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augurarsi.
Alla luce fioca dell'unica lampadina la stanza era spoglia. Andy attese accanto alla porta che Keane si guardasse attorno. Una scrivania, un divano letto, un piccolo bagno.
Sospirò.
- Non c'è niente qui. 
- Lui è a Oxford, credo.
Keane si voltò verso Andy.
- Intendo dire che potrebbe essere l'appartamento di chiunque e la tua una colossale balla per spillarmi quattrini.
Il ragazzo lo guardò con astio.
- Sei un giornalista. Fai quello che devi fare. 
Keane scosse il capo con un mezzo sorriso e lanciò un'altra occhiata alla stanza. Si accorse in quel momento del cestino della carta straccia, sotto il tavolo. Conteneva solo un paio di fogli accartocciati. Li spiegò sotto la luce.  
- Mio Dio. - mormorò.
Ebbe la certezza di essere sbiancato.

- Parla Marsh.
- Keane.
- Ciao William. Scusa se hai dovuto aspettare, ma ero in riunione col Primo Ministro. Buone o cattive?
- Giudica tu. Nell'altra stanza ho un ragazzo che mi ha appena raccontato una storia scabrosa sul conto del colonnello Thomas Edward Lawrence. Gli ingredienti principali sono pratiche masochistiche e raptus di autolesionismo. 
- Non prenderai sul serio il primo mitomane che si presenta? Lascia queste cose alla stampa scandalistica.
- No, Eddie, questo tipo non è abbastanza fantasioso per montare un bufala del genere. E soprattutto ha le chiavi di casa sua. E' uno sbandato che bazzica Covent Garden. Molto giovane e molto carino, mi spiego? 
- Capisco.
- Sono stato nell'appartamento. Nel cestino della carta straccia c'era la brutta copia di una lettera autografa a Lord Curzon. Ce l'ho in tasca.
Silenzio.
- Perché vieni a raccontarlo a me?
- So che conosci Lawrence personalmente. Se faccio filtrare la cosa in redazione potremmo assistere alla caduta dell'idolo del momento. 
- Un idolo scomodo. Non fa che attaccare la politica estera del governo.
- Non bluffare con me, Eddie. Si sa che il tuo beneamato Churchill è in disaccordo con Lloyd George e vorrebbe il ritiro dalla Mesopotamia contro il parere di tutto lo Stato Maggiore imperiale. 
- Dialettica interna al governo. 
- Balle. Le lettere di Lawrence sui giornali vi fanno comodo. Sostiene le stesse cose.
- E se anche fosse? Chi ti dice che siamo interessati a proteggerlo?
- Mettiamola così: se lui cade, cade da solo? Ricordati lo scandalo dei 47.000. 
- Una montatura che si è risolta in nulla.
- Ma quanta gente ha rischiato di finirci in mezzo? Molti amici tuoi, mi sembra, tra cui il sottoscritto. Non venirmi a dire che anche tu non hai sudato freddo.
- Cosa vuoi da me, William?
- Che tu mi chieda di lasciare cadere la cosa. Così saremo pari una buona volta.
Un sospiro nella cornetta.
- E pensare che un tempo dicevi perfino di amarmi. Guarda a cosa ti sei ridotto. 
- La parte della verginella non ti si addice, Eddie. Eravamo giovani e io sono stanco di essere in debito. Aspetto una risposta.
Di nuovo silenzio. Poi due sole parole.
- Insabbia tutto.
- Questo volevo sentire.
- Il nome del ragazzo?
- Scordatelo. Protezione delle fonti. 
- Andiamo, William...
- Au revoir, Eddie.
Keane interruppe la comunicazione. Aprì il cassetto della scrivania e prelevò alcune banconote. Raggiunse Andy nel corridoio e gli consegnò i soldi.
- Fila più lontano che puoi, dammi retta. 
- Dove? - chiese il ragazzo mentre li contava.
- Dove ti pare, ma lascia la città. 
- Voglio più soldi.
- Vattene.
- Andrò a un altro giornale.
Keane scosse il capo.
- E' una faccenda molto più grande di te, credimi. Se parli con la persona sbagliata ti ritroverai nei guai. 
- Andrò a un altro giornale. - ripeté il ragazzo imperterrito.
Keane sospirò e tornò nel suo ufficio. Sedette alla scrivania e con la coda dell'occhio osservò Andy Mills che si allontanava. Gli augurò buona fortuna.

33. Tutto dovrà cambiare


Fu un'epifania. Quando Robert entrò in casa li trovò seduti al tavolo, uno di fronte all'altra. La matita di Nancy si muoveva con
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