<?xml encoding="utf-8"?>
<A HREF="101#b" NOPUSH><</A>
portare l'altra. Scesero da basso e Jack marciò nel cortile, seguito dall'amico. Quando scorse Moran che parlava con un altro studente chiese a Darsey di aspettarlo lì con i bagagli. 
Si avvicinò.
- Posso parlarti?
Moran lo guardò con sufficienza, poi si allontanò di qualche passo insieme a lui.
- Torna pure a spiarmi quando vuoi. - disse Jack. - L'indirizzo lo conosci. Mi sto trasferendo lì.
- La cosa non mi riguarda. 
- Balle. Volevi che ti vedessi.
- Orgoglio ferito. Mi avevi colpito, ricordi? - Moran si sfiorò lo zigomo. - Non ha più importanza adesso. E poi dovresti conoscermi, non mi appellerei mai al potere costituito. 
- Perché sei un rivoluzionario? Credevo che per voi il fine giustificasse i mezzi.
- Senti, non so perché frequenti quella casa, né chi ci vive. Non voglio saperlo, non più. Buona fortuna, Lewis.
Jack fece per voltarsi, ma si trattenne.
- Dimmi una cosa. Cos'è più rivoluzionario? Accettare le convenzioni, - indicò l'edificio intorno a loro - o avere il coraggio di ignorarle? 
Moran tacque interdetto.
- Io me ne vado. Buona permanenza.
Jack tornò sui suoi passi, raccolse le valige e salutò Darsey.
- Ci vediamo a lezione, Charlie.
Camminò spedito fino al Magdalen Bridge, dove si fermò a riposare le braccia e sgombrare la mente. Respirò a fondo, osservando la corrente del fiume, talmente placida che a stento faceva dondolare le barche. Il suo Rubicone. Alea iacta est. Si sentiva decisamente meglio e poteva indirizzare il filo dei pensieri sulle scoperte di quell'estate. Certo avevano avuto una parte rilevante nel passo appena compiuto. 
Una volta qualcuno gli aveva detto che una menzogna ne chiama sempre un'altra, e un'altra ancora, così via, finché una recita prende il posto della vita vera. Non era un caso che le panzane più grosse su Lawrence d'Arabia piovessero da un palcoscenico. Il Sir Robert Lawrence che aveva accompagnato Riccardo Cuordileone alla terza crociata non veniva dalla contea di Galway, non era nemmeno irlandese, ma del Lancashire, dove a quanto pareva il suo ceppo aveva messo salde radici e sviluppato un grosso fusto con rami frondosi. 
Se per sconfessare le fandonie genealogiche di Lowell Thomas era bastato poco, aveva dovuto percorrere un cammino più lungo per scoprire la verità al centro del labirinto. Il punto d'ingresso era stata la chiesetta di un piccolo villaggio gallese, dopo la deviazione attraverso un paesaggio di colline rocciose e greggi sparse. 
Tremadoc. Poche case spazzate dal vento salmastro, che aveva osservato con l'emozione di chi penetra la vita altrui, a un passo dal cuore di un segreto. 
Il vecchio curato, un omino curvo e grigio dallo sguardo vispo, ricordava bene la famiglia Lawrence, anche a distanza di tanti anni. 
I suoi occhi, soprattutto. 
Erano giunti da Dublino, con un figlio piccolo e un secondo in arrivo. Aveva battezzato lui il neonato. Jack era riuscito a farsi mostrare i registri battesimali della parrocchia. Ed eccolo, Thomas Edward, figlio di Thomas Robert Lawrence e Sarah Maden Lawrence, sposati alla St.Peter's Church di Dublino nel 1884. Il vecchio prete ricordava un uomo sulla quarantina e una donna piccola ed energica, dallo sguardo penetrante. I suoi occhi, soprattutto, erano di un blu acceso, come quelli degli angeli sui rosoni delle cattedrali. La famiglia era rimasta al paese poco più di un anno, poi si era trasferita altrove. 
Sul treno per Liverpool e poi sul traghetto per Belfast, Jack aveva pianificato la tappa successiva della ricerca.
Suonò il campanello in Warneford Road e quando la porta si aprì, Janie Moore lo accolse con un bacio sulla guancia. Si accorse delle valige e lo guardò stupita.
Lui prevenne la domanda.
- Ho lasciato la stanza al college.
Il viso le si illuminò, ma subito represse il sorriso.
- Non ti fa piacere?
Lei lo condusse in salotto e gli porse una lettera. Seduto sul divano, Jack la scorse in fretta. Era un'ingiunzione di sfratto.  
- E' 
<A HREF="103" NOPUSH>></A>