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funzionario inglese Sykes e quello francese Picot avevano stabilito le rispettive aree di influenza e dominio. Agli arabi sarebbe toccata soltanto la penisola arabica, cioè il deserto. Nessun porto sul Mediterraneo né città di una qualche rilevanza. 
Le parole etiliche di Vaughan diventavano più chiare. 
Nelle lettere che aveva pubblicato sui giornali, Lawrence parlava di tradimento degli alleati arabi, di cedimento al ricatto francese, e sosteneva di essere stato a sua volta raggirato dal proprio governo, che lo aveva spinto a impegnare la sua parola con Feisal, per poi scaricarlo. Una vittima tra le vittime. Mentre sfogliava i quotidiani, Jack si era ritrovato sulla faccia un ghigno sarcastico. Il Re Senzacorona d'Arabia era una presa in giro. C'era da scommettere che il motivo per cui adesso inveiva contro la pusillanimità dei propri capi era che il suo lavoro non dava i risultati sperati. Bastava leggere tra le righe: quell'esaltare di continuo l'amicizia con i principi hascemiti, inneggiando alla gloriosa causa araba... A che scopo? 
La risposta era come il risultato di un'equazione matematica, ottenuto mettendo assieme tutti i fattori, le decine di pagine lette. Una Grande Arabia, estesa dal Mar Rosso all'Eufrate, sotto l'ala protettrice inglese. Un alleato tanto sottomesso, quanto cruciale nella partita post-bellica, per la gioia degli accoliti della Tavola Rotonda. 
Gli arabi non erano che pedine nelle mani degli occidentali. A occhio e croce Lawrence era l'attore di un doppio gioco da cui pretendeva di uscire illibato. 
Jack si era reso conto di una cosa: quell'uomo era la sua nemesi.
La decisione era nata qualche sera prima, mentre tornava al college. Alla luce di un lampione aveva visto i due tizi che passeggiavano affiancati. Aveva riconosciuto subito Robert Graves e soltanto dopo, quando era già passato oltre, Lawrence. In pochi attimi i tratti del viso si erano sovrapposti a quelli dell'unica foto che aveva visto sul giornale, in posa da principe musulmano. Quei due sembravano grandi amici. Come aveva detto Darsey? Lo hanno accolto nel Parnaso. Era riuscito a imbrogliare proprio loro, i poeti che cantavano l'inumanità della guerra.    
Era stato in quel momento che aveva deciso. Forse cercava una giustificazione, qualcosa che difendesse le sue scelte con l'egida di una coerenza schiacciante e inappellabile. Lui aveva mantenuto la promessa e reggeva il peso delle conseguenze. Lawrence aveva tradito tutti ed era portato in trionfo per le strade. 
Scese dal treno e si lasciò inghiottire dal caos di Londra. Acquistò i biglietti per la Albert Hall a un botteghino in Charing Cross Road e alle nove in punto era seduto in platea in attesa che il signor Thomas desse il via all'esibizione.
Ascoltò il racconto con estremo interesse e mano a mano che la voce melodica lo guidava alla scoperta delle Terre d'Oriente, si rese conto che la rabbia non avrebbe più inquinato la sua volontà. Impresse nella mente le frasi che più gli interessavano e quando fu di nuovo per strada, si affrettò ad annotarle sul taccuino, mentre la voce ispirata dell'istrione gli ripeteva le notizie salienti all'orecchio.
- La contea di Galway, nella parte occidentale dell'isola d'Irlanda, è il luogo d'origine dell'antica famiglia Lawrence. Tra i loro più celebri antenati si annovera Sir Robert Lawrence, che accompagnò Riccardo Cuordileone in Terra Santa, e che si distinse nell'assedio di Acri. Proprio come il giovane Lawrence settecento anni dopo sarebbe stato al fianco di Allenby, per liberare gli stessi luoghi. Suo padre, Thomas Lawrence, era un proprietario terriero che avendo perso molti dei suoi possedimenti a causa della svalutazione durante il periodo di Gladstone, si trasferì con la famiglia sull'altra sponda del Canale d'Irlanda. E lì, nel villaggio di Tremadoc, nel Galles settentrionale, non lontano dalla casa natale del signor Lloyd George, il Primo Ministro, il 16 agosto 1888 nacque Thomas
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