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alla conquista di regni e coppe sacre. 
Jack apre La Morte d'Artù di Malory nel punto dove l'ha chiuso la volta precedente. Pensa a cosa può esserci di più desiderabile di quel tepore, la grazia di un vecchio baule che diventa la porta di un mondo fantastico. Una buona storia è capace di scaldarti il cuore e avvicinarti a qualcosa di vero, talmente forte che si potrebbe perfino scambiare per Dio. Lui si sente piuttosto parte di una totalità che unisce a filo doppio gli esseri e le generazioni, Sir Thomas Malory e il piccolo Jack. Un cavaliere imprigionato in un'oscura segreta, armato solo di penna e calamaio, e un bambino nascosto in soffitta, che presto rimarrà orfano di madre. Entrambi in cerca di un'evasione impossibile, di un sogno d'arme e d'avventura su cui riversare le proprie speranze. Una sfida agli uomini senza immaginazione, che da sempre affliggono il mondo con la loro crudeltà. 
Jack si commuove, la vista si appanna. Non ha mai pianto di gioia e presto dovrà farlo per un addio troppo precoce. 

Seduto davanti alla finestra Jack si asciugò gli occhi. Gli stessi occhi, la stessa commozione, o piuttosto nostalgia per quell'incanto perduto. Era rientrato a casa senza farsi sentire ed era rimasto seduto ad aspettare che l'alba sorgesse dietro le case di Headington, ascoltando i propri pensieri e il respiro regolare di Max. Il cane, immobile, teneva il muso sulla sua gamba per lasciarsi accarezzare.
Jack guardava fuori. Per troppo tempo aveva provato a vivere al riparo dall'emozione che legava ai ricordi dolorosi del passato, nel tentativo di mantenere la propria vita sotto un rigido controllo. La guerra aveva cambiato tutto, mettendo a nudo i nervi e le ferite. Ora, mentre decideva di dimenticare gli eventi della notte appena trascorsa, di cancellarli come segni sulla sabbia, l'orrore delle cicatrici, il dolore racchiuso sotto la pelle, l'umiliazione inflitta e subita, la vergogna del bacio che gli aveva gelato il cuore; ora sapeva di essere pronto ad accettare tutto quanto. Perfino a riaprire quel baule segreto e ricominciare a scrivere, infischiandosene delle critiche tiepide, e cercando una strada diversa da quella dei suoi eroi poeti. La strada di Jack Lewis, che dal fondo del baratro presto o tardi l'avrebbe portato a incrociare quella di altri uomini come lui. Li avrebbe riconosciuti dallo sguardo, forse, o da ciò che avrebbero detto. Sarebbe cambiato ancora. L'arroganza della giovinezza evaporava poco alla volta, mentre il sole freddo di dicembre faceva filtrare i raggi tra i comignoli. 
In quella prima ora del giorno Jack si scoprì sereno. E fu una bella scoperta, poco prima che i rumori lo raggiungessero dal piano di sopra. Janie e Maureen si stavano alzando.
Fece un gran respiro, ritrovando un sorriso, in un angolo della sua faccia stanca. Lo indirizzò al cane insieme a un'ultima carezza. Si alzò e andò in cucina a preparare la colazione.

47. Il Grande Gioco


Prima che le lacrime annebbiassero la vista, Andy riuscì ancora a vedere l'uomo che si toglieva i guanti, li infilava in un sacchetto di tela insieme al coltello e faceva sparire l'involto nella tasca del cappotto. Un mantice soffiava a ripetizione. Sentì il rumore della porta che veniva chiusa. Provò a parlare, ma produsse solo un rantolo. La luce del mattino gli ferì gli occhi come una lama rovente, non voleva chiuderli, non ancora, restava aggrappato a un filo di vita con la disperazione dei condannati. Sputò sangue e cercò l'aria a grandi boccate, ma lo squarcio che aveva in gola gli impedì di trattenerla. Il mantice non smetteva di pompare aria a vuoto. Rotolò giù dal letto, sulla moquette puzzolente. Sarebbe morto così, come aveva vissuto. Nessua fortuna per Andy Mills. Nessun riccone che lo portasse via con sé, nessun acquirente per la storia che aveva provato a vendere ai giornali. Una manciata di sterline in tasca, e niente più fiato. Un freddo impietoso lo avvolgeva, i contorni delle
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