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Edward Lawrence. 
Jack raggiunse a piedi la piccola pensione dove avrebbe trascorso la notte, un tugurio fatiscente che ospitava fin troppi esseri a sei zampe. Ma non gli importava, poche ore di sonno e sarebbe corso di nuovo alla stazione. Adesso aveva una meta intermedia, un piccolo villaggio gallese da cui iniziare le ricerche che lo avrebbero portato fino a casa. Suo padre lo aspettava tre giorni dopo.
Prima di addormentarsi, il pensiero andò alla vecchia e martoriata Irlanda. Si chiese come l'avrebbe trovata. A marzo il governo aveva inviato i reparti contro-insurrezionali e la risposta dell'I.R.A. non si era fatta attendere. Il conflitto degenerava, non c'era giorno che non chiedesse il suo tributo di sangue.
Era inutile negare che ormai si sentiva lontano dai destini dell'isola, eppure era lì che tutto aveva avuto inizio, e non soltanto per lui, a quanto pareva. 
Partiva alla ricerca di cavalieri crociati e vecchi coloni, pronto ad arrampicarsi sugli alberi genealogici per trovare risposta alla domanda più semplice.
Chi era Lawrence d'Arabia? 

31. Bouzincourt


L'odore umido dei pagliericci riemerse intatto da un angolo del cervello, insieme alla sensazione di prurito causata dai pidocchi. Il rombo delle cannonate in lontananza; i lamenti dei feriti trasportati nelle retrovie; nessuna tregua per i sensi. Lo sguardo che trova scampo solo in alto, nel cielo stellato, dove si infrangono le domande, le stesse per tutti, la stessa lettera, lasciata in custodia a chi potrà recapitarla. 
Carissima Edith...
Le buste vengono chiuse. Insieme al rancio, una tazza di rum che non riuscirà a farli dormire. Il tintinnio dei cucchiai contro le gavette tradisce l'angoscia condivisa. 
Geoffrey smette di mangiare e si stende sulla paglia puzzolente. La luce della lanterna esalta ogni piega del viso, facendolo sembrare giallo e decrepito. 
- Credi che Rob abbia avuto paura? Che se ne sia accorto?
Anche Ronald posa la gavetta. Un sospiro mentre ruota la fede all'anulare.
- Mi hanno detto che a La Boiselle è stato terribile. Lui era con la prima ondata...
- Mio Dio. - la voce di Geoffrey è un mormorio sommesso. - Se deve toccare a me spero che sia rapido. 
- Mi ha scritto Chris. Ha avuto la notizia. Gli ho risposto che per quanto mi riguarda la T.C.B.S. è finita. 
Geoffrey si mette seduto.
- Non dirlo mai! Finché uno solo di noi sarà ancora vivo, la società vivrà. 
Ronald evita di guardarlo in faccia. Non c'è nessuna sfida da raccogliere. Sono soltanto tristi e spaventati, come chiunque laggiù.
- Non per me, Geoffrey. Mi dispiace, ma non ce la faccio.
- Cosa significa?
Gli occhi neri di Geoffrey sono pozzi di rabbia, ma non è il momento di mentire, di portarsi ancora dentro quel peso.
- Non mi sento più parte di un corpo completo. Qualcosa si è rotto. La verità è che non potremo essere quello che avevamo immaginato. Non tutti assieme, almeno. Siamo individui adesso, scaraventati qua in mezzo, e il nostro destino, sia come sia, riguarda ognuno di noi.
Geoffrey non nasconde lo sgomento, vederlo stringe l'anima e lo stomaco. 
- Lo pensi davvero? - Si fa più vicino. - Così rendi inutile la vita di Rob, quello in cui credeva, in cui tutti noi abbiamo creduto. Abbiamo sempre detto che il nostro destino era accendere una nuova luce, anzi, riaccendere l'antica luce nel mondo, ricordi? Tutto quello che sognavamo, che avevamo in mente, poesia, verità, lealtà. Non significa più niente per te?
- Non ho detto questo. Ma non puoi fingere che sia come prima.
Geoffrey scuote la testa.
- Non è come prima, Rob è morto. Ma così tu lo tradisci. Stai lasciando che la guerra ci sconfigga, John Ronald. Ti stai ritirando e io questo da te non posso accettarlo.
Le parole si conficcano in mezzo a loro come la mannaia di un boia maldestro. Negli occhi di Geoffrey c'è la richiesta disperata di non essere abbandonato, ma lui sa che è troppo tardi.  
- Mi dispiace, Geoffrey.
Non riesce ad
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