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molti altri stratagemmi, affinati dall'evoluzione, per affrontare un ambiente ostile e competitivo.
Secondo Richard Dawkins, autore di Il gene egoista, applicare alle storie (e pi in generale alle idee) la teoria dell'evoluzione non serve soltanto come analogia descrittiva, ma ci mette in grado di spiegarne il comportamento.
Qualunque evoluzione, biologica o culturale che sia, presenta tre aspetti.
1. Variazione: cioe' molti soggetti differenti che popolano un ambiente.
2. Eredita': i soggetti sono in grado di riprodursi, di creare molte repliche di se stessi.
3. Adattamento: l'ambiente circostante, interagendo con le caratteristiche dei soggetti, ne influenza il numero.
e' indubbio che questo modello possa applicarsi alla situazione appena descritta. Ma come spesso accade, le conseguenze di una teoria sono molto pi importanti, per la sua accettazione, della teoria stessa. Descrivere le storie come forme di vita, dotate in un qualche modo di una loro autonomia e guidate dal principio evoluzionistico della lotta per la sopravvivenza della specie, puo' essere molto affascinante, ma significa essere disposti a diverse rinunce.
Innanzi tutto l'Autore, il genio creativo, l'artista in contatto con dimensioni superiori dell'essere, caro alla visione romantica borghese, si ritrova molto ridimensionato. Il narratore non e' un analogo di quel dio che diede vita al mondo attraverso le sue storie, piuttosto e' un comodo veicolo attraverso il quale la "biblioteca" di una comunita' cerca di replicare se stessa. Chi si assume il compito di raccontare storie e' un "riduttore creativo di complessita'". Come Elias Lnnrot, il compositore del Kalevala, la grande saga epica dei finlandesi.
Questo Omero contemporaneo, nella prima meta' dell'Ottocento, raccolse e registro' dalla viva voce dei cantori una grande massa di racconti epici, per riscriverli, ristrutturarli, lavorare di taglia e incolla, inventarsi passaggi di raccordo e dar vita a un poema unitario di straordinaria bellezza, comportandosi pi o meno come gli stessi runoia, che spesso cercavano di mettere ordine nei canti che conoscevano, intrecciandoli e rielaborandoli continuamente, poiche' come ogni forma di vita, anche le storie, nel replicarsi, si modificano senza sosta. D'altra parte, Lnnrot fece qualcosa che nessuno dei runoia avrebbe saputo fare: aveva dalla sua la lingua scritta, che molti di loro non conoscevano, per far s che certe storie non dovessero affidare la loro sopravvivenza ai cervelli di uomini spesso molto anziani, poi si servi dei suoi studi di folklore e della conoscenza di altri poemi epici, per guidare la selezione, ottenere un amalgama che potesse infettare le menti dei lettori contemporanei, gente nata e cresciuta in citta', lontana dalle steppe dei cantori. Fece un lavoro prezioso, inestimabile, importantissimo per la comunita' e sicuramente creativo. La sua importanza come narratore non risulta in alcun modo intaccata dal fatto che le storie che racconto' non fossero "uscite", per la prima volta, dal suo cervello.
Il 28 febbraio, giorno della prima pubblicazione del Kalevala, in Finlandia e' festa nazionale.
La seconda rinuncia e' quella ad apporre alle storie un vincolo di proprieta' esclusiva. Le storie sono di tutti. Appartengono alla collettivita', ed e' grazie ai cervelli di molte persone che possono mantenersi sane ed efficienti nella riproduzione. Chi si appropria di una storia e vuole tenerla solo per se', commette un furto. Il narratore che vive del suo lavoro, non lo fa vendendo storie che sono sue, ma raccontando storie che sono anche sue, attraverso performance o grazie a oggetti particolari, i libri, che vengono venduti come qualsiasi altro prodotto. Il contenuto della narrazione, invece, puo' soltanto essere restituito alla comunita', che deve potersene servire liberamente.
Infine, le storie hanno bisogno di circolare e di replicarsi con tutti i mezzi possibili. Qualsiasi provvedimento cerchi di limitarle sotto questo aspetto e' un attentato contro
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