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cogliere la sagoma che correva rapida, uno spettro candido che saltava da un cornicione all'altro, accompagnato dalle grida di tutti. 
Urens! Urens! Urens!
Sembrava dovesse spiccare il volo, tanto era agile e leggero tra guglie e comignoli, come potesse percorrere la città intera da quell'altezza. Ogni edificio che toccava era un coro di incitamento. Tutti torcevano il collo per riuscire a vederlo, ma non era che un'ombra fugace, uno sventolio bianco nella luce debole dell'alba. Robert lo perse nella foresta di pinnacoli, quando il suono basso e vibrato di un corno da battaglia lo spinse a guardare oltre i tetti di Oxford. 
Allora li vide. Una linea lunga e sottile nel miraggio del giorno che nasceva. Centinaia, migliaia, sull'orlo delle colline. Guerrieri d'oriente pronti a calare sulla città e dischiudere quella gabbia dorata con l'urto di un fiume in piena. Per liberare il loro principe e riportarlo nel deserto.
L'emozione fece tremare i nervi, sottili e labili come petali di rosa, fino a sfociare in una risata solitaria, quasi un pianto, che ruppe il silenzio assoluto.

Si fermò a metà del sentiero che risaliva la collina, il fango congelato sotto i piedi, il cuore rattrappito in un pugno. Puntò lo sguardo poco sopra l'orizzonte e la vide. Era là, a lanciare gli ultimi bagliori, ad annunciare la morte della notte e l'arrivo del sole. Riceveva il canto di commiato degli uccelli, che al contrario degli uomini ancora addormentati, conservavano il ricordo di albe antiche quanto il mondo. Lucifero. Venere. Le avevano dato molti nomi, senza riuscire a ridurla al potere dell'oscurità né a quello del giorno. Solitaria, senza genere, unica favilla di una divinità indecisa. La sua virtù era ciò che possedeva: una luce tenue, un coraggio duraturo. Quello che sarebbe servito per attraversare la Terra di Nessuno, vasta quanto il secolo che si estendeva davanti. E per trovare la strada del ritorno. 

45. Tea Club Barrovian Society


- E tu, John Ronald, cos'hai portato?
La domanda è poco più di un sussurro, nella penombra opprimente della biblioteca scolastica. I libri salgono fino al soffitto, dove la luce della piccola lampada non può raggiungerli, e proteggono da occhi indiscreti, dagli strali del mondo che aspettano là fuori, per mettere alla prova le loro fragili esistenze.
Ronald apre il quaderno e inizia a leggere il racconto, che narra degli scampati alla caduta di Gondolin e al crollo degli ultimi regni liberi. Li conduce alle bocche del fiume Sirion, sul lembo occidentale della Terra di Mezzo, dove i reduci sopravvivono ancora all'avanzata dell'Ombra. 
Tra loro cresce fiero un giovane meticcio, che porta in sé il sangue delle antiche stirpi di uomini ed elfi. I suoi occhi sono color del mare, per aver trascorso gli anni a contemplare la distesa dell'oceano, fino a sentirla entrare in sé e a volerla attraversare. Raggiungere l'altra sponda, la terra dei beati, dei progenitori, degli déi, che mai più sarà lambita dall'oscurità. Trovare una via percorribile attraverso il deserto d'acqua. Questo è il suo destino.
- Così Eärendel costruì una barca e con essa navigò fino a dove il sole muore. Il suo viaggio divenne impresa leggendaria, emblema del ritorno all'origine, gloria duratura. Ammirati, gli déi lo mutarono in stella, affinché il suo bagliore potesse orientare i marinai nella notte. Il primo astro a sorgere sul mare, l'ultimo a spegnersi nella luce del giorno. Quegli uomini sperduti nella vastità dell'oceano avrebbero guardato in alto e si sarebbero sentiti meno soli, riconoscendo un fratello navigare attraverso il cielo e indicare la rotta tra le stelle. 
Richiude il quaderno e si trova davanti ai loro volti rapiti, che non mostrano i segni del tempo. E' così che vorrà ricordarli sempre, mentre impugnano le tazze come coppe sacre e le avvicinano una all'altra sopra il tavolino rotondo, sottratto a una vecchia cantina. Geoffrey Bache Smith. Robert Quilter
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