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contenere le schiere di cammellieri sempre più numerose. Gli uomini dei villaggi vicini continuano ad accorrere sotto le insegne del principe. 
Una colonna di fumo sale da dietro la collina che nasconde Deraa. Le notizie giungono col galoppo dei messaggeri. Hanno visto l'incendio dei magazzini e degli aeroplani tedeschi. I turchi stanno evacuando la città.
Winterton sprona la cavalcatura fino ad affiancare Lawrence, ritto in sella.
- E' la retroguardia di Jemal che si ritira verso Damasco. Ci penserà la cavalleria di Chauvel a incalzarla.
Un'improvvisa agitazione tra le file li costringe a voltarsi. Tallal parla veloce e agita il frustino verso nord. 
E' Auda a fare da interprete del dialetto locale. 
- Il primo villaggio sulla loro strada è quello di Tallal. C'è tutta la sua famiglia laggiù. 
Winterton si rivolge a Lawrence.
- Gli ordini sono di lasciarli andare.
Tallal sta già radunando i suoi uomini.
La voce di Auda tradisce la preoccupazione.
- Dobbiamo fare presto, Urens.
Lawrence non smette di fissare il fumo all'orizzonte. Pensa alla marcia estenuante degli ultimi giorni e alla stanchezza degli uomini. Pensa a Damasco, così vicina, oltre la pianura davanti a loro. Se Damasco cade, l'impero ottomano si sfascerà del tutto. Con la resa della Turchia i suoi alleati in Europa si troveranno in svantaggio, in poco tempo dovranno cedere. La guerra finirà.
Poi pensa alle donne e ai bambini sulla strada di un esercito in rotta, disperato e senza più nulla da perdere. Sente una voce, la propria, che ordina di avanzare. Più veloci del vento del sud.   

Dalla collina il villaggio è una desolazione fumosa. Il reggimento di lancieri di Jemal Pasha si allontana nella piana e va a chiudere la colonna già in marcia. Si lasciano alle spalle i roghi appiccati tra le case. E il silenzio. Fitto. Pesante. Da ammazzare in bocca la voglia di dire qualunque cosa. Si ritirano in buon ordine, la fanteria al centro, l'artiglieria a coprire i lati. Visti dall'alto sono ancora un esercito.
I dromedari sono nervosi, gli uomini in sella preoccupati, stanchi, afflitti dall'idea di ciò che troveranno. Basta uno scambio di cenni con l'artigliere francese perché faccia piazzare i suoi cannoni e prenda a bersagliare i turchi dalla cima, per coprire la discesa dei cammellieri giù per il pendio.
Procedono guardinghi e zitti, in mezzo al fumo che si alza dai mucchi di cadaveri anneriti, ormai irriconoscibili. Un movimento improvviso spinge a spianare le armi, ma è soltanto una bambina che scappa, pensando che i turchi siano tornati. Aziz la insegue e le si inginocchia accanto per tranquillizzarla. La piccola ha una ferita di lancia sul collo e il vestito zuppo di sangue. Non può avere più di quattro anni. Inveisce ancora contro di loro, le braccia bianche al cielo, prima di cadere a terra morta. 
Proseguono dentro il villaggio. Gli abitanti sono stati abbattuti sul posto, mutilati da armi bianche. Su un muretto, il corpo nudo di una donna incinta, inchiodato da una baionetta che le spunta tra le gambe. Intorno, i suoi figli. Fatti a pezzi.
Qualcuno dà di stomaco.
Un solo turco non è riuscito ad andarsene. E' ferito, a torso nudo, e implora pietà nella polvere. Viene preso a scudisciate, urla, il sangue schizza. L'uomo si rotola e supplica, finché una figura scura e veloce scosta le altre e gli spara tre colpi in pieno petto.
Auda Abu Tayi rinfodera la pistola e indica la scia di polvere sull'orizzonte.
- Ce ne sono duemila, laggiù.
Gli uomini risalgono in sella e raggiungono il limitare del villaggio. Un urlo bestiale risuona da un'altura poco distante. Sulla cima, Tallal guarda rigido i turchi che si ritirano, nell'aria tiepida della sera. Cavallo e cavaliere, frementi, si stagliano contro il rosso del tramonto.
Lawrence sprona il dromedario per raggiungerlo, ma una mano robusta gli afferra le redini. Auda scuote la testa, non servono parole.
Tallal si avvolge il copricapo davanti alla
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