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tono stanco. - Ho l'opportunità di tornare laggiù per cercare di mettere a posto le cose. E' tutto ciò che posso fare. 
- Balle. Vuoi ripulirti la coscienza, uscirne ancora come un eroe. Ma tu sei un bluff, colonnello, non lo dimenticare. Nient'altro che una menzogna portata in giro nei teatri, buona per i rotocalchi. 
Ned si fece tetro.
- Hai deciso di essere la mia giuria. - guardò l'arma. - Il mio giustiziere. Ma sei solo uno sciocco con una pistola in mano. Credi di avere scoperto la verità e non sai nulla. 
L'altro sputò fuori la rabbia.
- So che sei un pederasta, un traditore e un bugiardo. Se una giustizia esistesse davvero dovresti espiare per tutto questo.
Io lo so chi sei.
Le parole riaffiorarono come un corpo sulla superficie di uno stagno e lo colpirono allo stomaco, togliendogli il fiato.
Io lo so chi sei. 
La lingua gutturale degli orchi lo fece tremare ancora.
Sei un pederasta. 
Trattenne il conato di vomito. 
Sei un traditore e un bugiardo. 
Il sottufficiale turco stava flettendo uno scudiscio per cammelli.
Lo sai cosa facciamo a chi si sottrae alla leva? C'è un trattamento speciale per quelli come te. Togliti i vestiti.
Ned si alzò dalla poltrona. L'altro parve ridestarsi e sollevò di nuovo la pistola.
- Fermo.
- Il cammino della pena è fatto di umiliazione, sofferenza, dolore cristallino. Ma bisogna saperli infliggere. Pensi di esserne capace?
Togliti i vestiti, ho detto! 
Fece un passo avanti e sbottonò la camicia.
L'esasperazione dell'altro esplose in un ringhio.
- Fermo!
Tenetelo fermo.
- E' questo che vuoi, no? - disse Ned. - Fare giustizia. Punirmi.
- Tu sei pazzo!
- Fallo.
Rimase a torso nudo. Abbassò i calzoni e si voltò. Lasciò che vedesse la schiena tumefatta, le cicatrici che la ricoprivano dalle spalle alle natiche, fitte come una ragnatela. Nella luce tremula della candela sembravano creature vive, lunghe sanguisughe violacee appiccicate alla carne. Sentì ancora sul collo l'ansimare dell'orco, le mani che lo inchiodavano al tavolaccio di legno nella stazione di polizia di Deraa. Lasciò che il ricordo di quelle sensazioni lo soffocasse, finché gli mancò l'aria e il suono di un pianto lo riportò al presente. 
Si voltò. L'uomo era inginocchiato, la mano che stringeva la pistola abbandonata su un fianco, mormorava parole storpiate dalle lacrime.
- Maledetto bastardo... bastardo...
Ned raccolse la fotografia. La guardò, riascoltando il suono vago delle risate in giardino.
- Il tifo lo ha ucciso, ma sono stato io a condannarlo. - disse. - Avrebbe fatto qualsiasi cosa per me. Invece di portarlo in salvo l'ho trasformato in una spia. Se l'avessi tenuto con me avrei potuto proteggerlo. Sono riuscito soltanto ad arrivare tardi sul suo letto di morte. 
Con uno sforzo che parve enorme, l'altro sollevò ancora l'arma e gliela appoggiò sulla pancia. Biascicò un nome tra i denti, i tratti stravolti.
- Paddy...
Ned gli tolse la pistola senza sforzo. Si inginocchiò accanto a lui e gli toccò il viso con la mano. 
Lo baciò sulle labbra come si bacia un morente. Il bacio che non aveva potuto dare a Dahoum la notte che lo aveva raggiunto solo per stringere un cadavere.
L'altro sembrò recuperare la forza di volontà e si tirò su in piedi, una mano sulla bocca. Ned lo vide correre fuori e sparire nel buio. Il rumore dei passi si fece lontano fino a cessare.
Fissò la parete di fronte e sollevò la pistola con un ghigno sinistro. La poggiò sulla tempia, mentre le lacrime gli rigavano il volto, i muscoli del corpo contratti nel tentativo di sconfiggere la voglia di morire. Guardò se stesso sul muro, gli occhi di un folle, gli stessi di Cardigan nel dipinto al Ministero della Guerra. Il volto dell'eroe. Sentì di nuovo montare l'odio provato a Tafas, ma senza poterlo riversare contro un nemico che non fosse se stesso.
Fece fuoco.
Il volto spaccato divenne mostruoso, quello di un Minotauro, di una bestia infernale.
Lo strappò dal muro,
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