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bambini. La giornata era trascorsa dietro le ordinazioni natalizie, confezioni e pacchi regalo da vendere sotto le feste. Quel pomeriggio ne aveva venduto uno alla moglie di Sir Arthur Evans e un altro al professor Murray, con cui si era trattenuto a discutere di Euripide. Se la fama dei clienti fosse bastata ad arricchirsi, avrebbero già coperto i debiti. Non era mai stato forte in matematica, ma alla chiusura dei conti del giorno non gli sembrava che le cose andassero secondo le rosee previsioni di Nancy. 
La trovò già davanti alla cena riscaldata. 
Da quando c'era il negozio avevano poco tempo per parlare d'altro. Nancy non dipingeva quasi più e lui, beh, da mesi non riusciva a scrivere una riga decente. Nessuna poesia nuova, e la tesi di laurea languiva in un cassetto. Era la schiavitù di un lavoro vero, che alimentava quotidianamente la loro frustrazione. A volte, quando era dietro il bancone a servire i clienti, si ritrovava a pensare cosa avrebbe scritto, come se la mente premesse per andarsene altrove, fuori di lì, giù per la collina, fino a Oxford oppure in mezzo al bosco. Per la prima volta poteva provare sulla pelle l'alienazione, quella di cui aveva letto sui libri. L'istinto di sorridere alla signora Heavens, saltare oltre il banco e scappare fuori, era forte. Gli capitava perfino di immaginare di farlo. Per un po' aveva pensato che la vicinanza a casa gli avrebbe consentito di frequentare di più i figli, invece era vero il contrario.  
Come se non bastasse gli mancavano le chiacchierate con T.E. e le loro passeggiate sui tetti.
Qualche settimana prima T.E. era salito al Parnaso per raccontargli dell'incontro con Winston Churchill. Il progetto prendeva piede. Churchill sembrava intenzionato a fare sul serio, voleva risolvere la situazione in Medio Oriente e intendeva avvalersi di T.E. per farlo. Stava organizzando un gruppo di esperti, tra cui Hogarth, Lionel Curtis e Gertrude Bell, in tutto una quarantina. "I miei quaranta ladroni" li chiamava. T.E. era divertito dalla cosa e aveva iniziato a chiamare il Ministro della Guerra "Alì Babà". Capiva che era la sua occasione per rimettere a posto le cose, saldare i conti lasciati in sospeso. Sarebbero partiti all'inizio dell'anno per il Cairo, dove si sarebbe svolta la conferenza sul Medio Oriente. Nuove strategie, nuovi confini, nuovi governi. Tutto sarebbe cambiato. Robert non riusciva a non provare invidia per quella possibilità di rilancio della vita in un altrove esotico, all'ombra delle piramidi. Come sarebbe stato mollare tutto, filare lontano, seguire la pista del deserto?
Mentre sedeva davanti alla minestra fumante scorse la busta sul tavolo.
- Quando è arrivata?
- Stamattina.
Lesse l'indirizzo del mittente.
- Cosa aspettavi a darmela?
Nancy lo guardò storto.
- Non sono il tuo postino.
- Metto piede a casa solo per andare a dormire. Potevi dirmelo.
- Viene dall'India. Hai aspettato un mese, potevi aspettare un giorno, non credi?
Robert sentì la stanchezza farsi rabbia e si sforzò di contenerla. Aprì la busta con il coltello e sparì in soggiorno, ignorando l'espressione contrariata di Nancy.
Sedette in poltrona. 

Caro Robert,
certo che sei davvero incredibile. Fingi di scrivermi per farmi sapere come sta la tua famiglia e in realtà mi chiedi ancora di Lawrence. Spero tu abbia scritto anche agli altri e non faccia stare tutti in pensiero come al solito.
Lasciami almeno dire che sono molto felice che stiate bene e che auspico di poter venire presto a conoscere il piccolo David, quando gli impegni me lo consentiranno. Ho lasciato i guai d'Irlanda solo per venirmi a infilare nel ginepraio indiano, non meno intricato. Spiegare ai lettori inglesi cosa succede da queste parti è un'impresa degna di Sisifo, te lo assicuro, cioè di un Graves. Al momento ti scrivo tra un articolo e l'altro, con due orologi sotto il naso, uno puntato sull'ora locale, lentissimo, e l'altro su quella di Greenwich, che viaggia al
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