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su un beduino dall'aria fosca, in piedi sulla soglia del salone, in mezzo a due soldati. Lawrence si affretta a raggiungerlo. Scambiano poche parole in arabo. Quando si volta, accenna un sorriso.
- Credo che dobbiate seguirmi, signori.
- Dove?
- Alla stazione. Sta arrivando Feisal.

La notizia corre per le strade insieme alla Rolls Royce decapottabile. I passanti si fermano a guardare l'insolito equipaggio: un arabo seduto in mezzo a tre alti ufficiali britannici. Il vociare si fa più forte, la parlata melodica dei siriani riempie i vicoli, i caffè alzano le saracinesche.
Lawrence nota l'aria incuriosita di Allenby.
- Damasco si risveglia da un sonno durato quattrocento anni. 
- I miei complimenti, Lawrence. Finora ha fatto un ottimo lavoro.
- Grazie. Ma c'è ancora tanto da fare e in tutta onestà credo che il mio tempo qui sia finito.
- Lei ha soltanto bisogno di una buona dormita. - taglia corto Allenby.
Alla stazione le divise kaki formano un cordone che tiene lontana la folla festante. La Rolls Royce si ferma per far scendere gli ufficiali, mentre Feisal compare sul predellino del treno, accolto da un boato di entusiasmo.
Scende con passi leggeri e avanza verso Allenby, la figura esile ed elegante di fronte alla mole massiccia dell'inglese. I due uomini si incontrano a mezza via e si stringono la mano nel chiasso più assordante. Lawrence traduce le parole di benvenuto. 
Allenby invita il principe a salire sull'automobile e ripartono attraverso le strade in festa. Quella che li saluta è una selva di copricapi e cappelli lanciati per aria, insieme alle grida festose di donne che si tolgono il velo e ai loro nomi scanditi in coro.
Feisal! Feisal! Urens! Urens!
Gli occhi del principe tradiscono la commozione e rigano il viso di lacrime. Quasi non riesce a leggere la lettera che Allenby gli consegna, con la quale il Foreign Office riconosce gli arabi come forza belligerante. 
Quando arrivano davanti all'albergo, il picchetto d'onore schierato da Allenby presenta le armi e alza gli stendardi. 
Accanto alla bandiera araba garrisce l'Union Jack.

Siedono intorno ai tavoli accostati al centro della sala da pranzo, dove la mappa di Damasco è stata sostituita con una cartina del Medio Oriente. Gli inglesi su un lato, Feisal e i suoi consiglieri sull'altro, Lawrence da solo. Se ne sta con le mani in grembo e le spalle rigide.
Allenby schiarisce la voce e si rivolge a lui.
- Molto bene. Innanzi tutto spieghi al principe che è necessario che mandi ordini precisi ai suoi partigiani a Beirut. La Marina anglo-francese deve sbarcare viveri e materiali e prendersi carico dell'amministrazione locale.
Lawrence traduce con voce atona. Attende la secca replica di Feisal e passa alla lingua madre.
- Dice che non vede perché dovrebbe farlo, dal momento che si tratta di una città araba e gli inglesi sono suoi alleati.
Allenby parla rivolto al principe, adesso.
- Inglesi e arabi non sono i soli artefici di questa vittoria. L'Inghilterra è alleata della Francia e, in base agli accordi prestabiliti, il Libano e la Siria sono destinati a diventare protettorato francese. La Palestina sarà posta sotto un'amministrazione condivisa, per il momento retta da noi.
Quando Lawrence termina la traduzione, Feisal lo fissa a lungo, come si aspettasse di vederlo correggere un errore. Ma poco a poco sembra convincersi di quello che ha appena sentito. Si volta verso Allenby, la faccia è una maschera di gelo, la voce è un cozzare di sassi.
Il generale ascolta Lawrence tradurre le parole del principe.
- Dice che questo è inaccettabile. Nessuno gli ha mai parlato del coinvolgimento della Francia. Privare la nazione araba di uno sbocco al mare equivale a renderla dipendente da un nuovo padrone. E' disposto ad accettare la protezione inglese, ma non a ridurre i confini a favore di uno stato straniero. 
La replica di Allenby è soltanto per il suo sottoposto.
- Non capisco. Non gli ha detto che la Francia
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