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avranno sempre bisogno di qualcuno a cui venderlo per acquistare quello che gli serve, e se avremo regalato loro l'indipendenza saranno i nostri migliori alleati e soci in affari. E' un rischio che l'Inghilterra deve correre. Come pensi che potremmo sfruttare i giacimenti petroliferi se l'intera regione sprofonda nel caos? 
Marsh si concesse un sorrisetto.
- E pensare che qualcuno dei vecchi gufi, come li chiami, mette in dubbio il tuo patriottismo. Mi pare di sentirli: diranno che stai cercando un'opportunità per tornare sulla scena. 
- Ha importanza?
- No, ma credimi, i corridoi di Whitehall sono più insidiosi del labirinto di Cnosso.
- Riferirai l'idea a Churchill?
- Sì. Ovviamente se lui appoggiasse il progetto saresti disposto a prendere contatto con Feisal per convincerlo.
- Sono l'unico che può farlo. Ma a una condizione.
Marsh si rilassò sulla poltrona.
- Sentiamo.
- Che Hogarth e Curtis siano della partita.
Marsh annuì. 
- Lo terremo presente. Tuttavia ci renderesti le cose più semplici se non ti impegnassi anima e corpo a irritare l'establishment. Quando quella gente vuole bruciarti non lesina colpi sotto la cintura.
Una scrollata di spalle.
- Facciano pure. Ho servito il paese meglio di molti altri.
Marsh lo guardò ancora con quell'espressione ambigua che conteneva una domanda inespressa.
- Andiamo, Lawrence, perfino Achille aveva un punto debole. Le pubbliche virtù possono non bastare a proteggere i nostri vizi privati. Se Churchill decide di rimetterti in gioco dovrai essere inattaccabile. Impara dal sottoscritto.
Quello sguardo ammiccante lo innervosiva.
- Sei fuori strada, Marsh.
- Me lo auguro, amico mio. Me lo auguro di cuore. Sicuro di non gradire una tazza di tè?
- No, grazie. Me ne torno a Oxford. - Si alzò, imitato dall'altro. - Aspetto tue notizie. 
Si strinsero la mano. 
- Non sarà un'attesa lunga, vedrai.
Ripercorse la stanza a passi rapidi, sentendo lo sguardo di Marsh sulla nuca finché non ebbe varcato la porta.

36. Leeds


Ronald misurò la stanza in pochi passi. Era angusta e spoglia. Nonostante l'estate fosse finita e le sere non più miti, si sentiva soffocare. Aprì la finestra, sperando che questo gli facesse venire voglia di uscire, ma i profili degli edifici erano tetri, più scuri della notte che li avvolgeva. Il vialetto sottostante si perdeva oltre la curva, dove la periferia della città sfumava in un reticolo di stradine, tra capannoni caliginosi e prati spelacchiati. Quella grande zona grigia, non più città, non ancora campagna, ricordava la Terra di Nessuno, disseminata di detriti d'ogni genere: lamiere contorte, bidoni arrugginiti, vecchi pneumatici. 
Le città industriali lo inorridivano, avevano la tendenza a espandersi, espellendo i propri scarti e spargendoli nel circondario. Fino a quando anch'essi non fossero stati raggiunti dall'ansia edilizia e inglobati nelle fondamenta di nuovi quartieri e distretti. La campagna moriva, sommersa di ferraglia e immondizia, mentre il paesaggio mutava per sempre, il terreno contaminato, inaridito dai liquami e dagli olii combusti. Un'offensiva che metteva in rotta la natura e consegnava il territorio al secolo dell'industria. 
Rimpianse Oxford, la possibilità di uscire a piedi dall'abitato e passeggiare attraverso i campi. Gli mancavano il giardino botanico e il suo vecchio amico frondoso, la luce filtrata dai rosoni e l'odore del legno antico. Soprattutto gli mancavano Edith e John. Lei era stata chiara: non avrebbe più accettato sistemazioni di fortuna, quell'epoca era finita, adesso voleva una casa dove crescere i figli, un luogo in cui fosse possibile piantare bulbi e vederli germogliare la primavera successiva. Voleva essere felice. Per il momento la sua spedizione al nord, in cerca di fortuna, sarebbe rimasta solitaria e l'avrebbe visto ingrossare la schiera dei pendolari del fine settimana.
Ronald sapeva che Edith aveva ragione. La gravidanza era ormai al termine e
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