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un lato all'altro della strada. Gli unici rumori erano lo scalpiccio dei loro passi e qualche volatile che frullava via al loro passaggio. Arrivarono in prossimità della residenza di Evans e del campo scout, da dove la vista poteva di nuovo perdersi all'orizzonte, oltre la città, e immaginare di raggiungere Londra, la Manica, il continente. Robert si chiese chi avrebbe goduto di quel panorama, quando lui non ci fosse più stato, e se qualcuno avrebbe ripercorso quegli stradelli, pensando a chi li aveva battuti infinite volte prima di allora. La via dei giganti: Evans, Lawrence... insieme al piccolo Graves. 
Si accorse che T.E. aveva detto qualcosa e si voltò.
- Marsh?
- Sì. Mi ha chiesto un incontro privato. - ripeté l'altro. - A quanto pare gli articoli sul giornale hanno colpito nel segno. 
Robert annuì. Edward Marsh era più di un mecenate per i giovani poeti della sua generazione. Eddie "la Chioccia". Una guida gentile, capace di incoraggiarli nei momenti più cupi, perfino davanti alla morte, convincerli a non smettere di credere nella forza delle parole. Ma anche un protettore, in grado di trasformare una brillante carriera politica in un ombrello per i pulcini bagnati che tornavano dal fronte, pieni di orrore da mettere in versi. Era stato a lui che Robert si era rivolto per salvare Siegfried Sassoon dalla corte marziale.   
- Hai deciso di ritentare, allora.
- Laggiù accade qualcosa di terribile. La RAF bombarda i villaggi. Non ci è bastato abbandonare i siriani e Feisal al loro destino, adesso martoriamo la Mesopotamia. E per cosa? Per non cedere nemmeno un millimetro di terreno, con un dispendio di uomini e denaro incalcolabile. E' una follia, siamo diventati come i turchi, anche peggio, e faremo la stessa fine. 
- Il canto del cigno degli imperi non è mai una melodia. - commentò Robert.
La cupezza dei suoi pensieri era bilanciata dallo spirito battagliero che sentiva rinascere dentro l'amico. Non poteva che compiacersene. Si disse che avrebbe sempre voluto ricordarlo così, mentre guardava dritto davanti a sé e mormorava al vento.
- Tutto dovrà cambiare. Tutto.
- Se te ne vai a Londra, dovremo rimandare il colpo al Magdalen. Era fissato per questo fine settimana, mi pare. Archer e Neville ci rimarranno male. 
T.E. sembrò non ascoltarlo. 
- Ogni cosa a suo tempo.

Tornarono a casa, dove T.E. venne presentato a Jenny, che si nascose timida tra le gambe del padre. Quando Robert prese il piccolo David dalla culla e lo mise tra le braccia di T.E., vide l'amico irrigidirsi e stringere il fagotto per paura che potesse cadergli. Si accorse che Nancy cercava di gelarlo con lo sguardo, ma fece finta di niente. T.E. era goffo come un padre alle prime armi, come era stato lui con Jenny appena nata. 
- Porta i miei saluti a Eddie Marsh. - disse quando si accommiatò. - Gli farò avere le nuove poesie appena saranno pronte.
Rimasero sulla soglia a vederlo scendere lungo la strada, in sella alla bici, leggero come un fuscello.
- A volte vorrei che mi guardassi come guardi lui. - disse Nancy.
- Sei gelosa della nostra amicizia?
Nancy non rispose.
- Quell'uomo mi spaventa. - disse. - Taglialo in due e dentro troverai soltanto cicatrici. E' ancora in guerra con tutti. Incluso se stesso. Prima o poi ripartirà e tu sarai tentato di seguirlo.
- Dici cose senza senso.
- Siete gregari per natura. E tu dovrai scegliere da che parte stare.
- Non voglio litigare. - disse Robert.
Nancy alzò le braccia sullo stipite, poi gliele mise al collo. - Nemmeno io.
Lo guardò con un sorriso intrigante, prima di baciarlo.

34. Il segreto


La luce si alternava alle ombre degli edifici sul selciato. Il via vai di studenti, professori, massaie, garzoni, era sempre lo stesso, ma sembrava rispondere a un andamento preciso, ordinato. Perfino i rumori erano soffusi. L'aria frizzava ancora di estate. 
Oxford era la stessa di sempre, eppure nuova. Forse era lo scarto con il grigiore di Belfast che 
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