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trovato un'attività, poi di nuovo il muso lungo, immaginandolo nei panni del bottegaio, anziché dell'accademico. Il suo paradossale contributo all'impresa era stata una poesia di incoraggiamento. 
Tutto avveniva molto in fretta, il negozio era spuntato come un fungo sulla collina, ornato dai disegni celticheggianti di Nancy, riempito di merce acquistata a credito dai fornitori. Robert si chiedeva se sarebbe stata la fine delle tribolazioni di famiglia o piuttosto il loro definitivo aggravamento. Era chiaro che pochi dei presenti si rendevano conto del suo dilemma. Interpretavano quell'avventura come un'eccentrica performance. Il negozio dei poeti. Una cosa divertente, buona per i giornali. 
Jenny era vestita con un grembiulino che la faceva assomigliare a una versione in miniatura dell'Alice di Carroll. L'umore di Nancy si guastò quando scoprì che la bambinaia le aveva dato una fetta di torta in più. 
- Margaret ha di nuovo rimpinzato Jenny. Non voglio che quella bambina impari che può ottenere tutto facendo gli occhi dolci agli adulti. Che razza di donna vuoi che diventi?
Robert le scoppiò a ridere in faccia e per un po' lei lo ignorò, dedicandosi agli invitati.
Il piccolo David regalò un sorriso a chiunque si affacciasse sulla culla, fino a quando la confusione non lo spinse ad addormentarsi. Ottima strategia difensiva, pensò Robert con invidia, mentre si aggirava per il locale che odorava di legno e vernice fresca, offrendo biscotti appena sfornati. Una voce nella testa continuava a ripetere le stesse parole: "Sono uno scrittore... sono uno scrittore...". 
Al centro del capannello più nutrito, Siegfried Sassoon, fresco di réntree dal suo viaggio negli Stati Uniti, teneva banco con aneddoti sugli americani. Quando le chiacchiere scemarono e gli invitati andarono a rifornirsi di cibo e bevande, Robert decise di approfittarne per scambiare due parole in santa pace. Lo trovò più freddo del solito, segno che aveva qualcosa sul gozzo. Si appollaiarono su due sgabelli e quando Siegfried disse, senza aggiungere altro, che aveva letto Country Sentiment, Robert capì tutto quanto. Per fargli vuotare il sacco gli bastò provocarlo con una battuta. 
- Troppa poca guerra per i tuoi gusti?
L'altro rispose serio. Disse che gli sembrava il tentativo di andare da un'altra parte, ma senza sapere dove. Non avevano nemmeno cominciato a fare i conti con quello che avevano passato, e non se lo sarebbero scrollato di dosso tanto facilmente. 
- Guarda Ed. - indicò Edmund Blunden, seduto con il bicchiere in mano, lo sguardo distratto, sognante, perso in un altrove troppo grande per la sua timidezza. Era chiaro che non prestava ascolto alla conversazione degli altri invitati. Sua moglie rispondeva alle domande per entrambi, consentendogli di restare nascosto dietro un sorriso tenue.
- Lui lo sa che l'ultima cosa che vedrà prima di morire è una schiera di fanti in marcia nella Terra di Nessuno. Non c'è niente che possa fare per evitarlo. Può soltanto scrivere al meglio delle sue possibilità. Provare a raccontarlo, se ci riesce. E' molto più sincero con se stesso di noi due, che pretendiamo qualcosa, una specie di risarcimento dalla vita.
Robert sentì la replica salirgli dallo stomaco.
- La verità, Sass, è che a forza di rimirarla finiremo per estetizzare la guerra.
- Sento odore di Nancy Nicholson.
- E' quello che penso.
- Ma non è quello che senti. L'insuccesso di Country Sentiment parla chiaro.
Un colpo basso da parte di uno sportivo come Siegfried. Robert disse che non poteva giudicare un libro di poesia in base al successo commerciale.
- Andiamo, Robert, non farai la parte dello scrittore incompreso? Non tu. E' la difesa d'ufficio dei mediocri.
- Tu hai paura di guardare oltre. 
Siegfried rimase in silenzio per qualche secondo, e quando rispose lo fece lasciando scivolare le parole tra le labbra, come per caso.
- Ci provo, credimi, ma quello che vedo è terribilmente famigliare.
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