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formidabile. Credo che lui ci fosse riuscito, a trovare le parole giuste. 
Siegfried guardò in fondo al bicchiere che teneva in mano, come dovesse leggerci qualcosa. 
- Oh, lui sì. - Le sopracciglia corrugate, sembrò voler fissare un pensiero. - Nella sua ultima lettera mi ha descritto la morte di un commilitone. Quel ragazzo è rimasto per mezz'ora con la testa sanguinante sulla sua spalla, prima di spirare. Wilfred non ha potuto fare altro che guardarlo morire, pensando all'unico modo che avrebbe avuto per affrontare quella cosa, ovvero raccontarla. Usare la poesia per trasmettere la verità. Non quella fredda delle cronache, ma la realtà di chi vede la vita spegnersi negli occhi di un compagno. Di chi lo culla per l'ultima mezz'ora di vita, come un bambino nel grembo materno. Beh, non so cosa ne pensiate, ma io credo che ci voglia del fegato per farlo.
Tacque. Robert spostò lo sguardo su T.E. Il blu delle pupille era cupo come la notte, la bocca un solco. Furono pochi secondi, prima che un sorriso comprensivo riportasse la normalità sul volto, ma senza riuscire a cancellare del tutto quell'ombra. T.E. alzò il bicchiere di sidro.
- A Wilfred Owen.
I due amici lo imitarono con i boccali.
- A Wilfred.

38. La signorina Heuwett


La periferia residenziale a nord era una sequenza di strade uguali. Jack controllava i nomi delle vie, mentre la bicicletta filava dritta su Woodstock Road, sollevando schizzi ogni volta che le ruote solcavano le pozze di pioggia. 
Rallentò quando lesse la targa di Polstead Road. Svoltò a sinistra e i freni cigolarono nel silenzio della via. Appoggiò la bicicletta a un albero davanti al civico numero 2. Una casa di mattoni rossi, su due piani, con un cortiletto davanti e probabilmente il giardino sul retro.  
Era bastata una rapida indagine al municipio per scoprire dove risiedeva la famiglia Lawrence dal 1896. Il signor Thomas Robert Lawrence, capofamiglia, risultava deceduto da poco più di un anno.
Jack sentì l'eccitazione stringergli lo stomaco. Se le sue supposizioni erano giuste, da un quarto di secolo quelle mura ordinarie custodivano un segreto. Si accorse di non sapere cosa farne della verità, ma era un falso problema, scoprirla era il suo punto segnato contro la sorte. La sua cerca privata, come aveva iniziato a chiamarla tra sé e sé.
Si potevano sentire le gocce cadere dagli alberi e il cinguettio dei passeri che tornavano in attività dopo la pioggia. Provò a scorgere qualcosa oltre i vetri delle finestre, ma la casa sembrava senza vita. Non aveva fretta, poteva prendersela comoda. Era la prima mattinata libera da molti giorni, sottratta alle cure domestiche e alla ricerca di una nuova sistemazione per Janie, Maureen, se stesso e il peloso Max. 
Passeggiò sotto gli alberi, fino in fondo alla strada, poi ripercorse il tragitto sull'altro lato. Quando fu davanti alla casa, si fermò. Un passo nel cortile, due, scivolò accanto alla porta, ma evitò i gradini. C'era un portoncino laterale, che dava accesso al giardino sul retro. La vernice verde era scrostata. Bastò spingere la maniglia, che girò senza nemmeno un cigolio, e si affacciò sul giardino, restando vicino al muro esterno per non farsi scorgere dalle finestre posteriori. Era in un punto cieco, da dove poteva osservare senza essere visto. Un piccolo prato, un tavolo di metallo con le sedie, aiuole di fiori. Un sentiero di pietre piatte portava a un casotto in fondo alla proprietà.  
In quel momento si vide da fuori e si sentì ridicolo. Cosa voleva fare? Introdursi in casa scassinando una finestra? Per cercare cosa? O forse avrebbe suonato il campanello e chiesto alla signora Lawrence di mostrargli il certificato di matrimonio? A stento trattenne il panico, fece dietro front e tornò in fretta sulla strada. Adesso i suoi passi gli sembravano quelli di un elefante. 
Una voce lo fece trasalire come un ladro.
- Cerca la signora o suo figlio?
Accento marcato, faccia di donna
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