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l'evoluzione della cultura e quindi, poiche' le comunita' e gli individui hanno, a loro volta, bisogno di storie, si tratta di un vero e proprio crimine contro l'umanita'. Queste implicazioni sono estreme soltanto in apparenza. Tutto sommato, l'idea di proprieta' privata intellettuale appartiene a un periodo assolutamente breve e recente della Storia e ogni giorno che passa appare sempre pi come il tentativo di vincolare e ridurre una delle attivita' umane pi naturali, collettive e irrinunciabili: raccontare il mondo attraverso le storie.

"l'Unita'", mercoled 18 settembre 2002, sezione Orizzonti.

Diritto all'eccedenza
Wu Ming 3 e Wu Ming 2

Il sentiero finora percorso dentro le storie, dalla fascinazione che ne subiamo alle loro necessita' biologiche, ci spinge a evidenziarne il carattere eccedente, infinitamente riproduttivo, incontenibile e capace di descrivere traiettorie vertiginose, fuori da qualsiasi prevedibilita', nello spazio-tempo. Disegniamone una tra milioni.
Un libro controverso e inquisito, maledetto e di attribuzioni dubbie e plurime, un "best seller" proibito (nel senso pieno del termine, migliaia di copie, traduzioni in molte lingue), apparso negli anni Quaranta del XVI secolo: Il Beneficio di Cristo.
Negli anni successivi alla sua apparizione, il testo - attribuito da alcuni a un frate domenicano, Benedetto Fontanini da Mantova - fu al centro di vicende incredibili, prima e dopo il suo inserimento nell'Indice pubblicato nel 1549 dalla rinnovata Inquisizione, diretta dal cardinale Gianpietro Carafa, futuro papa Paolo IV. Eppure, sul piano teologico, non contiene nulla di cos rilevante o scabroso.
Libro passato per varie mani, illustri e volgari, artigiane e intellettuali; poi raro e pericoloso come il morso di un serpente: veleno da espellere subito oppure letale. Libro di frontiera, ponte di dialogo tra cattolici e riformati o esca lanciata da menti astutissime e cospirative dentro le faide politico-religiose dell'epoca? Non e' importante rispondere qui. Piuttosto conta seguirne la parabola. Dopo i fasti e le disavventure dell'Inquisizione, che ne fanno il libro "nero" ed eretico per antonomasia, Il Beneficio di Cristo in qualche decennio si inabissa, prima nella circolazione, clandestina e sempre pi rara, poi nella memoria collettiva e religiosa (se non in quella blindata degli archivi vaticani), per riemergere blandamente qualche secolo dopo, nelle discussioni dottrinali e teologiche di pastori e intellettuali protestanti.
E questo filo, tenue e ambiguo, cio' che giunge a due storici e ricercatori - e siamo arrivati agli anni Settanta del XX secolo - Adriano Prosperi e Carlo Ginzburg, che fanno del Beneficio di Cristo l'oggetto di un seminario aperto di ricerca coi propri studenti e di una pubblicazione, Giochi di pazienza (Einaudi, 1975). Quel saggio svela tutte le caratteristiche da thriller storico-teologico raggrumate intorno a quella ormai perduta pubblicazione. Gli autori lo fanno con il rigore degli storici e senza licenze, ma con la passione e il tratto che aprono squarci su vicende appassionanti e figure, personaggi solo apparentemente secondari, ignoti, che pero' attraversano in maniera bizzarra e cruciale eventi di portata storica.
Infine, e siamo ormai "a casa", Il Beneficio di Cristo e le complesse trame che ruotano intorno a esso diventano uno degli architravi narrativi di un romanzo, Q (Einaudi, 1999), firmato da un collettivo di scrittori con lo pseudonimo aperto Luther Blissett. Il romanzo incontra una buona fortuna commerciale e di critica, viene tradotto in molti Paesi, e in alcuni casi riapre e riaccende il dibattito sia di ordine storico sia teologico su quelle questioni. Attraverso un testo di diffusione di "massa", Il Beneficio di Cristo torna a essere un libro "popolare". Singolare, no? Dove, quando e sotto quali spoglie avverranno le future "emersioni"?
Questa eccedenza, la natura traboccante delle storie, il riversarsi continuo della conoscenza in corsi e rivoli successivi e imprevedibili,
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