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raro incontrare qualcuno che non menziona mai i propri parenti o i luoghi dov'è cresciuto, non trova? Chiunque ne parla in continuazione, ma i Lawrence no. Credo sia questo che genera una certa diffidenza nel vicinato. Danno l'impressione di essere, come dire, reticenti. Che ci sia qualcosa fuori posto, ecco. E con questo non vorrei mai mancare loro di rispetto, ovviamente.
- Ovviamente. - ripeté Jack.
Dora Heuwett era un'investigatrice più brava di lui. Non aveva avuto bisogno di andare in Irlanda per elaborare il sospetto che lo aveva accompagnato lì. Forse perché li aveva avuti sotto gli occhi per venticinque anni. Un mucchio di tempo perché il segreto non trapelasse. Jack si ripeté che non era possibile. Qualcosa doveva essere affiorato, affiora sempre. Oxford non era certo diversa da Belfast, in questo. La prassi del buon vicinato imponeva di farsi gli affari propri, per poter meglio impicciarsi delle vite altrui. Bastava darle l'appiglio giusto.
- E i maligni cosa dicono?
La vide combattere ancora un po' con se stessa e infine cedere alla tentazione.
Si fece più vicina e gli sfiorò un braccio.
- Qualcuno dice che il signor Lawrence, in Irlanda, non aveva soltanto delle proprietà, ma anche un passato.
Jack sentì il cuore accelerare. Avrebbe voluto ridere.
- Capisce? - aggiunse lei con aria complice. - Un'altra famiglia. E che la andava a trovare periodicamente. - Scosse forte il capo. - Ovviamente io non ho mai dato credito a queste maldicenze.
- Ovviamente. - le sorrise lui. 
La vide in imbarazzo, forse si rendeva conto di essersi spinta troppo in là. Era il momento di cambiare discorso. 
- Mi parli di Ned. 
La signorina Heuwett apparve subito sollevata.
- Senz'altro. Posso dire che non mi meraviglio che sia diventato... - non seppe come esprimere il pensiero, - ...beh, quello che è diventato. Fin da ragazzo aveva molte passioni. Si figuri che se ne andava in giro per la campagna a cercare tesori sepolti. Spesso tornava a casa con cocci antichi, cimeli pieni di ruggine. E' sempre stato curioso, fin da piccolo. Quando è partito per i suoi viaggi non mi sono stupita. Aveva sempre viaggiato con l'immaginazione e lo affascinavano le lingue esotiche. Ricordo che si sforzava di parlare arabo con i suoi ospiti stranieri. 
- Ospiti arabi?
- Beh, immagino di sì. Se li era portati dietro da uno dei suoi viaggi. Fu nell'estate del '13 mi pare, o forse era il '14? No, doveva essere il '13. Erano in due, un uomo e un ragazzo. Dormivano nel cottage in fondo al giardino. Sa, il padre l'aveva fatto costruire apposta per lui, perché potesse studiare in pace. Era il suo piccolo regno. Una volta li sentii ridere a crepapelle e mi affacciai alla finestra di sopra. Ned gli stava insegnando ad andare in bicicletta. Da come ridevano credo che non ne avessero mai vista una. Ned è fatto così, sa? Gli piace stupire. E' timido, ma in fondo è sempre stato un ragazzo ambizioso. Fece loro un sacco di foto. Insegnò perfino al ragazzo come usare quel marchingegno. - Sospirò ancora. - Fu l'ultima estate di felicità, prima della guerra. 
Jack la lasciò parlare ancora, senza fare altre domande. La signorina Heuwett proseguì nel riassunto della vita di Ned Lawrence con una capacità di sintesi insospettabile e una profusione di aneddoti di vita domestica. Quando la salutò si accorse che era trascorsa quasi un'ora. L'ultima immagine che ebbe di lei fu sulla soglia di casa, la mano sulla porta, mentre gli ricordava ancora che il suo cognome si scriveva con due "t".

39. Il ministero


In groppa ai dromedari tre fagotti intirizziti spingono lo sguardo verso il gruppo di case poco distante. Dietro di loro si allunga la traccia lasciata dal passo cadenzato delle bestie, un sentiero che si inoltra a ritroso nella notte, fino al bivacco della sera precedente.
Al primo abitante del villaggio quelle sagome allineate devono apparire come re magi in cerca di una capanna. Scambiano con lui pochissime
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