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scatti rapidi e sicuri, gli occhi guizzavano dal modello alla carta. 
Robert si asciugò il sudore dalla faccia, scusandosi per il ritardo. Aveva forato, ed era dovuto salire per la strada con la bicicletta in spalla. T.E. rimase un po' rigido, indeciso se rompere i ranghi per stringergli la mano o rimanere in posa sotto lo sguardo vigile di Nancy.

La linea del mento, gli zigomi, la bocca sottile. Poi le arcate sopraccigliari, la fronte ampia e piatta.
- Robert sostiene che lei ha degli occhi materni.
Lawrence si sforzò di non cambiare espressione.
- Davvero?
- Creano un bel contrasto con l'ossatura del cranio.
- Detto così sembra un referto anatomico.
- Se posso essere sincera, non ha proprio la stazza dell'eroe.
- Non deve credere a quello che dicono sul mio conto.
- Nemmeno a quello che dice lei? Comunque non si preoccupi, io credo solo a quello che vedo. 

Trovarli in conversazione amichevole fece svanire i timori di Robert. Quando aveva invitato T.E. a colazione, aveva temuto che Nancy potesse dare battaglia. L'idea che quei due rimanessero da soli lo aveva fatto accelerare su per la salita, sotto il peso della bici. 
Invece eccola lì, un'amabile padrona di casa che omaggiava il suo ospite di un ritratto a matita. Merito forse della vacanza che si erano concessi ad agosto, pedalando fino al Devon, incontrando paesaggi e persone interessanti. Dalla nascita di Jenny non si erano mai dati l'opportunità di restare davvero soli. Durante l'estate erano riusciti a riallacciare i fili di quell'unione, sfuggendo alla presa delle necessità economiche e alla routine famigliare. Avevano conosciuto Thomas Hardy, il mostro sacro. Era bastato bussare alla sua porta, per ritrovarsi davanti a una tazza di tè, nel salotto buono di casa, a parlare con lui e la moglie.
Condividere nuove esperienze, emozionarsi insieme, con il privilegio di avere a disposizione le parole per dirselo. Si poteva essere felici anche senza dire nulla, ma riuscire a enunciare la vita vissuta, raccontarla, aveva un altro sapore, più pieno e duraturo.  

- Lo trova impertinente?
- Che cosa?
- Che abbia voluto farle il ritratto.
- No, mi diverte.
- Eppure sembra un po' teso. Non sarà certo la prima volta. 
- No. Ma gli altri pittori...
La matita non colse il sorriso imbarazzato.
- ...erano uomini. - lo anticipò lei. - Le donne la intimidiscono?
- Per niente. E' una timidezza caratteriale.
- O forse semplicemente non sa di cosa parlare.
- A volte con le donne mi capita, sì.
- Allora è per questo che non è sposato. Per sfuggire ai vuoti nella conversazione.
- Temo che il matrimonio non faccia per me, in effetti. 
- Ci sarà stata almeno una donna importante nella sua vita.
Un lieve rossore sulle guance.
- Una sì. 
- Come si chiamava?
- Faridah. 
- Bellissimo nome.
- Anche lei lo era. Era la mia insegnante di arabo. Una regina.
- Ne parla al passato. Cos'è successo?
Un gesto lieve della mano, come ad accarezzare un fantasma.
- Appartiene alla mia vita precedente. 

Quando Robert espose l'idea di Nancy lo fece con un certo scetticismo, convinto che T.E. gli avrebbe dato sponda. Invece lui approvò. Robert si chiese se non volesse compiacerla, ma sembrava sincero.
Poi Nancy espose il sillogismo formulato durante il viaggio di ritorno dal Devon. Gli abitanti di Boar's Hill dovevano scendere in città per i loro acquisti. Certo avrebbero fatto volentieri meno strada, se ne avessero avuto la possibilità. Ergo aprire un negozio sulla collina avrebbe fatto la fortuna della famiglia Graves-Nicholson. Sarebbero venuti anche da Wootton e Foxcombe, forse perfino da Hinksey.
T.E. si permise di domandare chi avrebbe finanziato l'impresa. 
- Prestiti. - rispose Nancy. - Da parenti e amici. Il terreno lo offrono i Masefield. La merce sarà in conto vendita.
Gli mostrò il progetto che aveva disegnato: un piccolo edificio di legno senza pretese.

- Robert  mi ha detto che due suoi fratelli sono morti in
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