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sarei andato appena possibile, per non tornare più.
Robert finì di ascoltare e lasciò alle parole il tempo di depositarsi in fondo alla mente. 
- Significa che non li aiuterai? - chiese.
T.E. si scostò dal bordo e rimase in piedi accanto a lui.
- Non si tratta di aiutare gli arabi, Robert, ma l'Inghilterra. Prima che sia troppo tardi.
Ridiscesero in silenzio nell'alloggio, dove brillava una candela solitaria. T.E. gli propose di restare a dormire e Robert accettò volentieri.
T.E. disse che lui non dormiva mai sul letto e lo offrì a Robert, mentre si coricava su uno dei tappeti. Robert preferì adeguarsi alle usanze locali e si stese accanto a lui. Spensero la candela e rimasero così, fianco a fianco, senza più voglia o bisogno di parlare. La luce della luna attraverso il vetro della finestra colpiva l'anta socchiusa dell'armadio. L'ultima cosa che Robert vide prima di chiudere gli occhi fu il lembo candido di un mantello che spuntava attraverso la fessura.

Lord Dinamite
Damasco, ottobre 1918


In mezzo al convoglio dei camion la Rolls Royce avanza lenta. L'autista impreca, tentando di evitare le buche. Si scusa con i due passeggeri, che però non ci fanno caso, intenti a osservare la gente che si è radunata per vederli passare. Qualcuno applaude, ma la maggior parte se ne sta zitta, una lunga sequenza di volti scuri e anonimi. 
Il generale Allenby cerca i segni delle esplosioni, ma a eccezione del pessimo pavimento stradale la città appare intatta, addirittura sopita.
Al suo fianco, il colonnello Clayton si spazza la polvere dalla manica e dai baffi.
- Sembra che non possiamo lamentarci. I tedeschi sono stati clementi con Damasco.
Allenby fa schioccare la lingua.
- Non erano loro a preoccuparmi. E nemmeno i turchi. Ma metti assieme l'esuberanza degli australiani e la litigiosità degli arabi e otterrai una miscela esplosiva.
- Il generale Chauvel ha il pieno controllo dei suoi cavalleggeri. E per quanto riguarda gli arabi... siamo nelle mani di Lawrence.
Allenby replica con un mugugno.
- Quell'uomo non smette di stupirmi. Non mi aspettavo che obbedisse all'ordine di fermarsi, ma come sia riuscito ad arrivare qui prima di tutti rimane un mistero. Lei che idea si è fatto, Clayton? 
- Nessuna, signore. A essere sincero non so nemmeno come quei beduini siano riusciti ad annientare la IV armata di Jemal. Eppure l'hanno fatto. E con una certa ferocia, a quanto pare.
- Finché non sono i soldati di Sua Maestà a commettere certe efferatezze, io dormo sonni tranquilli. 
- Questo è il vantaggio di avere degli alleati indigeni. - conclude Clayton.
La Rolls Royce si ferma davanti a un edificio elegante. Sulla facciata campeggia la scritta "Victoria Hotel".
Clayton si concede un sorrisetto.
- Scommetto che non l'ha scelto a caso.
- Già. - Allenby apre la portiera e mentre scende indica la cima del tetto, dove sventola una bandiera araba. - E nemmeno quella.
Il sorriso di Clayton sparisce. 
Raggiungono l'ingresso rapidi, costringendo la scorta a inseguirli su per le scale. Sulla soglia li attende il saluto dei piantoni e quello di un ufficiale attempato, nella divisa della Cavalleria Leggera australiana. 
Entrambi rispondono con un gesto sbrigativo.
- Generale Chauvel, è un piacere vederla.
- Benvenuti, signori. Da questa parte, prego.
L'australiano fa strada attraverso la hall affollata di soldati sull'attenti e li conduce in quella che deve essere la sala da pranzo dell'albergo. I tavoli sono accatastati contro le pareti, a eccezione di quelli centrali, sui quali è spiegata una mappa di Damasco. La luce che entra dalle finestre appannate e coperte da pesanti tendaggi non basta a rischiarare l'ambiente.
Chavel si scusa.
- Purtroppo la corrente elettrica è ancora intermittente. Lawrence sta cercando di risolvere il problema. Questi ultimi tre giorni sono stati piuttosto movimentati.
Allenby sta già adocchiando la pianta.
- Devo ammettere che il suo messaggio mi ha
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