerini, nell'impeto, ne penetrassero le file, rimanendovi intrappolati, e a volte presi a calci.
Tutto cio' avveniva di fronte a innumerevoli videocamere e macchine fotografiche, alla presenza di cronisti e troupe televisive. Gli smacchi della polizia erano trasmessi e amplificati. Spesso i giornalisti erano costretti a far notare che i manifestanti si erano limitati a camminare verso l'obiettivo, che non avevano tirato sassi o molotov, che nessuna vetrina era stata infranta eccetera. Tutto cio' attirava le simpatie di molte persone alla ricerca di un modo per contestare, ma che non avrebbero mai preso parte a scontri tradizionalmente intesi.
Il fatto che molte persone mettessero a repentaglio i propri corpi, senza nulla concedere all'ideologia del martirio, riporto' alla mente di certi osservatori le analisi di Foucault (e Deleuze) sulla "biopolitica" e il "biopotere". Alcuni parlarono con entusiasmo di un "ritorno dei corpi", di corpi usati per sfidare l'ordine del discorso imposto su di essi, per sfuggire al controllo. Potrebbe trattarsi di un'esagerazione, e in ogni caso e' un po' fuori tema.
Dopo alcuni mesi, i pi intelligenti funzionari di polizia capirono che l'unico modo di affrontare tale tattica era con una strategia di "contenimento", che poteva includere il compromesso e la trattativa coi manifestanti minuto per minuto. Iniziammo a vedere pubblici ufficiali aprire e sventolare mappe delle citta' e propinarci una strana miscela di linguaggio di strada, ragionamenti machiavellici e ci-siamo-capiti:
- Bene, ragazzi, noi non possiamo permettervi di arrivare qui, ok? Dobbiamo per forza caricarvi perche' e' il nostro lavoro, pero', capiamoci, possiamo arretrare di cento metri, cos vi facciamo arrivare... qui, proprio a questo incrocio, vi puo' andare bene? Ma se fate un solo passo in pi a noi tocca caricarvi. Pero' lasciateli indietro quei cazzo di gommoni, non ce n'e' bisogno, perche' voi siete tranquilli, noi siamo tranquilli... e' tutto a posto, ci siamo capiti? E dite ai giornalisti di non mettersi in mezzo, loro che c'entrano? Ce la vediamo noi e voi, va bene? Voi siete tranquilli, noi siamo tranquilli, e allora che problema c'e'?
Inutile dire che le Tute bianche facevano sempre quel passo in pi, che i celerini non erano mai molto tranquilli e che i giornalisti si mettevano in mezzo regolarmente. A trarre vantaggio da tutto questo erano unicamente le Tute bianche, che potevano perfezionare la strategia, al contempo ottenendo risultati concreti. Il nuovo approccio "negoziale" degli sbirri veniva sfruttato con grande consapevolezza mediatica, e le Tute bianche finivano per trovarsi dove i media e le autorita' non si aspettavano di vederle. Cio' che e' pi importante, le Tute bianche mettevano in scena una narrazione zapatisteggiante sulla disobbedienza civile e le moltitudini che "soffiavano contro l'Impero". Non erano in alcun modo regolamenti di conti
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