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anziana che scrutava dal cancello accanto. Non ebbe il tempo di dire nulla.
- Lei non è un fattorino. 
Jack non riuscì a interpretare il tono perentorio, ma la risposta emerse d'istinto da un anfratto del cervello.
- No. Giornalista.
- Ah. - commentò la donna. - Di quale giornale?
Non sapeva se l'avesse visto entrare nel giardino dei Lawrence. Il passo era fatto. Forse l'avrebbe impressionata e convinta a lasciarlo perdere.
- Oxford Mail.
- E' per il piccolo Ned Lawrence, vero?
Per un attimò Jack immaginò che potesse essere un po' svitata. 
- Intende il colonnello Lawrence?
- Proprio non mi viene di chiamarlo così. L'ho visto crescere. Nel cortile qui dietro, con i suoi fratelli. - Jack si rese conto che la donna cercava di attirare la sua attenzione e tutto gli apparve più chiaro. - Comunque non sono in casa. - aggiunse lei. - Né la signora né i figli.
Jack si sentì sollevato. 
- Tornerò più tardi.
- Meglio domani.
- Domani, allora.
Fu sul punto di salutarla, quando ebbe l'illuminazione. Era ancora appoggiata al cancello e lo guardava con un'espressione stolida, come aspettasse una risposta a una domanda non fatta.
Jack le sorrise.
- Forse potrebbe aiutarmi lei.
Lo scrutò per qualche secondo. 
- Lo metterà sul giornale?
- Devo scrivere un articolo.
- Voglio dire il mio nome. Lo metterà sul giornale?
Non sapeva quale fosse la risposta giusta.
- A sua discrezione. Come preferisce. 
Lei si guardò attorno con indifferenza, poi si spostò di lato.
- Si scrive con due "t". Heuwett. Dora Heuwett.
Allungò una mano grinzosa verso di lui.

- Cinque maschi. Mia sorella ne ha avuti tre e ci ha perso la salute, sa? Ma i suoi, Sarah Lawrence ha saputo tenerli in riga. Una donna piccola e dura come una roccia, se capisce cosa intendo. E sì che la vita non le ha risparmiato niente. La guerra le ha portato via due figli e la febbre spagnola il marito, giusto l'anno scorso. Non creda che si sia persa d'animo. Ha una grande fede, è questo che le dà forza. E' una bella cosa avere fede, non trova?
Jack sfiorò la tazza che gli era stata depositata davanti. La signorina Heuwett l'aveva spolverata prima di versarci il liquido caldo. Doveva appartenere al servizio della festa e lei non aveva l'aria di una persona che ricevesse molte visite. 
- Temo di non essere credente, signorina Heuwett.
- Oh. - la donna si portò una mano alla bocca. - Mi dispiace per lei. - Armeggiò con una scatola di latta prelevata dalla credenza finché non riuscì a sollevare il coperchio e a mostrargli il contenuto. Jack accettò un biscotto che depositò sul piattino. La cucina era accogliente. Dora Heuwett si era scusata di non poterlo ricevere in salotto, ma stava cambiando la carta da parati e la stanza era sottosopra. Per la verità, quando era passato accanto alla porta, Jack non aveva notato segni di lavori in corso, ma solo vecchi mobili fuori moda e odore stantio.
- Mi è dispiaciuto molto per Will e Frank. - disse la signorina Heuwett. - Erano i più belli. Will soprattutto, un giovanottone alto e biondo... -  rimase appesa ai ricordi, gli occhi sognanti puntati sul passato. 
Jack sorseggiò il tè e per poco non si scottò il palato. Era rovente. Tentò con il biscotto, ma era come mordere un sasso e desistette senza farsi notare.
- Qualche volta - riprese la signorina Heuwett - preparavo i biscotti per loro. Erano un piccolo esercito. Un piccolo educatissimo esercito. Se la madre avesse scoperto che non si erano comportati a modo... beh, credo che li avrebbe sistemati a dovere. - mimò i colpi con la mano. - Ned era il più sveglio. Basso e secco come sua madre, gli stessi occhi, la stessa forza d'animo. Una volta, doveva avere nove o dieci anni, era seduto proprio dov'è seduto lei, giovanotto. - la signorina Heuwett si sporse sul tavolo. - Si rovesciò una tazza di tè bollente sulla gamba e non cacciò nemmeno uno strillo. Neanche un ahi. Strinse i pugni e chiese scusa. Capisce? Era
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