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sotto padrone, geneticamente modificate, incapaci di nutrire le comunita' future.

"l'Unita'", mercoled 25 settembre 2002, sezione Orizzonti.


Seconda parte

Miti fondativi e nuove narrazioni

In che modo le storie e i miti intersecano il piano dell'azione politica?
Risposta di movimento ai quesiti sollevati in La storia delle storie, Miti fondativi e nuove narrazioni illustra il funzionamento dei dispositivi mitopoietici.
Tute bianche. La prassi della mitopoiesi in tempi di catastrofe e' la traduzione ed elaborazione degli appunti per un intervento, poi saltato, che Wu Ming 1 avrebbe dovuto tenere a Monaco di Baviera nell'ottobre 2001 in occasione del festival "make-world o=YES". Il testo traccia, a partire dalla meta' degli anni Novanta, l'interpretazione di alcuni vettori simbolici del conflitto: dal Luther Blissett Project all'esperienza delle Tute bianche, passando per l'immaginario dell'Ezln.
Gli astronauti di chi?, redatto per "Giap" nel febbraio del 2002, fa il punto sullo stato del movimento dopo le drammatiche vicende dell'anno precedente, dopo la "mattanza" di Genova e il mattatoio alle Twin Towers.
Con 20 luglio 2002. Un piccolo miracolo laico, pubblicato su diversi periodici ma proposto in anteprima su "Giap", si ritorna in piazza Alimonda. Trecentosessantacinque giorni dopo i fatti del G8. L'occasione rappresenta il concreto pretesto per un viaggio nella memoria, per un pensoso vagabondaggio attraverso il tempo e lo spazio. Che cosa lega l'inquietante ombra del Treptower, memoriale stalinista di Berlino est, a un tranquillo poggio del basso Appennino emiliano? E che cosa accomuna una notte del 1944 al doloroso ricordo del 20 luglio 2001?
Il flashback si interrompe bruscamente quando una voce sillaba un funebre slogan di vendetta dal marcato stile anni Settanta.



Gli astronauti di chi?
Immaginazione e moltitudine in Italia nei giorni del cacerolazo globale

Wu Ming

e' vero che in Italia e nel resto del pianeta il "movimento dei movimenti", benche' duramente provato, e' sopravvissuto alle "mattanze" del 2001 (Gteborg, Genova eccetera) ed e' ripartito nonostante il tentativo di spazzarlo via manu militari.
e' vero che nemmeno il post 11 settembre, l'intruppamento ideologico da Quinto Reich (parlare del Quarto e' ormai un anacronismo), e' riuscito a fermare la partecipazione di centinaia di migliaia di persone, che anzi, hanno trovato nell'opposizione alla enduring war planetaria una ragione in pi per scendere in piazza e organizzarsi. e' vero che milioni di profughi della sinistra ex "storica" premono ai confini tratteggiati di questo nuovo movimento, variegato e multiforme, con una domanda di argomentazione e partecipazione, di idee, gesti e parole che restituiscano loro la dignita' dell'opposizione allo stato di cose presente, ma anche un principio-speranza per immaginarne il superamento.
Proprio per questo e' sotto gli occhi di tutti un primo problema che potremmo scrivere con la maiuscola e definire, appunto, come il Problema dell'immaginario. O meglio: del rapporto tra l'immaginario e l'immaginazione di questo movimento, rappresentazione di se' e dell'altro mondo possibile cui si vuole alludere.
Finora e' stata principalmente la spinta etica, psicologica, morale (in certi casi specificatamente religiosa), a serrare le file del dialogo e della condivisione delle lotte. E proprio a causa dei diversissimi punti di partenza delle varie anime del movimento e per la sua connotazione realmente globale. Ma dato che il movimento e' sorto in risposta alla concretissima materialita' dei problemi provocati dal capitalismo, e' impossibile non porsi il problema del superamento della spinta etica, e dell'approdo a una critica materialistica diffusa.
Cio' non implica alcun "tirare le somme", ridurre quella molteplicita' argomentativa che costituisce la sua ricchezza e novita', ma sicuramente occorre interrogarsi su come rappresentare e comunicare, in primis a noi stessi, la condivisione della precarieta' esistenziale
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