<?xml encoding="utf-8"?>
<A HREF="109#b" NOPUSH><</A>
Ancora rovine e quei fanti tutti in fila. Vedo un crucco di diciott'anni morto in una buca e la sua faccia diventa quella di David. - si trattenne. - A proposito, è bello che tu abbia scelto il suo nome per tuo figlio.
Lo disse con affetto. Robert rimase silenzioso, non era sicuro della risposta che avrebbe dato, perché prima di quel momento non aveva mai pensato alla coincidenza. Non poteva escludere che l'idea di chiamare così il piccolo implicasse una sorta di omaggio. A un amico caduto, prima ancora che all'amore degli opliti. Quando David si era beccato una pallottola in gola, Siegfried si era trasformato in un angelo della morte. Così era nato Mad Jack, la leggenda del reggimento. Dopo, soltanto Wilfred avrebbe potuto prendere quel posto nel suo cuore, ma anche lui aveva i giorni contati, come le poesie che avrebbe scritto. Robert ritornò con la mente al sanatorio scozzese in cui lo avevano conosciuto, nel '17. Alle lunghe chiacchierate con il dottor Rivers, al quale aveva detto: "Ricoverate lui, non me", concedendo così a Siegfried di scampare la corte marziale. Per Sass era stata poco più di una breve vacanza, ma lassù era stato accudito come un figlio da un uomo in grado di capire cosa avesse passato. Poi era voluto tornare in trincea. Wilfred l'avrebbe seguito di lì a poco, solo per morire l'ultima settimana di guerra. A Siegfried non era rimasto che dare alle stampe le sue raccolte. 
In quel momento sull'uscio comparve T.E. Ebbe appena il tempo di rivolgere loro un cenno di saluto prima di essere fermato da Nichols, che voleva presentargli John Masefield e consorte.
- Ecco il nostro eroe. - disse Siegfried. - Ha poi scritto il suo libro?
- Sì, ma non lo fa leggere a nessuno. Ci sono editori che pagherebbero oro. 
Siegfried sorseggiò la birra meditabondo.
- O è troppo timido o non ha scritto tutta la verità.
- In realtà credo gli piaccia ammantarsi di mistero. - commentò Robert.
L'altro gli indirizzò un'occhiata di sbieco.
- Forse da parte nostra potrebbe aspettarsi un po' di comprensione. Girano un sacco di storie sul suo conto, deve avere addosso una dannata pressione. Qualcuno dice che laggiù è stato catturato dai turchi e torturato. Poi c'è quell'altra storia, l'ho orecchiata a una cena di ufficiali quando ero in servizio in Palestina. Lord Kensington accennò a una strage di prigionieri compiuta dagli irregolari di Feisal. Probabilmente una delle tante voci messe in giro per convincere i soldati turchi ad arrendersi, anziché subire la rappresaglia degli arabi. Però ricordo che suscitò un certo scalpore. Con grande soddisfazione di quel sadico di Kensington, ovviamente.
Non disse altro perché T.E. era riuscito a smarcarsi e li stava raggiungendo. 
- Vi porto i saluti di Eddie Marsh. 
- Come sta? 
- Splendidamente, direi. Vuole farmi conoscere Winston Churchill.
Siegfried ridacchiò.
- Il solito Eddie. Quando è toccato a me, Churchill ha provato a convincermi che la guerra è un'attività naturale dell'uomo. Insieme al giardinaggio, nientemeno. 
- Per quanto riguarda gli inglesi, forse non ha tutti i torti. - commentò T.E. 
Robert schioccò la lingua.
- Niente da fare, combattere e coltivare sono attività incompatibili, consacrate a divinità contrapposte dalla notte dei tempi. 
- E non sapendo a quale delle due votarti, al momento hai scelto una terza via: il commercio. - lo sfotté Siegfried. - E buon pro ti faccia.
Robert lo ignorò e si rivolse a T.E. 
- Siegfried si chiedeva quando potremo leggere il tuo libro.
- Non lo so davvero. Certe volte mi sembra di avere scritto un sacco di fandonie. - sorrise. - Come se avessi raccontato un sogno. Quando lo rileggo mi devo convincere che è la mia storia e non quella di un'altro.
- Per fortuna non rimaniamo sempre uguali a noi stessi. - disse Robert.
- Se fossi capace scriverei poesie come le vostre. - aggiunse T.E. - A proposito, Marsh mi ha regalato la raccolta di Wilfred Owen. L'ho trovata
<A HREF="111" NOPUSH>></A>