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il libro consigliato da Vaughan, The Commonwealth of Nations. Lo aveva preso in prestito alla Bodleian, dopo aver consultato i numeri arretrati de La Tavola Rotonda, la rivista di Curtis. Senza più gli esami da preparare era riuscito a leggere tutto con calma, forzandosi non poco, dato il suo istintivo disinteresse per le questioni politiche. Il buon vecchio metodo logico appreso alla scuola di Kirkpatrick aveva fatto il resto.
La deviazione avrebbe sottratto un paio di giorni alle vacanze estive, ma nessuno ci avrebbe fatto caso, tanto meno suo padre, che lo aspettava a Belfast. Erano le ultime repliche dello spettacolo di Lowell Thomas, prima della partenza per il tour mondiale, in tutti i paesi di lingua inglese. Avrebbe comprato il biglietto appena arrivato in città. Ventiquattr'ore dopo sarebbe già stato sul treno diretto a casa. 
Un'eccitazione nuova lo spingeva a riguardare gli appunti con foga, ignorando gli altri viaggiatori e il paesaggio fuori dal finestrino. Aveva riempito un taccuino di scrittura fitta, ricopiando interi stralci, e componendo un quadro piuttosto interessante.  
La Tavola Rotonda era uno strano incrocio tra un circolo politico e un ordine cavalleresco. Difficile capire quanto i suoi membri credessero alle reminiscenze arturiane, ma una cosa era certa: avevano un'idea forte e articolata del futuro.
Nelle pagine della rivista si affrontavano i più svariati argomenti di politica internazionale. Ad esempio si fornivano diverse ragioni storiche a favore della rivalità tra Francia e Gran Bretagna, mentre si sosteneva la naturale affinità tra britannici e americani, figli della stessa cultura. Secondo i novelli cavalieri perfino i tedeschi non erano da considerarsi nemici naturali dell'Inghilterra, in quanto appartenevano allo stesso ceppo. Le pesanti condizioni di pace imposte al vecchio impero prussiano erano controproducenti, perché impedivano il naturale recupero della Germania al fianco degli anglo-americani. In più di un articolo si sosteneva che la Germania poteva svolgere un prezioso ruolo di contenimento del revanscismo francese ed essere un baluardo contro l'affermazione dei bolscevichi in Russia. 
Curtis e i suoi sodali credevano fermamente nella supremazia dell'élite bianca e anglosassone sul mondo post-bellico ed era chiaro che tutti quei riferimenti alla storia andavano a parare nel presente. Il progetto delineato da Curtis nel suo libro era quello di traghettare l'impero britannico nel futuro, con i necessari ammodernamenti. Il modello imperiale doveva essere superato in favore di una Comunità di Nazioni legate alla Corona inglese da solidi rapporti politici, economici e culturali. La Gran Bretagna con i suoi paesi satellite e gli Stati Uniti dovevano essere il traino del mondo nei decenni a venire. Secondo Curtis tale egemonia si poteva affermare soltanto in un modo: abbandonando il vecchio canone colonialista e coltivando classi dirigenti non più tra i ranghi dell'impero, ma in loco. La nuova forma imperiale si sarebbe fondata sulle alleanze con i leader indigeni e su una relativa autonomia dalla Gran Bretagna, che in questo modo avrebbe potuto proporsi come tutrice della libertà e del benessere dei popoli.   
Jack era rimasto impressionato. Non avrebbe saputo dire se quella gente fosse più o meno affidabile, ma certo guardava lontano, agitava spettri, tracciava linee di condotta per governi e capi di stato.
E Lawrence? Cosa c'entrava con tutto questo? 
Per capirlo aveva dovuto leggere la stampa delle ultime settimane e la bagarre scoppiata intorno alla questione mediorientale. Un'altra dose massiccia di storia politica, da farne indigestione. Quando nel '17 i bolscevichi avevano firmato la pace unilaterale, facendo uscire la Russia dalla guerra, avevano anche rivelato un accordo segreto tra le potenze dell'Intesa per la spartizione del Medio Oriente. Stando a quanto riportavano i giornali, pochi mesi prima che scoppiasse la rivolta araba, il
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