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guerra.
- Sì. Anche il suo, non è vero?
- Le guerre hanno il brutto vizio di strapparci le persone care. Ma immagino lei pensi che siano una triste necessità della storia.
- La Germania aveva invaso il Belgio e la Francia.
- Non la Germania. La borghesia imperialista tedesca. 
- E non era giusto fermarla?
- Certo. Con la rivoluzione sociale, come hanno tentato di fare gli spartachisti, non contrapponendole l'imperialismo britannico. O forse crede che il nostro esercito impegnato a reprimere ribellioni in giro per il mondo renda un servizio alla libertà dei popoli?
Uno sguardo triste, preoccupato, che la matita cattura al volo, con un rapido passaggio sulla superficie porosa del foglio.
- Le vie della storia sono tortuose. Io ho tentato di favorire una rivoluzione nazionale, ma non sono riuscito a portarla fino in fondo. Se fossi stato più bravo oggi molte cose non accadrebbero.
- Per essere una persona timida ha un'enorme considerazione di se stesso. 
Ancora imbarazzo. 
- Prego?
- Non pensa che la responsabilità di quanto accade spetti ai popoli? 
- Immagino di sì. Tuttavia non posso fingere di non avere avuto un ruolo in quegli eventi.
- E' per questo che ha rifiutato tutte le onorificenze? Senso di colpa?
- Preferisco pensare che sia per coerenza. Non intendo trarre profitto da quello che ho fatto. Nemmeno scrivendone.
- Ah, già, il suo libro. Spero che riesca a mettere sulla pagina le sue contraddizioni. Ne verrebbe fuori un'opera molto interessante.

T.E. osservò il ritratto. Robert sbirciò da sopra la sua spalla. 
- Ecco l'ennesimo Lawrence. Quanti altri ne scoveremo?
- E' davvero così che mi vede? - chiese T.E. a Nancy.
- Non ce n'è uno uguale all'altro. - disse ancora Robert.
- Sì. - Rispose Nancy. - E' deluso?
- No. Posso tenerlo? 
- Certo, è per lei. - Sorrise maliziosa. - Ispirazione per il suo libro.
Robert guardò entrambi perplesso, consapevole che gli era sfuggito qualcosa. 
Durante la colazione parlarono del negozio che sarebbe nato. Nancy voleva mettersi subito all'opera, contattare un carpentiere e poi sondare i fornitori.
- Mi ci vedi dietro un bancone? - chiese Robert, ancora in cerca di complicità maschile.
T.E. inclinò la testa per inquadrarlo meglio: - Con un grembiule verde. - rispose. - Te ne regalarerò uno.
Nancy scoppiò a ridere. Poi si alzò, raccolse i piatti e passando alle spalle del marito gli sibilò all'orecchio.
- E' un lavoro vero, Robert. 
In quel momento Margaret comparve sulla porta-finestra della cucina, paonazza per lo sforzo di tenere in braccio Jenny e intanto spingere dentro la carrozzina di David.
- Quante volte ti ho detto di farla camminare! - strillò Nancy. - Ha quasi due anni!
La porta della cucina venne chiusa di botto e il rimprovero di Nancy divenne un brontolio soffuso oltre la parete. Imbarazzato, Robert suggerì di spostarsi in giardino. Quando furono all'esterno sentì l'obbligo di scusarsi.
- E' convinta che la tata vizi i bambini. Troppo mangiare, troppo dormire... - Sospirò. - Se un giorno avrai una famiglia te ne accorgerai.
- No, grazie. - disse T.E. - Una moglie saprebbe tutto di me. Quello che non fosse in grado di capire vorrebbe spiegarselo lo stesso, trovando motivazioni che riconducano ogni cosa al quotidiano. Beh, io odio la quotidianità. Spegne ogni mio entusiasmo.    
- Eppure ti riempirebbe la vita. - riprese Robert. - I figli, poi, danno l'immortalità.
Sorrisero. Robert propose una passeggiata fino a Youlbury. A quell'ora del giorno non avrebbero incontrato nessuno.
Costeggiarono la carreggiata e svoltarono a destra, proseguendo tra il bosco e il margine dei prati che digradavano dolci fino a valle. Oxford galleggiava su un velo di nebbia che le dava l'aspetto di una città incantata. Videro i conigli selvatici correre a infilarsi nei loro buchi, piccole escrescenze scure nel verde acceso dell'erba. Raggiunsero il bosco e si ritrovarono sotto un tetto di rami che si toccavano da
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