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soglia di un'altra dimensione. Recando con se' il dono dell'accesso a un nuovo tempo, l'eroe tornera' alla sua comunita'. Apoteosi: attraverso una galleria, Breckenridge giunge alla sala comandi del sistema di ibernazione. Mentre cerca di capire come risvegliare i dormienti, un gigantesco scorpione lo afferra e gli chiede quale sia il suo scopo. Breckenridge risponde che e' giunto il tempo di svegliare i dormienti, e chiede allo scorpione quale sia l'ultima prova da superare: una prova di forza? Una corve'e? Un indovinello da risolvere? Lo scorpione chiede a Breckenridge di risolvere... l'indovinello della Sfinge a Edipo. Breckenridge ricorda la risposta e risolve l'enigma. Lo scorpione lo lascia andare, Breckenridge aziona i comandi e resuscita un'intera civilta'. Quando i risvegliati accorrono per sentire i suoi racconti, egli conclude:
- Alba dopo alba, il semplice fatto di essere vivo, di essere parte di tutte le cose, di essere parte della danza cosmica della vita, questo e' il significato, la ragione d'essere.
Ritorno: Breckenridge si risveglia all'aeroporto Jfk di New York, intenzionato a cambiare vita.
Essere serendipici, conquistare l'attitudine che ti fa gioire delle deviazioni, dei lavori in corso, delle strade maestre bloccate, perche' l'esperienza di lasciare la carreggiata e battere altri sentieri ci fara' trovare qualcosa. Senza quest'attitudine, non si puo' capire come una vecchia rivista di fantascienza trovata su una bancarella possa contenere e rivelarci la storia delle storie, farci comprendere di quali narrazioni abbiamo bisogno.
Breckenridge e il continuum e' un racconto di Robert Silverberg scritto nel 1973, pubblicato nel 1978 su un numero di "Robot".
Tra gli scopi della rivista vi era abbattere lo steccato tra science fiction e cultura di sinistra, impresa cui si dedicavano diversi gruppi, tra cui il collettivo Un'ambigua utopia. All'epoca molti compagni ritenevano la s-f (e tutta la "paraletteratura") reazionaria o, nella migliore delle ipotesi, "poco seria". In quel modo si tenevano lontani da un formidabile patrimonio di immaginazione a un tempo sovversiva e costituente. La pubblicazione della short story di Silverberg suona allora come una fiera dichiarazione d'intenti.
In mezzo c'e' stato il cyberpunk e molto altro, abbiamo guadagnato terreno, tuttavia la battaglia e' ancora in corso e anzi, le difficolta' di allora rischiano di riprodursi a un livello pi alto. Quando i nuovi movimenti parlano di "miti" e di "mitopoiesi" (creazione di miti) non intendono, come molti sembrano credere, proporre una versione "pi a sinistra" del pensiero reazionario e "sapienziale", che vede nel mito (al singolare) la narrazione statica di un tempo che sta sopra il nostro, tempo di un ordine ancestrale, "puro", "autentico", che la nostra civilta' avrebbe abbandonato e alle cui immagini dovrebbe riattingere (evitando di modificarle) per trarne lezioni univoche. Per la destra culturale (da Eliade a Gue'non) il mito e' una dimensione in cui tutto e' gia' stato narrato.
Al contrario, noi crediamo che i miti (al plurale) siano narrazioni dinamiche e spurie, racconti che ci permettono di superare la quarantesima notte nell'ignoto (il deserto, le fasi di incertezza del conflitto sociale). La mitopoiesi consiste nel manipolare i miti, nel "farli a pezzi" e ricostruirli, per estrarre la consapevolezza dall'entropia, senza rinunciare alla ragione (come nell'uso strumentale del materiale mitologico da parte del nazismo) ne' all'emozione (cioe' limitandosi ad analizzare). L'approccio giusto possiamo trovarlo solo raccontando. Per questo, siamo tutti Breckenridge.

"l'Unita'", sabato 14 settembre 2002, sezione Orizzonti.

Homo fabulans
Wu Ming 2 e Wu Ming 4

Ogni singolo individuo, ogni comunita' umana complessa, ha un insopprimibile bisogno di raccontare storie e di sentirsele narrare. Chi volesse confutare quest'affermazione, si troverebbe presto nei pasticci, poiche' tale bisogno e' parte integrante della nostra concezione di essere umano e 
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