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favola allegorica, incentrata sul valore magico e taumaturgico del numero sette: vengono fornite sette chiavi interpretative in sette comunicati, gira sette volte intorno alla montagna, bagnati sette volte nel fiume. "La settima chiave siete voi" grida Marcos, il 12 marzo, a un milione di persone raccolte nella piazza principale di Citta' del Messico.
"Voi G8, noi 6 miliardi" era lo slogan delle giornate genovesi, rilanciato iconograficamente grazie all'immagine che ritrae l'accerchiamento di otto uomini stilizzati. E nessun conflitto sara' combattuto nel nome di quanti hanno attraversato le citta' di Firenze e Roma durante le piu' imponenti manifestazioni che mai si siano viste sotto i cieli d'Occidente. Not in our name.
I membri del collettivo Wu Ming hanno partecipato a molti degli eventi menzionati, vivendoli sulla loro pelle e narrandoli successivamente. Il racconto che segue e', prima di ogni altra cosa, la storia di questi fatti. La storia di un viaggio intorno al mondo, che comincia a Praga, il 24 settembre del 2000, per l'assedio al vertice del Fondo monetario internazionale, e arriva in piazza San Giovanni a Roma, il 15 febbraio 2003. Ma la storia e' lunga, come il cammino, del resto. E c'e' il tempo, in una gelida notte di fine inverno, di incontrare il Subcomandante Marcos nei pressi di un caseggiato del paesino di Nurio. In Messico. Che cosa avranno da dirsi un romanziere senza nome giunto dall'Italia e l'emblema del riscatto indigeno?
Seguendo il filo del racconto ci si bagna nel Mediterraneo, attraversando, in un'estate cocente, le strade di Genova. Ma non e' un bel vedere. In via Tolemaide si respira il fumo acre dei lacrimogeni, e poco piu' in la', in piazza Alimonda, risuonano i colpi delle pistole d'ordinanza.
I registri della narrazione si alternano freneticamente, seguendo il ritmo sincopato di un improvvisare insistente. Variazione virtuosa che dimezza il tempo, non risparmiando alcuna ottava. A cominciare dalla piu' bassa, quella che suona la grottesca brutalita' esibita dalla polizia israeliana  nei confronti di un gruppo di pacifisti italiani. Era la mattina del 4 aprile del 2002. Aeroporto di Tel Aviv. A Ramallah, intanto, gli obiettivi telescopici dei cecchini inquadravano corpi inermi...
Poi il discorso sale repentinamente di tono. Fino a lambire le inevitabili note di una poetica sollevazione.
Dalla rabbia alla vittoria. Dalla paura al delirio. Dall'angoscia al tripudio...

Per quanto incisivo possa risultare il linguaggio, utilizzato in un'accezione strettamente descrittiva, emergono, al di la' dell'opposizione fabbrichista tra teoria e prassi, nuove modalita' di impiego. La lingua della letteratura si fa strumento di intervento politico, grimaldello che scardina le motivazioni e le vedute piu' scontate.
Le rocambolesche avventure del protagonista di Q, dell'eretico chiamato Gert dal Pozzo, Tiziano l'Anabattista e chissa' in quale altro modo -  i nomi, lo sappiamo bene, possono s-fuggire - si offrono come specchio sul quale osservare i riflessi cinquecenteschi della tarda modernita': la centralita' della comunicazione, il lento dissolvimento dell'identita' innanzi al sopraggiungere delle moltitudini, la genesi del capitale finanziario, l'importanza di rappresentazioni allusive. Le metafore aggrediscono la Storia. Curvano circolarmente il tempo, introducendo significative variazioni(6).
Questo dispositivo di intervento e' efficacemente illustrato dall'apporto che il collettivo Wu Ming ha offerto per l'allestimento della contestazione genovese.
Nella primavera del 2001, una mobilitazione inattesa scuote il Paese e "Giap"  fa la sua parte. Sul numero dedicato al lancio dell'appuntamento, una singolarissima Internazionale di ribelli e guerriglieri, di agitatori e sediziosi, prende parola contro il collegio cardinalizio degli arcipotenti della Terra. Pubblichiamo i loro interventi, ma ci teniamo a chiarire che a questa temibile associazione sovversiva erano affiliati Gert dal Pozzo, il generale Giuseppe Garibaldi e
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