<A HREF="antologiap004"><</A>
Vitaliano Ravagli.
I protagonisti di due romanzi balzano fuori dalle pagine che ne eternano le gesta. Con una piccola e insignificante differenza: il primo e' un personaggio di pura fantasia, nel senso che da' corpo alle millenarie fantasie dell'estro popolare; il secondo, registrato all'anagrafe come Ravagli Vitaliano, abita dalle parti di Imola ed e' una persona in carne e ossa, nel senso che puo' capitare di incontrarlo per strada.
Nei primi anni Cinquanta, Vitaliano decide di partecipare ad una spedizione nel Sudest asiatico, e nel profondo della selva laotiana aderisce, anima e corpo, alla guerriglia combattuta dalle popolazioni indocinesi contro i colonialisti occidentali. Asce di guerra e' la sua storia. Un altro capitolo di quel racconto cui parteciperanno, sul versante vietnamita, Ho Chi Min e V Nguyen Giap. Come tomahawk disseppelliti dal centro dell'accampamento, le storie riemergono. Si intrecciano. Verita' e artificio si confondono. Accadeva anche nelle azioni di Luther Blissett e questo e' il terzo de'ja' vu che si presenta in poche pagine.
e' interessante notare come il dibattito a proposito dei temi sollevati durante le presentazioni di Asce di guerra abbia assunto su "Giap" i connotati di una riflessione polifonica intorno ai modi della politica. Che cosa esprime la singolare biografia di Ravagli? Una celebrazione della militanza novecentesca? Un enfatico recupero del fango e dell'acciaio del comunismo di guerra? Oppure la legittima ed estrema adesione di un uomo ai propri ideali? La querelle, di cui diamo ampiamente conto nelle pagine che seguono, viene dibattuta, tra il febbraio e il marzo del 2001, con una veemenza di toni e un'articolazione di contenuti, che giustificano pienamente la fortunata espressione, coniata da Paco Ignacio Taibo II e adattata alla comunita' giapster, di Repubblica democratica dei lettori.

In un contagioso e imprevedibile gioco sul tempo, i personaggi della galassia narrativa del collettivo Wu Ming sono stati assunti come prospettive archetipiche, come maschere in grado di viaggiare attraverso le epoche e di superare le labili frontiere tra fiction e realta'. Dalle colonne virtuali di "Giap" la voce di Gert si era diffusa nel continuum per incitare gli indecisi della selva Europa. Al suo avversario, al Rochefort del cardinale Carafa, toccava il medesimo destino. Come accade in certi plot fantascientifici, in cui il buono e il cattivo sono trasportati in un'eta' differente da quella iniziale e li' continuano l'antico scontro, cosi' Q segue Gert nel pellegrinaggio attraverso il tempo. All'alba del terzo millennio le scelte non cambiano. L'Eretico si schiera a fianco del movimento, la Spia diventa segugio dei moderni inquisitori. Ieri con il Vaticano, al servizio di un cardinale. Oggi con il Fmi, il Wto, la Banca Mondiale, al servizio dei padroni.
Col nome di Qoe'let, divenuto una sigla multipla, vengono firmati, nel giro di un paio di mesi, due testi anomali. Il primo, diffuso nel forum tutebianche.org poi ripreso su "Giap", e' inoltrato a ridosso del G8. Il secondo, pubblicato su un settimanale emiliano, viene redatto pochi giorni dopo i tragici eventi genovesi. Entrambi gli scritti chiariscono con indubbia efficacia, attraverso il punto di vista del confidente per eccellenza, della Spia, dell'Infiltrato, i dispositivi di costruzione dei nemici dello stato(7), le tattiche di controllo preventivo dei conflitti sociali e le linee guida della repressione. Estensione delle originarie finalita' interne al testo, forza di una narrativa capace di accordare robustezza degli intrecci e collettivizzazione dei mezzi di espressione.
Le cose si ripresentano e non e' sempre detto che cio' avvenga nelle forme della farsa. John Mallory, il dinamitardo di Giu' la testa, ne sa qualcosa. Sulle note di un popolare motivo di Ennio Morricone scorrono i flashback che avvicinano l'Irlanda dell'Ira al Messico della rivolta contadina, e sovrappongono il viso del dottor Villega, il traditore che muore da martire, all'espressione
<A HREF="antologiap006">></A>