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avrebbe avuto il protettorato sulla Siria?
- Nossignore. Non ne sapevo nulla.
Il generale contrae la mascella e cerca con lo sguardo l'appoggio di Clayton, che però tiene gli occhi bassi. Torna su Lawrence.
- Ma lei doveva almeno sapere che il principe Feisal non avrebbe avuto voce in capitolo sul Libano.
- Nossignore. Non lo sapevo.
Allenby si irrigidisce. La faccia di Lawrence è senza espressione. E' come se si potesse guardargli attraverso. 
- Non vorrà farmi credere che è all'oscuro dell'accordo Sykes-Picot!
- Nossignore, se lei non pretenderà di farmi credere che gli arabi avrebbero dovuto combattere per qualcosa meno di Damasco e uno sbocco al mare.
Silenzio.
- E' questo che lei gli ha promesso? 
- Sissignore. 
Allenby non si scompone.
- Allora dovrà spiegargli che non aveva l'autorità per farlo.
Lawrence curva le spalle. Si appresta a rivolgersi a Feisal, ma il principe lo blocca. Scambia poche frasi con i suoi consiglieri ed è pronto a parlare di nuovo. Solo che questa volta lo fa in inglese, lentamente, lasciando tutti impietriti. 
- Damasco e Beirut sono state liberate da contingenti arabi, generale. L'Inghilterra che lei qui rappresenta vuole ignorare questo fatto?
A nessuno sfugge l'occhiata che il generale scambia con Clayton e Chauvel.
- A dire la verità, Altezza, il rapporto del generale di brigata Chauvel afferma che i primi cavalleggeri australiani hanno raggiunto la periferia di Damasco all'alba del 1 ottobre.
Le dita di Lawrence artigliano il bordo del tavolo.
- Signore, io stesso ho inviato un'avanguardia in città la notte precedente, per prendere contatti con la resistenza. 
Allenby attende il commento di Chauvel, che replica impassibile.
- Non mi risulta. 
Lawrence fissa l'australiano con disprezzo in mezzo alla raffica di commenti indignati degli arabi, messi subito a tacere da un gesto della mano di Feisal. Il principe cela la rabbia sotto il silenzio, lasciando intendere che Allenby deve prendere una decisione, da cui lui trarrà le conseguenze.
Il Toro si concede solo qualche attimo di riflessione.
- Altezza, io non sono un politico, ma un soldato, e ho la responsabilità dell'esito di questa campagna. Lei ha il grado di generale sotto il mio comando ed è tenuto a osservare gli ordini. Dovrà agire di concerto con l'ufficiale di collegamento francese. Queste sono le mie disposizioni. L'intera faccenda verrà risolta a guerra finita. 
E' un tono che non ammette repliche e infatti non ne ottiene. Feisal si alza, pallido in viso, e prende congedo senza cerimonie, seguito dai suoi. 
Solo quando il rumore dei loro passi scema del tutto, Allenby si rilassa sulla sedia. Nessuno sente l'obbligo di dire nulla. Il fruscio delle vesti di Lawrence che si alza è un suono lugubre, sinistro.
- Signore. 
- Sì?
- Avrei una richiesta da farle.
Allenby sfodera l'aria più indifferente di cui è capace.
- La ascolto.
- Chiedo il permesso di andarmene.
- Una licenza? Proprio adesso che c'è tutto da fare?
- Nossignore. Vorrei essere congedato. Penso sia meglio che io me ne vada. Vorrei tornare a casa, in Inghilterra.
Allenby finge di non accorgersi dell'agitazione di Clayton al suo fianco. Fissa Lawrence ancora per un momento, prima di dargli la risposta che aspetta.
- Immagino che lei abbia ragione. 
Il piccoletto china il capo in una riverenza orientale e si allontana silenzioso da loro.
- Lawrence? - lo richiama Allenby quando è già vicino alla porta.
Lui si volta.
- La promuovo tenente colonnello. Farà un viaggio di ritorno più comodo.
- Grazie. - risponde lui con un filo di voce stanca, prima di lasciarli.

30. Verso casa


Quello che Jack non aveva detto alla signora Moore prima di partire era che non sarebbe andato direttamente a Liverpool per imbarcarsi. Aveva salutato lei e Maureen con un bacio ed era filato alla stazione a prendere il primo treno per Londra. 
L'idea era andata formandosi nel corso dei giorni, man mano che leggeva
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