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funzione di strumento informativo e si ridefini' come vettore di socializzazione stilistica. Potente amplificatore di tecniche, pratiche e moduli di intervento sui linguaggi.
Il coro, emerso dalla progressiva aggregazione dei giapsters, e' amministrato con estrema cura, mediante un criterio che coniuga agilita' della comunicazione e qualita' degli interventi. Una pratica piu' affine alla buona attivita' redazionale su carta che alla presunta orizzontalita' comunicativa di molte mailing-list, anche di movimento, ridotte, troppo spesso, a ingestibili sfogatoi. Rilievi stilistici, libere interpretazioni, contestazioni, apprezzamenti, aperte prese di posizione costituiscono il prezioso patrimonio portato in dote dai giapster. Niente e' stato posto al riparo da un intensissimo feedback sulla forma e la sostanza della scrittura, e su niente l'autore Senza nome ha fatto valere un giudizio insindacabile.
Molte parole sono state spese, e un rilevante deposito di riflessioni, resoconti, reportage, risposte a domande e ulteriori domande che aspettano risposte, e' andato costituendosi. Proporne una selezione significa rimettersi in marcia sulla via del racconto. Consapevoli che la scelta di un criterio non puo' fare a meno di implicare approcci e obiettivi particolari e che di criteri se ne possono trovare tanti. Tutti legittimi, tutti determinanti, tutti perfettamente complementari(5). La narrazione risultante assume con serenita' e sostiene con convinzione l'usura subita dagli abituali attori del palcoscenico letterario, presupponendo che il ruolo dell'Autore, il mistero  della creazione artistica e la lettura, devota e trasognata, hanno perso fascino e sensualita'.
L'anonimato, il cui valore metaforico chiede di essere misurato rispetto a un discorso complessivo, non pesato sulla bilancia truccata di coerenze cialtronesche e parolaie, si rende condizione ideale al fine di narrare le vicissitudini di un Io multiplo, industrioso e quadrofenico, per dirla con gli indimenticabili Who. Anonimato che riflette l'indefinibile e sfuggente essenza dei miti, della fantasia popolare, del tribalismo sottoculturale metropolitano, delle saghe pop, del lavoro intellettuale massificato. Possiamo aggiungere del movimento di resistenza alla globalizzazione dei capitali, esploso nel 1999 con la battaglia di Seattle. Nelle pagine che seguono e' possibile ricostruire fedelmente la partecipazione del collettivo Wu Ming al movimento dei movimenti. Intima adesione che va rintracciata in uno sforzo costante volto alla produzione di miti di emancipazione, eroiche cronache di lotta e archetipiche immagini di ribellione. Mentre l'intellighenzia affoga nell'oceano dell'intellettualita' di massa e il genio dell'Artista si dilegua nel competente sapere dell'artigiano, si torna tutti a bottega... per copiare, assemblare, perfezionare, restaurare, ritoccare. Ogni tanto anche per contraffare impunemente. E proprio nelle vesti di abili artigiani gli scrittori senza nome hanno contribuito a incrementare il repertorio mitologico dell'opposizione globale.

Dagli Stati Uniti all'Europa, dal Chiapas all'incendio di Genova, dallo Zocalo di Citta' del Messico a piazza San Venceslao, registriamo un'impressionante formulazione di simboli: Seattle, dove tutto e' cominciato, e il seguito delle nuove Brigate Internazionali mobilitate contro vertici e summit; il passamontagna zapatista e gli apologhi del Subcomandante Insurgente Marcos, scanditi dalla consueta anafora dice Durito; la tuta bianca e un altro mondo e' possibile; la fotografia di un ragazzo, ucciso dai carabinieri in un rovente pomeriggio d'estate, e piazza Carlo Giuliani. Robuste campagne di comunicazione hanno introdotto, amplificato e sviluppato le manifestazioni del movimento, consegnando l'intrapresa politica all'epoca della sua matura riproducibilita' simbolica. Qualcosa di molto importante e di molto diverso dall'ordinaria e noiosa propaganda.
In occasione della Marcia della dignita' indigena, nel marzo 2001, Marcos produce un'accurata
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