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mortificato, e gli bruciava di sicuro, ma rimase lì seduto composto a denti stretti. 
Jack immaginò la scena e si guardò la coscia come si aspettasse di vedere comparire una macchia sui pantaloni. Si sentiva imbarazzato, consapevole di essersi trasformato in un ladro di ricordi, e di avere fatto molto più di due passi dentro l'intimità altrui. 
- Sa per caso dove hanno vissuto prima di trasferirsi qui?
La signorina Heuwett emise un sospiro e scosse il capo.
- Una volta hanno accennato a un'isola nella Manica. Di più non saprei. Non è che siano mai stati gente molto espansiva, sa. Cordiali sempre, ma piuttosto riservati, capisce? Di certo Sarah Lawrence è scozzese, l'accento è inconfondibile. Lo so perché mio zio Reginald era scozzese. Beveva come una spugna, pace all'anima sua. Sarah Lawrence no, ovviamente. - agitò l'indice e poi lo puntò verso la finestra. - Mai girato alcool in quella casa. E mai una parolaccia o un gesto volgare, non so se mi spiego. Altrimenti... - di nuovo quel gesto con la mano.
- Il signor Lawrence che tipo era? 
L'espressione della donna si sciolse.
- Oh, un irlandese distinto. Le maniere di un gran signore. Sempre gioviale, educato. Una rarità. Se ne sentono di tutti i colori al giorno d'oggi: mariti persi dietro alla bottiglia, alle cattive compagnie, mogli e figli mandati all'ospedale... Ci vuole una gran fortuna per trovare un uomo dabbene. Tutto sommato non rimpiango di non essermi sposata, sa? 
- Il signor Lawrence non aveva un'occupazione, un lavoro?
La signorina Heuwett scosse di nuovo la testa.
- Se devo essere sincera non aveva l'aria di uno che avesse mai lavorato. Si capiva da come trattava con gli artigiani e i fattorini. Credo avesse delle proprietà in Irlanda. Una rendita, capisce? Perché un paio di volte l'anno tornava lassù e immagino fosse per occuparsene. - Si zittì, parve tentennare, poi riprese: - Chi lavora non ha tempo da perdere dietro agli apparecchi fotografici, non trova?, mentre lui ci passava le ore. Certe volte montava l'apparecchiatura in giardino e scattava foto ai figli. Voleva loro un bene dell'anima. Anche se non credo sia riuscito a trasmettere la sua passione. A eccezione di Ned. A lui piaceva parecchio. Ricordo che un'estate fece una sacco di foto ai suoi ospiti stranieri. E anche alla sua amica, la signorina Laurie. Credo fosse l'unica ragazza a cui era consentito frequentare la casa. - Sospirò. - Avrei giurato che si sarebbero sposati, invece... - non concluse la frase, ostentando pudore. 
- Ha detto che il signor Lawrence è morto di febbre spagnola?
- Sì. Mi è dispiaciuto, sa? Era un uomo buono, a mio modesto parere. Perfino troppo. - la donna si morse il labbro. - Riposi in pace. - si affrettò ad aggiungere.
- Cosa intende per "troppo", se non sono indiscreto?
- Oh, beh, nulla di male, s'intende. Forse era un po', come dire?, accondiscendente. - Si sporse di nuovo sul tavolo. - Non vorrei sembrarle sfrontata, ma ho sempre avuto l'impressione che non fosse lui il capofamiglia, là dentro. - tornò a indicare la finestra.
- Capisco. 
Jack le sorrise. Sembrava che la signorina Heuwett sostenesse una conversazione di prammatica, nella quale doveva tessere le lodi dei vicini, e che tuttavia ci fosse un non detto, un "ma" intuibile nelle occhiate fugaci. Scommise che dentro di lei fosse in corso una piccola battaglia tra correttezza e voglia di cedere al pettegolezzo. Immaginò che fosse incerta su quale sarebbe stata la sua reazione, quindi decise che l'avrebbe aiutata, ma senza spaventarla. Le disse che il tè era squisito e lei si affrettò a riempirgli di nuovo la tazza fino all'orlo. 
- Immagino godessero di buona considerazione, nel quartiere.
Lei distolse lo sguardo.
- Assolutamente. Se si escludono le solite malignità.
Jack assunse l'aria più innocente di cui era capace e continuò a guardarla in attesa che proseguisse. Quando parlò di nuovo, Dora Heuwett aveva un tono di voce più basso.
- E'
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